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Conversazione con Giorgio Abonante, Capogruppo PD, Comune di Alessandria

27 novembre 2012

“Che tu possa vivere in tempi interessanti”. E’ un vecchio auspicio/maledizione cinese che augura a chi lo riceve di vivere tempi complicati (per usare un eufemismo) Ora, che per gli alessandrini questi siano tempi “interessanti” non ci piove. Fin troppo interessanti verrebbe da dire. Ne parliamo appunto con il capogruppo  del PD a Palazzo Rosso, Giorgio Abonante

Dissesto, primarie, fibrillazioni in maggioranza: di certo non vi siete fatti mancare nulla in questi mesi… Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino…

Tutto vero ma non dimentichiamo che il dissesto lo abbiamo subito, le primarie pure e che le fibrillazioni sono assolutamente fisiologiche soprattutto in una fase così difficile sia a livello nazionale che soprattutto locale. Semmai darei risalto al fatto che nonostante tutto la maggioranza è ancora unita e che le primarie per adesso non hanno creato  particolari tensioni. Va detto che molti tra noi, pur avendo le idee chiare sul 25 novembre e sostenendo le primarie come strumento di apertura fondamentale, hanno giustamente fatto  passare in primo piano le vicende locali, mettendo tra parentesi tutto il resto.

C’è qualcosa che è stato fatto in questi mesi di governo della città che con il senno di poi non rifarebbe?

Dal punto di vista politico no, rifarei tutto. Il tema delle partecipate è un tema sempre più caldo: oltre a fronteggiare l’emergenza (AMIU, Aristor ecc ecc), esiste un piano per il loro futuro? E’ possibile immaginare un’organizzazione delle strutture tale per cui i servizi vengano davvero erogati secondo criteri di efficienza e economicità e senza tagliare dei posti di lavoro? Tema bollente più che caldo. Ci vuole una premessa fondamentale. Il tema delle partecipate come problema esplode oggi solo per l’opinione pubblica, in realtà è l’esatto contrario perché l’attualità dice che finalmente il Comune se ne sta occupando proprio per provare a disegnare un futuro per queste aziende. Fino a ieri con operazioni discutibili si era buttata la polvere sotto al tappeto. E’ inaccettabile che l’opposizione attuale presenti una mozione sulle partecipate e sulla salvaguardia dei posti di lavoro. Danno e beffa, alla città, non a noi e non al Sindaco. Costruire un modello di governo delle aziende attraverso le quali offrire servizi pubblici in modo efficiente è un obiettivo del centrosinistra e, più o meno direttamente, un obbligo dettato dalla normativa sul dissesto. Negli anni del centrodestra all’ATM hanno assunto ausiliari del traffico con la ragione che sarebbero aumentate le strisce blu, peccato che la seconda parte del percorso se la siano dimenticata e la ragione delle assunzioni si sia persa. Lasciamo perdere cosa è successo in Amag e non parliamo dei servizi chiesti ad Amiu, fatturati dall’azienda e mai messi a bilancio dal Comune. La riorganizzazione è necessaria e passa attraverso contratti di servizio più precisi, figure dirigenziali meno costose e più autorevoli, un rapporto sano e virtuoso con i privati dove lo riterrà strategico l’amministrazione. Il discorso occupazionale verrà di conseguenza. A noi interessa parlare di servizi e di città costruendo un sistema in cui anche il lavoro torni ad avere valore e valori.

Vuole dire che non è (più) possibile mantenere posti di lavoro che non siano economicamente sostenibili?

Voglio dire che abbiamo il dovere, se si vuole evitare il fallimento definitivo di Alessandria, di continuare a dare risposte ai bisogni dei cittadini offrendo servizi efficienti e spendendo meno rispetto al passato. E’ fondamentale fare un lavoro capillare per capire quali sono i risparmi possibili senza incidere negativamente sulla città. Rispetto ai livelli occupazionali, la solidarietà fra i lavoratori può fornirci vie di uscita dalla crisi meno dolorose di quanto si possa pensare. Il recupero di efficienza e produttività può fare il resto. L’obiettivo di contenere al minimo le ricadute occupazionali sarà perseguito con convinzione parallelamente alla necessità di costruire un modello organizzativo finalmente sostenibile. Per essere più chiaro, accompagnamenti alla pensione, part-time, contratti di solidarietà e ogni altro strumento previsto dalla legge dovrà essere utilizzato per contenere il prezzo sociale del dissesto.

Parlando di dissesto grande è la confusione sotto il cielo: le accuse e le contro accuse, il balletto di cifre sembrano cose fatte apposta per confondere le persone e per gettare fumo negli occhi. Non è paradossale che non si riesca, aldilà di eventuali profili di rilevanza penale, giungere ad una “narrazione condivisa” di quello che è successo negli ultimi anni?

