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Mons. Jorge Bergoglio: un umile seguace di San Francesco o la parodia di don Abbondio?

16 marzo 2013

Da oggi i giornali italiani timidamente “rovistano” il passato del cardinale Jorge Bergoglio, ma la prima che ha cominciato a farlo proprio il giorno stesso della sua elezione al soglio pontificio, con maggior audacia, è stata la stampa britannica. Qui, riportiamo l’articolo comparso in prima pagina sul quotidiano inglese The Guardian il 15 Marzo. Più che l’immagine di San Francesco, sembra voler dire l’editorialista, fino ad ora gli è stata più congeniale quella manzoniana del don Abbondio.

Buona lettura

fg

Alcuni dati sul genocidio avvenuto in Argentina durante la feroce dittatura militare: 30.000 scomparsi su 40.000 vittime totali, per la maggior parte giovani esponenti della sinistra democratica e radicale argentina; nella Escuela Superior de Mecánica de la Armada, ESMA, uno dei centri di detenzione attivi durante la dittatura, oltre 5.000 persone vi furono rinchiuse e solo poche centinaia ne uscirono vive; sequestrando a volte intere famiglie nel corso della notte da parte delle squadre di militari e l’assoluto mistero sulla sorte degli arrestati, fece sì che le stesse famiglie delle vittime tacessero per paura; la conseguenza di queste modalità fu che nella stessa Argentina per lungo tempo il fenomeno rimase taciuto, oltre che totalmente ignorato nel resto del mondo; molti desaparecidos furono imbarcati a bordo di aerei militari, sedati e lanciati nel Rio de la Plata, oppure gettati nell’Oceano Atlantico col ventre squarciato da una coltellata, affinché i loro corpi fossero divorati dagli squali, i cosiddetti vuelos de la muerte, voli della morte; le numerose donne in stato di gravidanza vennero mantenute in vita fino al momento del parto, poi torturate e trucidate; i loro figli dati in adozione alle stimate famiglie borghesi argentine, molti di costoro, ormai ultra trentenni, non conoscono ancora i loro veri genitori. Dovettero passare infatti almeno 4 o 5 anni dall’inizio della dittatura prima che all’estero si iniziasse ad avere una percezione esatta di quanto stesse accadendo in Argentina. Impensabile che la Chiesa cattolica argentina non sapesse di ciò che accadde in quel terribile periodo (1976-83). Chi mise fine a questo genocidio, fu paradossalmente, uno degli esponente più conservatore della politica del tempo, la Baroness Margaret Thatcher, che nonostante la ferma opposizione americana – protettrice della giunta militare – nella primavera del 1982 inviò le truppe inglesi a riconquistare le Falkland, precedentemente invase dall’esercito argentino. La sconfitta argentina fu talmente bruciante (circa 12.000 prigionieri) che il generale Leopoldo Galtieri dovette rassegnare le dimissioni. In Argentina ritornò un governo democratico e l’incubo si dissolse.

 

