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Papa Francesco e il “double standard”

26 marzo 2013

Chi accede alle cariche pubbliche nel mondo anglosassone, ma in particolare nel Regno Unito, non deve trasgredire il principio della “coerenza”. Coerenza, nel senso di assenza di contraddizioni; ossia ciò che il soggetto afferma pubblicamente deve risultare in stretta connessione logica con ciò che egli o ella – in foro interiore – realmente crede. Tuttavia, per gli empiristi anglosassoni questo non è ancora sufficiente, poiché la credibilità del soggetto in questione viene sottoposta a giudizio attraverso un’attenta lettura del suo passato. Non ci può essere un “double standard” di comportamento: una chiara infingardaggine in assenza di potere e una manifestazione di potenza avendo a disposizione le leve del comando. Forse, questo in parte spiega questo “fuoco di sbarramento” della stampa inglese – e in parte di quella americana – nei confronti di Papa Francesco.

George Monbiot http://www.monbiot.com/about/ è una delle “penne” più autorevoli della pubblicistica inglese. Laureato ad Oxford in Scienze naturali, è approdato dopo molte vicissitudini a svolgere la pratica di commentatore politico per il quotidiano The Guardian. I suoi articoli, nonché i suoi saggi, godono di una vasta popolarità nel Regno Unito.

Buona lettura

fg

I peccati capitali

18 marzo 2013

Come una moderna Inquisizione, con l’aiuto di Papa Francesco, soffocò il movimento a protezione dei poveri. Di George Monbiot, pubblicato nel The Guardian, 19 marzo 2013

Quando io do da mangiare ai poveri, mi chiamano santo. Quando chiedo perché sono poveri, mi chiamano comunista”. Così disse il brasiliano arcivescovo Dom Helder Camara. Il suo adagio espone una delle grandi divisioni nella Chiesa cattolica e la vaghezza con cui il nuovo papa rivendica di essere dalla parte dei poveri. Le persone più coraggiose che ho incontrato sono tutti preti cattolici. Lavorando prima in Papua occidentale (1), poi in Brasile, ho incontrato uomini che erano disposti più volte a rischiare la morte per il bene degli altri. Quando ho bussato alla porta del convento di Bacabal, nello stato brasiliano di Maranhão, il sacerdote che ha aperto pensò che fossi stato mandato per ucciderlo. Quella mattina aveva ricevuto l’ultimo di una serie di minacce di morte dal sindacato degli allevatori locali. Eppure, egli ha aperto la porta.

All’interno del convento c’era un gruppo di contadini, alcuni piangenti e altri tremanti di paura, i cui corpi erano coperti da lividi inferti dal calcio del fucile,  i cui polsi portavano i segni da abrasioni da corda. Essi, erano tra le migliaia di persone che i sacerdoti cercavano di proteggere, poiché i latifondisti ingordi, con il sostegno della polizia, dei politici locali e di una magistratura corrotta, bruciavano le loro case, li cacciavano dalle loro terre, torturando e uccidendo coloro che avessero resistito. Imparai qualcosa dalla paura in cui vivevano i sacerdoti, quando venni picchiato, poi quasi ucciso dalla polizia militare (2). Ma a differenza di loro, io avrei potuto andarmene. [I frati] sono rimasti a difendere le persone, la cui lotta per mantenere la loro terra era spesso una questione di vita o di morte: l’espulsione significava malnutrizione, malattia e assassinio nei quartieri poveri o nelle miniere d’oro. I sacerdoti appartenevano a un movimento che si era diffuso in tutta l’America Latina, dopo la pubblicazione della Teologia della liberazione di Gustavo Gutierrez nel 1971. I Teologi della liberazione, non solo si mettono tra i poveri e gli assassini, ma mobilitano anche i loro greggi per resistere alla spoliazione e per far sì che essi conoscano i propri diritti e che interpretino la loro lotta come parte di una lunga storia di resistenza, a cominciare con la fuga degli Israeliti dall’Egitto.

Nel 1989 ad un certo punto mi sono unito con loro, sette sacerdoti brasiliani furono assassinati. Óscar Romero, l’arcivescovo di San Salvador, fu colpito a morte, molti altri in tutto il continente furono arrestati, torturati e uccisi. Ma i dittatori, i proprietari terrieri, la polizia e gli uomini armati non erano solo i loro nemici. Sette anni dopo il mio primo incarico in quei luoghi tornai a Bacabal e incontrai il sacerdote che mi ebbe aperto la porta (3). Non poté parlare con me. Fu messo a tacere a causa della grande purga comminata dalla Chiesa nei confronti delle voci del dissenso. I leoni di Dio furono guidati da asini. I contadini ebbero perso la loro protezione. L’assalto iniziò nel 1984 con la pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede (quella istituzione precedentemente nota come l’Inquisizione) di un documento scritto da colui che la guidava: Joseph Ratzinger, divenuto poi Papa Benedetto. Egli denunciò “le deviazioni, e rischi di deviazione” della teologia della liberazione (4). Egli, non negò quello che lui chiamava “il sequestro della stragrande maggioranza della ricchezza dovuto a una oligarchia di proprietari … dittatori militari, che si fanno beffe di elementari diritti umani [e] le pratiche selvagge come il prodotto di alcuni interessi da parte del capitale straniero” in America Latina. Ma insistette che “è solo da Dio che ci si può aspettare la salvezza e la guarigione. Dio, e non l’uomo, ha il potere di cambiare le situazioni di sofferenza.”

