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Il nuovo volto della scuola italiana.

14 marzo 2013

Nel 2013 gli studenti di cittadinanza non italiana sono più di 750.000, rappresentano l’8,4% della popolazione scolastica complessiva, concentrati soprattutto nel nord Italia e nel Lazio. A primeggiare la Lombardia, seguita da Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte. Questo è il quadro che emerge dal rapporto “Alunni con cittadinanza non italiana. Approfondimenti e analisi”, elaborato dal Ministero dell’ Istruzione e dalla fondazione ISMU. La scuola italiana ha cambiato volto: i ragazzi romeni sono i più numerosi, seguiti dagli albanesi e dai marocchini; in crescita gli alunni moldavi, ucraini e filippini, molti dei quali sono comunque nati in Italia. Il rapporto segnala inoltre 45 casi di scuole con il 50% o più di alunni stranieri, soprattutto a Milano, Torino e Brescia.

Da diversi studi, condotti in alcune regioni italiane, emerge gli alunni stranieri spesso incontrano difficoltà scolastiche di vario genere, che portano ad una dispersione scolastica maggiore rispetto ai loro coetanei ed a un rendimento inferiore nelle discipline curricolari. Sul piano operativo è necessario che tutti gli organi della scuola svolgano una azione di monitoraggio, con la collaborazione degli enti locali e delle organizzazioni ed associazioni presenti sul territorio. Sono indispensabili, in questa fase, i mediatori interculturali, che coordinano la comunicazione tra bambini stranieri e i loro genitori, con l’istituzione scuola. Quando c’è un problema di comprensione linguistica, si corre il rischio di risolverlo con la “ripetenza” di una classe, mentre è fondamentale conoscere le metodologie dell’educazione interculturale e dell’educazione linguistica per stranieri, secondo cui l’italiano è una seconda lingua, con parametri valutativi diversi da quella materna. L ‘educazione interculturale comprende l’educazione allo sviluppo, ai diritti umani, alla cittadinanza, alla prevenzione dei conflitti. Esistono numerosi documenti internazionali sullo sviluppo del concetto di educazione interculturale. secondo la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI, ” l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana, deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi”. Nella CONFERENZA GENERALE DELL’UNESCO si legge “che dovrebbe sviluppare il senso delle responsabilità sociali e della solidarietà con i gruppi meno favoriti ed il rispetto del principio di uguaglianza nel comportamento quotidiano”. La RISOLUZIONE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE afferma che “la globalizzazione non porterà vantaggi equamente distribuiti se non a condizione che venga compiuto uno sforzo ampio e significativo per costruire un avvenire comune, sempre che tutti vi partecipino come esseri umani, restando fedeli a tutte le loro diversità”. IL PIANO INTERNAZIONALE DELLE NAZIONI UNITE PER L’EDUCAZIONE AL SERVIZIO DELLO SVILUPPO, sostiene che “la visione di base dell’educazione al servizio di uno sviluppo sostenibile, è quella di un mondo in cui ognuno abbia la possibilità di beneficiare dell’istruzione, di acquisire i valori, i modi di vivere necessari ad una trasformazione positiva della società”.
Marina Levo.

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