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Solo l’innovazione può far calare la spesa pubblica – Il Sole 24 Ore

4 gennaio 2013

Un bell’articolo di Kenneth Rogoff

Mentre il mondo osserva gli Stati Uniti alle prese con il suo futuro fiscale, i contorni della battaglia riflettono divisioni sociali e filosofiche ben più ampie, che si manifesteranno in vari modi in tutto il mondo nei prossimi decenni. Si è parlato molto di come tagliare la spesa pubblica, ma troppo poco di come rendere la spesa pubblica più efficiente. Eppure, senza aggiungere nulla di nuovo ai servizi pubblici, i loro costi continueranno a crescere inesorabilmente.

Qualsiasi settore incentrato sui servizi deve far fronte alle stesse sfide. Negli anni 60 gli economisti William Baumol e William Bowen scrivevano della «malattia dei costi»: l’esempio famoso da loro utilizzato era quello di un quartetto d’archi di Mozart, che richiedeva lo stesso numero di musicisti e strumenti che nel diciannovesimo secolo. In modo analogo per valutare un compito serve oggi lo stesso tempo che serviva a un insegnante cento anni fa. Un buon idraulico costa una fortuna, perché anche in questo caso la tecnologia si è evoluta molto lentamente.
Perché una lenta crescita della produttività si traduce in costi elevati? Il problema è che i settori terziari alla fine devono competere per i lavoratori nella stessa forza lavoro specializzata disponibile a livello nazionale dei settori con una rapida crescita della produttività, come finanza, manifatturiero e information technology. Anche se la forza lavoro potrebbe essere in qualche modo segmentata, esiste una sovrapposizione che induce i settori incentrati sui servizi a pagare salari maggiori, almeno nel lungo periodo.
Il governo è il perfetto settore ad alta intensità di servizi. Tra i dipendenti pubblici rientrano gli insegnanti, i poliziotti, i netturbini e i militari.
Le scuole moderne assomigliano molto più a quelle di 50 anni fa rispetto ai moderni stabilimenti del manifatturiero. E per quanto l’innovazione militare sia stata spettacolare, è ancora troppo ad alta intensità di manodopera. Se i cittadini desiderano mantenere lo stesso livello di servizi pubblici, la spesa pubblica occuperà nel tempo una fetta sempre più ampia dell’output nazionale.
In effetti, non solo la spesa pubblica cresce come percentuale delle entrate, questo aumento riguarda anche numerosi settori dei servizi. Oggi, il settore terziario, incluso il governo, rappresenta oltre il 70% del reddito nazionale nella maggior parte delle economie avanzate.
Il problema è più grave nel settore pubblico, dove la crescita della produttività è nettamente più lenta che in altri settori incentrati sui servizi. Ciò potrebbe riflettere il particolare mix di servizi che i governi devono fornire, ma il problema va ben oltre. Certo è che parte del problema è che i governi usano l’occupazione non solo per fornire servizi, ma anche per fare trasferimenti impliciti. Inoltre, le agenzie pubbliche operano in aree con poca competizione, e quindi con poca pressione per innovarsi.
Perché non portare un maggiore coinvolgimento del settore privato, o almeno una certa concorrenza nel governo? L’istruzione, dove il potere delle moderne tecnologie dirompenti è stato percepito a malapena, sarebbe un buon punto di partenza. Le infrastrutture rappresentano un altro luogo ovvio per coinvolgere il settore privato.
Ma non bisogna presumere che uno spostamento verso una maggiore fornitura di servizi da parte del settore privato sia una panacea. Resterebbe la necessità di una regolamentazione, soprattutto dove è coinvolto il monopolio o il quasi-monopolio. E bisognerebbe altresì decidere come bilanciare efficienza ed equità nella fornitura di servizi. L’istruzione è chiaramente un’area in cui qualsiasi Paese ha un forte interesse nazionale nel fornire un terreno di gioco livellato.
Negli anni 80 il presidente americano, il conservatore per antonomasia Ronald Reagan, descrisse il suo approccio alla politica fiscale come un metodo per «far morire di fame la bestia»: tagliare le tasse alla fine indurrà le persone ad accettare meno spesa pubblica. Per certi fu un grande successo. Ma la spesa pubblica ha continuato a crescere, perché gli elettori vogliono ancora i servizi che il governo fornisce.
Senza altre idee su come innovarsi nella fornitura dei servizi pubblici, le battaglie come quella combattuta oggi negli Usa possono solo diventare peggiori, dal momento che si chiede agli elettori di pagare di più in cambio di meno servizi. I politici possono e devono promettere di fare un lavoro migliore, ma non possono farcela fino a quando non troveranno dei modi per aumentare l’efficienza e la produttività dei servizi pubblici.
Kenneth Rogoff, Università di Harvard
Copyright: Project Syndicate, 2012
(traduzione di Simona Polverino) di Kenneth Rogoff

Via: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-04/solo-innovazione-calare-spesa-063846.shtml?uuid=AblDzBHH

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One Comment leave one →
  1. icittadiniprimaditutto permalink
    6 gennaio 2013 18:11

    Reblogged this on Pier Carlo Lava.

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