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Dillo a nuora perché suocera intenda

18 marzo 2013

Che strana coincidenza si è venuta a creare l’altro ieri tra il severo avvertimento di Jens Weidmann, ora numero uno della Banca Centrale Tedesca (BUBA) e il fallimento della strategia di Monti, il quale ambiva a occupare almeno una delle due cariche istituzionali più importanti dello Stato Italiano (Presidenza Repubblica, Presidenza Senato). Non dobbiamo dimenticare che Weidmann, prima di approdare a dirigere la BUBA, fu il Chief Economic Advisor della Cancelliera Angela Merkel, la quale, qualche giorno addietro si è magnanimamente resa disponibile a rendere più flessibili le operazioni contabili inerenti la gestione del debito e del deficit di alcuni partner europei in forte carenza di liquidità. Come possiamo interpretare la “fortuita” concomitanza tra l’arrabbiatura di Weidmann e la sconfitta del Professore? Ha ragione Paul Krugman quando asserisce che Mario Monti è niente meno che il proconsole generale della Merkel sul territorio italiano?

Certo, la Cancelliera formalmente non si intromette nelle decisioni politiche che legittimamente assume uno Stato membro della zona Euro, ma utilizza un sottile artifizio diplomatico che, tradotto nella cultura popolare italiana, richiama il vecchio detto “dillo a nuora perché suocera intenda”. In questo teatrino continentale la “nuora” (alias Jens Weidmann) cerca di far intendere ai “suoceri” (alias noi e Mario Draghi) che “i cittadini ed il governo decidono sulla linea della politica nazionale e devono sopportarne le conseguenze“. Da cui, si potrebbe desumere che la semplice partecipazione all’assise senatoriale del professore, senza un prestigioso incarico di potere, verrebbe giudicata alla stregua di una “conseguenza”. Si potrebbe obiettare che in una democrazia rappresentativa e non plebiscitaria vince chi arriva primo e Mario Monti – nonostante la sua supponenza e i suoi errori – è arrivato quarto e per di più molto malconcio. Al massimo può essere fregiato con una medaglia di peltro, ma niente ori e allori. L’ammonimento è rivolto anche a Mario Draghi, come dire: qualora gli italiani decidessero di “suicidarsi” favorendo governi sostenuti da partiti o movimenti anti-austerity, guardati bene dal ricorrere a massicci acquisti di titoli pubblici nell’evenienza di un forte ritorno speculativo sui debiti sovrani dei paesi più deboli. “A pensar male qualche volta ci si azzecca”. Non è per caso che un definitivo “accantonamento” di Monti potrebbe costarci l’avvio di azioni speculative fomentate da origini “sconosciute”, una sorta di “fuoco amico”, tanto per farci ricordare che le nostre scelte devono essere subordinate al volere di qualcun altro? Sintomatico e intimidatorio questo passaggio di Weidmann: “ingannevole e problematica l’impressione che tutto sia tornato a posto solo perché la situazione sui mercati finanziari si è calmata“. Ovviamente, se accadesse la riedizione della famigerata prefallimentare quota 550, apriscatole, vegani, accaniti demo-internauti, democratici giubilanti per i nuovi volti, ideatori del Vaffa-day, seducenti rottamatori e altre amenità scaturite in questi ultimi due anni verrebbero immediatamente stipate e opportunamente serrate nel baule della recente storia, poiché il panico di tutelare i risparmi e i redditi di 20.000.000 di nuclei familiari italiani ci assalirebbe in un battibaleno. Inoltre, la “nuora” Weidmann non solo si limita a marcare il proprio territorio europeo, ma si atteggia anche come saccente guru internazionale, prendendosi la libertà di ammonire l’ordine politico mondiale dall’esimersi di violare il santuario delle banche centrali mondiali: “Questa tendenza verso l’influenza della politica non si limita solo all’Eurozona, ma è un problema mondiale“. Non pare che la FED americana guidata da Ben Bernanke abbia mai espresso simili preoccupazioni. A fronte di questa dichiarazione, i cittadini dotati di libertà politiche dovrebbero essere essi stessi in apprensione, poiché il loro diritto di scelta verrebbe condizionato se non vanificato da coloro i quali non sono stati democraticamente scelti, ma semplicemente designati.