Pope Francis: role during Argentina’s military era disputed

Jonathan Watts and Uki Goni in Buenos Aires, The Guardian,  Friday 15 March 2013

Il Papa Francesco è conosciuto nella sua nativa Argentina come un uomo di abitudini austere che fa uso di significative e lunghe pause nella conversazione, inoltre è assai restio a parlare di sè stesso. Per i suoi sostenitori, questa è la prova della sua umiltà, che da loro è stata ulteriormente testimoniata in occasione del suo primo discorso da Papa ai fedeli in piazza San Pietro, laddove ha evitato di fregiarsi del solito crocifisso ingioiellato a favore di una semplice croce di legno [ferro]. Per i critici, tuttavia – e ce ne sono molti nel suo paese d’origine – ciò può avere più a che fare con le accuse riguardo cui lui e la Chiesa cattolica romana si resero colpevoli del peccato di omissione – e  forse peggio – durante la brutale dittatura militare 1976-1983. Quegli anni bui gettano una interminabile ombra, che continua a dividere una nazione, sull’elevazione di Jorge Bergoglio – il precedente arcivescovo di Buenos Aires – a nuovo Vicario di Cristo. Mentre in Argentina le campane delle chiese suonavano celebrando la notizia del primo papa latinoamericano, alcuni erano attanagliati dal dubbio e dalla confusione. “Non ci posso credere, io non so cosa fare, sono tanto angosciata quanto arrabbiata“, scriveva Graciela Yorio in una e-mail pubblicata sulla stampa argentina nella mattinata di giovedì. Nel 1976, suo fratello, Orlando Yorio, insieme ad un altro sacerdote gesuita, Francisco Jalics, furono sequestrati dalle truppe della marina nei bassifondi di Buenos Aires e vennero e torturati per cinque mesi nei quartieri dell’ESMA, una base navale situata nella capitale dove 5.000 persone furono uccise dalla giunta militare. I due sacerdoti furono alle dipendenze di Bergoglio, che è accusato da alcuni ambienti di averli abbandonati ai militari, dopo che essi precedentemente furono coinvolti in movimenti sociali riconducibili a posizioni di sinistra. Il suo principale accusatore è il giornalista Horacio Verbitsky, il cui libro El Silencio dipinge un quadro inquietante del rapporto che ebbe Bergoglio con i sacerdoti che cercarono la sua protezione quando sentirono le loro vite in pericolo da parte dei militari a causa del loro impegno sociale nelle baraccopoli. Verbitsky ritiene che, l’allora capo dei gesuiti in Argentina, fece il doppio gioco, sostenendo Yorio e Jalics, pur manifestando la sua preoccupazione alle autorità militari per le loro attività (sociali). Ma le opinioni di Verbitsky sono ritenute troppo semplicistiche da altri osservatori di quel periodo. “Verbitsky non ha sbagliato, ma lui non capisce la complessità della situazione di Bergoglio a quel tempo, quando le cose erano così pericolose“, ha dichiarato Robert Cox, un ex giornalista britannico del Buenos Aires Herald, l’unico giornale argentino che segnalò gli omicidi ogni qualvolta accaddero. “Egli (Verbitsky) non può immaginare quanto fu difficile operare in quelle circostanze“. Ma Cox, che si trasferì in North Carolina dopo le minacce di morte verso la sua famiglia nel 1979, suggerisce che Bergoglio avrebbe potuto fare di più. “Non credo che li consegnò, ma Bergoglio non li protesse, non alzò la voce“. Adolfo Perez Esquivel, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 1980 per aver documentato le atrocità della giunta, la pensa nello stesso modo. “Forse, non ha avuto il coraggio di altri sacerdoti, ma non ha mai collaborato con la dittatura“, riferì alla Associated Press. “Bergoglio non fu complice della dittatura. Egli non può essere accusato di questo“. La stragrande maggioranza degli argentini considera il periodo della dittatura come spaventoso. Altri suggeriscono che Bergoglio fu in realtà un eroe. Francesca Ambrogetti, co-autrice del Il Gesuita – una lusinghiera biografia del nuovo papa – dice che Bergoglio le ha detto che incontrò il dittatore José Rafael Videla e Massera Eduardo, il capo della marina, che fu responsabile di alcuni campi di concentramento, per cercare di intercedere in favore dei sacerdoti. Ella sostiene che egli assunse grossi rischi per salvare gli altri. “Considerando quei momenti, credo che abbia fatto tutto il possibile”, inoltre la Ambrogetti aggiunge “è una questione complessa, che è molto difficile da spiegare, dopo tanti anni“. In un intervista del 2005 Bergoglio stesso affermò che si mosse quanto prima per salvare le loro vite. “Quella stessa notte, quando sentii parlare dei rapimenti iniziai a darmi da fare. In uno dei miei tentativi di incontrare Videla scoprii chi fosse il cappellano militare che officiasse messa a Videla e convinsi quel prete a darsi malato e riuscii ad essere incaricato per sostituirlo“. Bergoglio disse che dopo la messa parlò del caso con Videla, sapendo che a quel tempo non sarebbe stato un compito facile [conseguire un risultato], dato il clima di paura che regnava allora su quelle questioni in Argentina. Quell’epoca continua a polarizzare l’Argentina, dove l’attuale sinistra governo ha riaperto negli ultimi dieci anni diversi casi importanti. I dettagli sono oscuri. In pochi sono usciti da quel periodo con la coscienza immacolata. Molti chiusero un occhio e rimasero in silenzio. Le accuse riguardanti questo peccato di omissione furono mosse a Bergoglio. Myriam Bregman, un avvocato argentino partecipe nei processi che si susseguono in modo continuo per i reati commessi nel campo di sterminio