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Dalle teorie di Nietzsche alla legittimazione del nazismo.

15 gennaio 2013

In occasione della Giornata della Memoria, qualche riflessione sul tormentato e talvolta distorto rapporto tra le teorie filosofiche di Friedrich Nietzche ed il regime nazista di Adolf Hiltler, passando per l’italica ed estetistica interpretazione delle stesse da parte di Gabriele D’Annunzio. Il 25 agosto del 1900 moriva Friedrich Nietzsche, a Weimar, inconsapevole di aver appena varcato il Novecento, secolo del “sorgere del nichilismo”, profetizzato come quello del crollo del vecchio ordinamento mondiale. Il secolo in cui la volontà di potenza si sarebbe impadronita del potere, l’antisemitismo avrebbe causato l’ultimo dei delitti nichilistici ed un popolo, come egli stesso aveva scritto, avrebbe manifestato una così grande volontà di potenza da causare la propria distruzione, piuttosto che non volere, attraverso la terribile esperienza del Reich.

Era noto per le sue “profezie”, Nietzsche in “Ecce homo” aveva scritto:” Ho una terribile paura: che un giorno mi chiameranno santo” ed aveva teorizzato la morte del Dio cristiano, ovvero del Cristianesimo come religione dell’occidente. Nietzsche è forse il migliore interprete della fine di un mondo, profeta di decadenza e rinascita, dà origine alle interpretazioni più discordi che si tradurranno in influenze diverse, in Italia oggetto dell’interpretazione estetizzante di Gabriele D’Annunzio ed esercita un indiscutibile fascino sui futuristi. E’ uno scrittore estremamente originale e non abbandona mai una ambiguità di base, non dicendo mai esplicitamente chi debba essere il superuomo o l’oltreuomo. Gabriele D’Annunzio legge Nietzsche, ne rimane affascinato ed influenzato, ma forza in un suo complesso di concezioni le teorie del filosofo tedesco. Mentre Nietzsche proclama il rifiuto del conformismo borghese e dei principi egualitari, esalta lo spirito della lotta e l’affermazione di sè, D’Annunzio dà a questi concetti una coloritura aristocratica e vagamente imperialistica. Vagheggia infatti l’affermazione di una aristocrazia che si elevi al di sopra della massa comune, attraverso il culto del bello e dell’eroico: esistono delle élites che hanno il diritto di affermare se stesse in sprezzo alle comuni leggi del male e del bene, attraverso una politica di dominio sul mondo. Il superuomo dannunziano è un’evoluzione dell’esteta del periodo precedente e l’estetismo si trasforma in un mezzo per dominare la realtà. In D’Annunzio il superuomo trova la sua perfetta identificazione con l’artista, un individuo teso all’affermazione di sè, fuori di ogni remora di ordine morale e sociale, con un conseguente disprezzo delle masse, della plebe e del regime parlamentare che si basa su di essa. Sappiamo che la dottrina del filosofo tedesco si presta a molte ambiguità e secondo molti critici ha fornito un aiuto alla nascita del nazionalsocialismo di Hitler, grazie anche alle manipolazioni postume della seconda parte dei suoi scritti, operata dalla sorella Elisabeth. Sulla figura di questa donna ci sarebbe molto da dire: fu considerata dai nazisti una vera e propria musa ispiratrice ed intrattenne continui rapporti con i gerarchi più potenti. Inoltre favorì la trasformazione di alcune zone del sudamerica in un tranquillo rifugio per i criminali di guerra. Aveva sposato Bernhard Forster, ex insegnante e fanatico antisemita, invasato dalla teoria della superiorità della razza ariana. Con altre famiglie tedesche, i due fondarono in Paraguay un insediamento tedesco che fu chiamato Nueva Germania, nel 1887. Elisabeth tornò nel suo paese e, dopo la morte del fratello, per calcolo o per incapacità, fornì una interpretazione tendenziosa delle sue teorie, in linea con l’antisemitismo che condivideva col marito. La donna ebbe fino alla morte un notevole appoggio economico da Hitler e legò le teorie del fratello al regime nazista. In realtà il filosofo parla dell’oltreuomo più che del superuomo, una figura che deve andare oltre alla ricerca di una civiltà superiore, in grado di mettere in ordine il caos delle cose. Egli vede un’élite intellettuale che deve guidare un popolo, ma vivere in democrazia, il genio, poi, si incarna nel popolo stesso. Secondo Hitler,invece, il superuomo era l’uomo ariano, che tramite ogni mezzo, anche la violenza, avrebbe riordinato il mondo, trionfando su una massa di deboli e schiavi. Con ogni probabilità Nietzsche non aveva intenzione di provocare del male col suo pensiero, ma in esso è insita quella pericolosa ambiguità a cui facevamo riferimento, una indifferenza alla sofferenza altui. Primo Levi scrive: “Il verbo di Nietzsche mi ripugna profondamente, stento a ritrovarvi una affermazione che coincida con il contrario di quanto mi piace pensare, non mi pare che compaia mai il desiderio della sofferenza altrui, l’indifferenza quella sì, quasi in ogni pagina. Il dolore del volgo è un male minore, non desiderabile in sè. Ben diversi erano il verbo e la prassi hitleriani”. (I sommersi e i salvati).

 

 

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