L’unica soluzione che egli offrì era che i sacerdoti si proponessero nel cercare di convertire i dittatori e che gli stessi assoldassero gli assassini ad amare il prossimo esercitandone l’autocontrollo. “E’ solo nel fare ricorso a quella morale in potenza [presente] nella persona e alla necessità costante di conversione interiore, che il cambiamento sociale si produrrà …” (5). Sono sicuro che i generali e i loro squadroni della morte [udendo tali parole] fossero tremanti nei loro stivali. Ma almeno Ratzinger è scusabile poiché, essendo in clausura in Vaticano, non ebbe una minima idea di ciò che si stava distruggendo. Durante l’inquisizione a Roma di uno delle più importanti teorici della liberazione, padre Leonardo Boff, Ratzinger fu invitato dall’arcivescovo di San Paolo, affinché si rendesse conto di persona della situazione in cui vivono i poveri in Brasile. Egli rifiuto, spogliando l’arcivescovo di gran parte della sua diocesi (6). [Ratzinger] si dimostrò volutamente ignorante. Ma l’attuale Papa non possiede nemmeno questa scusa.

Papa Francesco sa cosa come si configuri la povertà e l’oppressione: più volte nel corso dell’anno ha celebrato la messa nella Buenos Aires delle 21-24 slum (7). Eppure, come leader dei gesuiti in Argentina, denunciò la teologia della liberazione, e insistette che i sacerdoti che cercano di difendere e mobilitare i poveri a rimuovere se stessi dalla baraccopoli, esercitino la loro attività politica (8,9,10,11). Egli, ora sostiene che “vorrebbe una chiesa che sia povera e che sia anche per i poveri.” (12) Ma questo non significa dare cibo ai poveri, o non vuol dire anche chiedersi perché costoro sono poveri? Le dittature dell’America Latina condussero una guerra contro i derelitti, che continuò in molti luoghi, dopo che quei governi collassarono. Diverse fazioni della Chiesa cattolica assunsero posizione opposte in questa guerra. Quali fossero le intenzioni dichiarate di coloro che attaccarono e soppressero la teologia della liberazione, in pratica furono gli alleati dei tiranni, accaparratori di terra, schiavisti e squadroni della morte. Per quanto faccia esercizio di umiltà ostentata, Papa Francesco fu dalla parte sbagliata.

References:

1. George Monbiot, 1989. Poisoned Arrows: an investigative journey through Indonesia. Michael Joseph, London.

2. The story is told in full in George Monbiot, 1991. Amazon Watershed: the new environmental investigation. Michael Joseph, London.

3. http://www.monbiot.com/1996/07/09/hunting-the-beast/

4. Joseph, Cardinal Ratzinger, 1984. Instruction on Certain Aspects of the “Theology of Liberation” Congregation for the Doctrine of the Faith

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19840806_theology-liberation_en.html

5. Joseph, Cardinal Ratzinger, as above.

6. Jan Rocha, August 2004 . Justice vs Vatican. New Internationalist magazine. http://newint.org/features/2004/08/01/social-justice/

7. http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-joy-humility-unbending

8. http://www.democracynow.org/2013/3/14/a_social_conservative_pope_francis_led

9. http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/17/pope-francis-first-sunday-prayer

10. http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-joy-humility-unbending

11. http://ncronline.org/blogs/ncr-today/papabile-day-men-who-could-be-pope-13

12. http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/16/pope-francis-church-poverty

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  1. marilevo permalink
    26 marzo 2013 20:22

    Gentile Franco, i tuoi post sul nuovo Papa sono molto interessanti perchè pescano fuori dal coro di generale simpatia verso la nuova guida della Chiesa Cattolica, ma qui non siamo nel Regno Unito di fede protestante e di alto rigore morale, ma nella cattolica Italia, dove, se si parlasse seriamente di coerenza, cadrebbero molte teste eccellenti, soprattutto in ambito politico. Come ben sappiamo ci sono personaggi che da decenni propongono esempi di vita pubblica e privata piuttosto discutibili, eppure a qualcuno piacciono, anche tacitamente sostenuti da ambienti vicini alla Chiesa, purchè non permettano alla società italiana di piombare in quel “baratro” rappresentato dall’eutanasia o dalla legittimazione dei matrimoni gay. Certo è che Papa Francesco piace, e tanto, ha una grande intelligenza comunicativa e sa fare breccia nel cuore delle persone. In questo momento è il “miglior politico” della scena italiana, sa quello che bisogna dire e fare durante un grande periodo di crisi e rafforzerà la Chiesa cattolica. Così non tutti si accorgeranno del suo piglio conservatore, della resistenza ad una innovazione della dottrina che, ad esempio, da millenni relega la figura femminile a posizioni subalterne nella gerarchia ecclesiastica…. e via discorrendo.

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