ESMA, dice che la nomina Bergoglio a Papa la lasciò confusa. “Mi ha dato una sensazione di stupore e d’impotenza“, ha detto la Bregman, che ha raccolto nel 2010 la dichiarazione di Bergoglio riguardo il caso Jalics e Yorio. “Bergoglio si rifiutò di venire [e] di testimoniare in tribunale“, la Bregman ha ricordato, che si avvalse della legislazione argentina che consente ai ministri della chiesa di scegliere il luogo dove dichiarare. “Alla fine egli accettò di vederci in un ufficio a fianco della cattedrale di Buenos Aires seduto sotto un arazzo della Vergine Maria. Fu un’esperienza intimidatoria, noi fummo accolti come un intromissione non gradita in un edificio religioso“. La Bregman dice che Bergoglio non fornì nessuna le informazione rilevante sui due sacerdoti. “Sembrava reticente e me ne andai con l’amaro in bocca”. Estela de la Cuadra – la madre co-fondatrice delle Nonne di Plaza de Mayo, il gruppo che si attivò durante la dittatura per cercare i familiari scomparsi – è stata in un primo momento sorpresa, poi costernata, quando un amico gli mandò il messaggio inerente la notizia che Bergoglio era stato scelto come il nuovo Papa. “E’ impensabile, sconvolgente dato quello che io so riguardo la sua storia“, ha affermato, ricordando la scomparsa della sorella. L’ultima volta che [le due sorelle] si videro fu nel gennaio 1977, quando erano entrambe affiliate ad alcuni gruppi di sinistra che si furono formati tra gli studenti presso l’Università di La Plata, allora una delle più radicali in Argentina. Sua sorella, Elena, era incinta di tre mesi e nascosta in Buenos Aires dal pericolo proveniente dalle squadre militari addette ai rapimenti che le avevano già sequestrato il marito. Elena “sparì” un mese dopo. In seguito. fu vista da alcuni sopravvissuti in un campo di concentramento gestito dalla marina. Disperata, la famiglia utilizzò un collegamento con il capo dei Gesuiti – il “Papa Nero”, Pedro Arrupe – di modo che egli facesse pressioni per il suo rilascio. Arrupe li mise nelle mani di Bergoglio, che fornì loro una lettera di presentazione per un vescovo che ebbe collegamenti con la giunta militare. L’unica risposta che ricevettero, afferma Estela, è che il bambino della sorella fu “nelle mani di una buona famiglia e il tutto fu giudicato irreversibile”. Né della madre né del bambino si seppe più nulla. Per Estela, Bergoglio fece il minimo indispensabile che doveva fare per mantenere buoni rapporti con il papa nero. Estela asserisce che questa storia spiega la stretta connessione tra la chiesa cattolica e la giunta militare, così come considera come una menzogna e un’ipocrisia di un nuovo Papa che una volta dichiarò di non avere mai avuto alcuna conoscenza delle adozioni di bambini nati nei campi di concentramento e poi adottati da famiglie vicine al regime. “Ho testimoniato in tribunale che Bergoglio sapeva tutto, che non era – nonostante quello che dice – non coinvolto“, afferma  Estela, la quale crede che la chiesa collaborò con i militari per raccogliere informazioni sulle famiglie degli scomparsi. Lei è anche furiosa in quanto Bergoglio rifiutò di sconsacrare un altro sacerdote, Christian von Wernich, che fu condannato all’ergastolo nel 2007 per sette omicidi, 42 sequestri e 34 casi di tortura, in cui raccontava alle vittime: “Dio vuole sapere dove sono i tuoi amici“. Ora lei sta avanzando la richiesta agli archivi del vescovato e del Vaticano di documenti classificati, i quali farebbero luce sui su questi casi. Questo è improbabile che possa essere approvata a Roma, benché – almeno fino a mercoledì – verrebbero probabilmente accettati dal governo di Cristina Fernández de Kirchner. Il Presidente argentino è un convinto sostenitore che si debbano processare non solo gli ufficiali militari responsabili per l’uccisione di migliaia di giovani attivisti, ma anche numerosi civili al tempo responsabili. La Fernández de Kirchner ha un rapporto gelido con Bergoglio – che viene visto come un conservatore – per giunta lo ha diligentemente evitato nel corso degli ultimi anni, muovendosi dalla città ogni 25 maggio, quando Bergoglio officia la sua messa annuale nella cattedrale di Buenos Aires. Come Bergoglio ha dimostrato elevandosi tra i ranghi della chiesa, egli è un politico molto astuto, che usa con misuratezza parole e spazio per premere sul governo e sulla legislatura mediante la sua notevole influenza. “E’ un partecipante della politica argentina, ma a modo suo con un profilo molto basso. Passano nel suo ufficio più politici tanto quelli dell’opposizione quanto quelli del governo“, ha detto Washington Uranga, professore di scienze sociali presso l’Università di Buenos Aires. “La gente va in cerca di coperture, per chiedergli di usare la sua influenza. In altri casi, egli li invita a venire, ma  sempre nel suo territorio, sempre nel suo ufficio“. Quando Bergoglio di tanto in tanto parla in pubblico, tende ad essere allusivo, piuttosto che fare riferimenti diretti al periodo più scuro della storia argentina. Quando i processi vennero riaperti nel 2006, egli suggerì che non fu una buona idea quella di sciorinare i problemi del passato, a tal punto che ciò fu visto come un commento per l’aumento del numero di processi. “Siamo felici di rifiutare la rabbia e il conflitto senza fine, perché noi non crediamo nel caos e nel disordine … dannati sono coloro che sono vendicativi e malevoli“, asserì in un sermone pubblico.

 

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