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Il Bilancio votato in Consiglio Comunale di Alessandria: le nostre scelte, le prospettive per il futuro della città

28 dicembre 2012

Il Consiglio comunale votando l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato ha consegnato al Ministero le scelte che dovranno traghettarci fuori dall’emergenza. Percorso non facile visto che la normativa sul dissesto risulta davvero dura per amministrazioni e città che hanno scelto di affrontare il cammino del risanamento. Ma siamo amministratori, non siamo il legislatore, pertanto seguiamo regole che non scriviamo noi. Tuttavia l’indiscutibile aiuto fornito da Governo e Parlamento, a tempo quasi scaduto, con gli emendamenti al “Decreto salva Enti” forse indica una consapevolezza nuova della politica che si auspica venga confermata nella nuova legislatura con regole meno punitive per gli enti locali.

A noi tocca agire e questo si è fatto.

Prima di analizzare in dettaglio il significato di questo bilancio, ci rivolgiamo a tutti cittadini chiedendo pazienza: il destino di tutta la comunità alessandrina è il nostro riferimento. Razionalità, solidarietà e senso delle priorità possono darci una mano a patto che non si dimentichi mai l’obiettivo. Le rinunce hanno un fine: dal 1 gennaio 2013 dobbiamo restituire il sacrosanto diritto ai fornitori di beni e servizi di essere pagati, ai cittadini di vedere ben spesi i loro soldi, ai dipendenti di essere pagati con regolarità. Può sembrare banale ma questo è il riassunto dei risultati che vogliamo ottenere. Si fa ancora più fatica a vedere una prospettiva se si passa allo sviluppo e al rilancio della città, tuttavia idee e opportunità non mancano. La continuità fra risanamento e sviluppo è centrale ma occorre darle una forma concreta e meno retorica evitando le illusioni degli annunci. Con il voto sul riequilibrato la ricerca del “tempo giusto” per fare le scelte finisce, il calendario è definito e occorre solo guardarsi ancora una volta in faccia per verificare se qualcuno ci abbia ripensato: capita quando il viaggio si preannuncia lungo e difficile… Fatta questa doverosa promessa, la variabile tempo aiuta a leggere l’ipotesi di bilancio approvata perché ricorre in ogni valutazione, anche rispetto alla stranezza di votare un preventivo pochi giorni prima della chiusura dello stesso esercizio:

– la scelta di vedere il traguardo del rientro nel patto di stabilità nel 2014 è dovuta alla necessità di non farsi guidare dalla fretta, di usare pertanto la parentesi temporale dell’anno 2013 come cantiere della ristrutturazione del Comune e del suo “consolidato”;

– dopo le opportune limature, ripartire dal 1 gennaio 2015 plasmando le scelte che già da domani dovremo iniziare a chiarire;

– metterci in condizione di lavorare ancora due anni 2015 – 2017 per consegnare un Comune sano ai cittadini e a chiunque venga dopo di noi, con la possibilità concreta di tornare ad abbassare tasse e tariffe, oggi al massimo per obbligo di legge, con IMU e TIA (spazzatura) che in questo fine anno hanno avuto un peso enorme sui bilanci degli alessandrini;

Se vogliamo davvero guardare avanti e parlare di innovazione a ragion veduta dobbiamo coinvolgere le migliori intelligenze dell’ente e della città per ricostruire il modello organizzativo sulla base di principi chiari. La relazione al bilancio è uno strumento di lavoro che non dovremo mai perdere di vista soprattutto nella parte in cui analizza gli errori organizzativi e gestionali che ci hanno portato alla drammatica situazione attuale: “forte dispersione dei centri di spesa corrente (Enti e Società partecipate), scarso ricorso al confronto di mercato nell’acquisizione di beni e servizi strumentali, difficoltà organizzativa nell’implementazione dei sistemi di controllo e di gestione”. Rispetto alle scelte, avendo ben presente la fotografia e la dinamica demografica di Alessandria, si è voluto puntare su servizi educativi e servizi sociali mantenendo gli stanziamenti medi storici per Nidi e Scuole e scegliendo l’opzione più vantaggiosa per il Consorzio servizi sociali,  chiarezza che dovremo mostrare anche per rivedere tutti gli altri servizi e per i relativi modelli di offerta che decideremo di sviluppare. Interessante, provando a guardare avanti, proprio il modello Cissaca, consorzio che con qualche decina di dipendenti offre attraverso il privato sociale servizi a ben più di centomila persone e con ottimi riscontri per i comuni consorziati. Un esempio forse da seguire maggiormente, fatte salve le specificità dei servizi, non sempre accomunabili. La via del risanamento immediato non era praticabile se non a costo di cancellare tutti i rapporti Comune – Partecipate non coperti da contratto di servizio, di fatto azzerando ogni speranza di futuro per tutte le aziende e creando una situazione di insostenibile emergenza occupazionale. Rimane comunque la necessità di riportare la spesa corrente del Comune su livelli sostenibili rispetto alle entrate, comprendendo nelle uscite la quota destinata a ripianare la massa di debiti accumulata.

Adesso tocca al Ministero dirci se la strada intrapresa è quella giusta. Noi siamo convinti di poter timidamente iniziare ad alzare la testa.

Buon 2013!

Giorgio Abonante, Capogruppo PD Consiglio Comunale AL

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