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Parigi val bene un matrimonio.

3 febbraio 2013

Nei giorni scorsi l’Assemblea Nazionale francese ha votato il primo articolo del progetto di legge che istituisce il matrimonio per tutti, cambiando il Codice Napoleonico: 249 sì e 97 no. Dai banchi della sinistra si è levato un grande applauso, unito al coro “Egalité, égalité!”. Questo è certo solo l’inizio del percorso della legge, che si prevede decisamente accidentato, dal momento che l’opposizione ha già presentato qualcosa come 5000 emendamenti, alcuni assolutamente provocatori, come quelli che richiedono la legalizzazione della poligamia o dell’incesto, ricorrendo alle classiche tecniche ostruzionistiche.
Come era previsto, hanno votato a favore della legge i deputati socialisti, i verdi e quelli della sinistra. Lo scorso 13 gennaio erano scese in piazza a Parigi centinaia di migliaia di persone per manifestare contro la legge che apre ai matrimoni gay ed alla possibilità di adottare dei bambini. In risposta, il 27 di gennaio, altre centinaia di migliaia di persone hanno manifestato, sempre a Parigi, a sostegno della stessa legge.

Secondo gli ultimi sondaggi, una vasta maggioranza di francesi, il 63%, sostiene i matrimoni gay, mentre il 49% è favorevole alle adozioni. Bellissime le parole del Ministro della Giustizia Christiane Toubira: “Siamo onorati e fieri di aver superato questa prima tappa, noi affermeremo la libertà per tutti di poter scegliere il proprio partner con cui costruire un avvenire comune, non c’è alcuna ragione che lo stato non garantisca i diritti del matrimonio anche alle coppie gay”. Queste parole mi piacciono molto in quanto, a mio avviso, definiscono uno stato reale di diritto, quello che ci auguriamo di poter contribuire a costruire nel futuro prossimo venturo. Molto dura è stata la reazione del cardinal Bagnasco, che ha fatto riferimento ad un immininente baratro e ad una Europa che ha dimenticato le proprie radici cristiane. Personalmente non vedo baratri nel riconoscere dei diritti civili a degli esseri umani. Mi piace pensare che quando un bambino viene al mondo, diventa automaticamente un cittadino, con gli stessi diritti di ogni altro: diritto ad essere amato, ad avere una famiglia, una istruzione, la libertà…un futuro da costruire giorno per giorno . Ed allora non capisco in quale momento possa nascere la negazione ai suoi diritti fondamentali, forse è sufficiente manifestare un orientamento sessuale non convenzionale? Questo costituisce un elemento sufficiente alla perdita di diritto alla felicità ed alla libertà? Ugualmente molto complesso il problema dell’adozione per coppie gay: forse bisognerebbe cominciare a chiedersi se l’essere uomo, donna o gay di per sè costituisca un elemento predisponente ad una corretta genitorialità. Non penso che essere coppia eterosessuale dia una specie di patente di buon genitore, purtroppo non è così semplice essere adeguati in questo ruolo e la cronaca, purtroppo ci pone di fronte a molti casi di inadeguatezza genitoriale. Credo che ogni caso sia una storia a sè e nessuno di noi genitore cosiddetto “normale” può dormire sonni tranquilli e pensare di essere sempre giusto ed adeguato in questo difficilissimo ruolo, solo il tempo ci dirà se il nostro faticoso lavoro sarà stato quello giusto per i nostri figli.
Marina Levo

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