L’ultima perla che ci offre la conservatrice “nuora” Weidmann riguarda il fatto che le Banche Centrali così facendo “perderanno l’obiettivo di tenere sotto controllo i prezzi”. Insomma, queste istituzioni che svolgono il compito di guidare la politica monetaria – a parere di questo tetragono tedesco – non si devono preoccupare principalmente della qualità di vita delle cittadinanze (occupazione, redditi, ecc.), bensì della esclusiva difesa di un dato immateriale: il denaro. Nel 1996 – racconta Stiglitz – il senatore Connie Mack, repubblicano della Florida, presentò una proposta di legge per modificare lo statuto della FED e limitarne le competenze al solo controllo dei prezzi (defalcandola dal compito di tutelare la massima occupazione possibile). Se il colpo fosse riuscito, la FED sarebbe stata vincolata legalmente in tutte le sue decisioni a ignorare semplicemente gli interessi di milioni di lavoratori americani (come l’attuale BCE). Per fortuna, il Presidente Clinton si pronunciò in maniera decisa contro la proposta di Mack, che fu respinta con una delle vittorie non celebrate dell’amministrazione Clinton in materia di politica economica. Il Presidente non ebbe difficoltà a soffocare l’iniziativa, gli bastò far capire che ne avrebbe fatto un tema della propria campagna elettorale. E i repubblicani sapevano come avrebbero reagito gli elettori.

Per ritornare a Jens Weidmann, desidero riportare alcune osservazioni tratte dal blog di un dei più preparati economisti italiani, Gustavo Piga, titolare della cattedra di economia politica, Roma Tor Vergata, aimè anche lui keynesiano:

C’è un gioco, in teoria dei giochi, si chiama il gioco di Von Stackelberg, dal nome dell’economista dei primi del 900 che lo inventò. Mi piace molto, il suo gioco. Ha 2 giocatori. Ha un leader, ed un gregario. Chi è il leader? Colui che si muove per primo, annunciando i suoi piani, finendo per condizionare l’avversario e chiuderlo nell’angolo che ha costruito per lui. E finendo per guadagnare per se ben di più del gregario. Ma attenzione, non basta annunciare i propri piani. Non bastano mere parole. Bisogna che tale annuncio sia credibile, che lo si porti a termine. Per essere credibile, deve essere terribilmente costoso per chi fa l’annuncio poi rinnegarlo”.

Stia attento caro Jens Weidmann, se lei continua ad accettare d’indossare i panni della “nuora” severa in quell’abile teatrino che i politici sono in grado di organizzare, sappia che qualora nella malaugurata ipotesi che lo Stato Italiano fosse costretto a portare i libri in tribunale si sgretolerebbe il sistema euro nel suo complesso. Considerato che lei sicuramente conosce il documento che i suoi saggi compatrioti hanno consegnato nelle mani della Cancelliera su suo ordine, per altro fedelmente e integralmente riportato dal settimane The Economist, circa tre mesi fa, dovrebbe ben conoscere che il costo riparatorio per la Germania per tale nefasta circostanza sarebbe pari al 19% del proprio PIL (700 miliardi di € mal contati) dovuti a crediti inesigibili. Quindi, caro Jens Weidmann prima di rilasciare interviste di questo tenore affinché lei sia credibile, deve essere sicuro che il governo e il popolo tedesco sia disponibile a pagare un prezzo così alto, altrimenti deve essere terribilmente costoso per chi fa l’annuncio poi rinnegarlo.

Franco Gavio Membro della Direzione provinciale del PD

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