La Corte dei Conti ha dato almeno sei mesi alla Giunta Fabbio per iniziare a risolvere i problemi, sarebbe bene leggersi anche la pronuncia del novembre 2011 prima di arrivare agli atti conclusivi, mesi passati purtroppo senza gli opportuni interventi e che si sono chiusi quando la Corte lo ha ritenuto ravvisando le condizioni per lo stato di dissesto, peraltro già preannunciato nella pronuncia del mese di febbraio. Occorre anche dire che se oggi non fossimo in dissesto la situazione sarebbe anche peggiore: senza soldi, con i creditori sempre più preoccupati e con i fornitori sempre meno disponibili ad ascoltarci, senza futuro in poche parole. Ora invece abbiamo già invertito la rotta. La condivisione attualmente non c’è semplicemente perché la storia si scrive a distanza dal momento oggetto della narrazione. Oggi quel momento lo stiamo ancora vivendo. Il dissesto è il risultato di tanti fattori tra i quali la maldestra gestione centrodestra ha avuto un ruolo fondamentale. Quando l’ex Sindaco dice che ci si poteva appellare alla notifica del Prefetto non si capisce bene a quale sistema normativo si riferisca, non certo a quello italiano. Il dissesto era inevitabile e noi abbiamo solo deciso di guidarlo provando a dare una guida alessandrina alla rinascita della città. Diversamente avrebbero agito in solitudine i commissari. Se qualcuno ha ancora dei dubbi si ponga la domanda delle domande: Alessandria deve riprendersi la sua dignità o vuole subire l’umiliazione di farsela ridare da qualcun altro?

La frase “il dissesto è conseguenza della crisi e non la causa” lascia però intravedere un’analisi diversa di quello che è accaduto e sta accadendo in città. Sembra che Lei voglia mettere in discussione un modello di governo della città vecchio di almeno 20 anni. Un modello che coinvolge non solo la classe politica mi sembra di capire…

Dico solo che se banalizziamo la lettura dell’attualità sostenendo che il dissesto è la causa dei problemi che stiamo vivendo o che il dissesto è al 100% colpa della passata amministrazione corriamo il rischio di illuderci. Illuderci che una volta superato il dissesto tutto possa tornare come prima con modelli organizzativi ed eccessi di spesa che non sono sostenibili. Anche la macchina dirigenziale deve mettere in condizione la struttura politica di recuperare in termini di economicità, efficienza ed efficacia e la politica deve scegliersi soggetti credibili in grado di guidare in modo fermo e rigoroso le “partecipate”. Poi non dimentichiamo che lo Stato ha contribuito non poco a mettere in ginocchio gli enti locali. Tuttavia, tornando alla dimensione locale, certi eccessi post alluvione sono diventati insostenibili una volta finito il flusso di risorse che aveva ovviamente carattere straordinario.

Quanto di questa visione è condivisa nel suo Partito e nella coalizione? Quanto nella classe dirigente alessandrina nel suo complesso?

Tutti ne sono consapevoli, certo ci sono diverse correnti di pensiero sul “come” uscire da questo vicolo apparentemente cieco. Tuttavia il programma elettorale del centrosinistra parlava chiaramente di questi temi e il programma di mandato segue in maniera coerente tale impostazione. Pensiamo per certi versi che la città sia ancora più matura e consapevole di noi. Prendere atto in modo responsabile di certi temi significa, almeno nelle nostre intenzioni, risolvere i problemi  il prima possibile e tornare fra cinque anni a livelli di tassazione accettabili, pre-dissesto. Cittadini e imprese sono attenti alle ricadute concrete. Chi ha responsabilità di vertice in questa città sa bene che una cesura netta con il passato era necessaria.

Come si fa a dire ad un Alessandrino, che magari guadagna 900 euro al mese, che ha vissuto al di sopra delle sue possibilità?

Infatti. se si dicesse sarebbe una stupidaggine colossale. Il punto è un altro. Se un Comune che ha alzato al massimo tasse e tariffe, per obbligo di legge, incassa circa 90 mln e ne spende circa 115 noi crediamo che non ci si possa parare gli occhi. Non siamo convinti assertori del risparmio e dell’austerità, almeno io non lo sono. Il debito tuttavia si deve fare solo ed esclusivamente per investimenti e per alimentare lo sviluppo, non per coprire spese di funzionamento dell’ente.

Come si esce da questa crisi? Esiste una “vocazione” che Alessandria dovrebbe coltivare? La Logistica è ancora attuale o abbiamo perso anche quel treno?

Se ne esce innanzitutto con la consapevolezza dei problemi che dobbiamo affrontare e marginalizzando i venditori di fumo. Poi mettendo assieme, su binari paralleli, risanamento e sviluppo. Sul risanamento abbiamo detto. Per lo sviluppo: puntare sulla Valfrè e su Borgo Rovereto come poli del rilancio urbanistico, concentrarsi sulla questione ambientale in generale e nello specifico sulla bonifica della Fraschetta, accelerare sul nuovo Tribunale e sul ritorno del Consorzio Proplast provando a rilanciare la Cittadella della Scienza e della Tecnica. L’Università rimane secondo noi una delle carte da giocare. Poi occorre valorizzare quella nuova visione dei servizi condivisi che oggi viaggia sotto il nome coworking, ristorazione sociale e orti sociali. Un mix di azioni e di vocazioni insomma. Sulla logistica è bene tenersi qualche porta aperta senza farsi grosse illusioni.

Il Ponte Meier: ci può aggiornare sull’ultima puntata di questa telenovela ventennale?

Si farà. Mi viene da dire purtroppo, ma si farà. Costerebbe troppo non farlo. Ormai è tardi per ogni altra considerazione salvo la ferma intenzione di approfittare dell’opera per rilanciare adeguatamente il lungofiume.

Parliamo di Primarie: è per l’usato sicuro o per i modelli nuovi di zecca?

Sono per seguire una delle persone più autorevoli e lucide che il centrosinistra e il PD abbiano avuto negli ultimi anni: Ignazio Marino. Sostiene la candidatura del segretario del PD perché ha trovato nel suo programma più diritti civili e ricette meno schiacciate sull’ideologia dell’austerità. Avevo sostenuto Marino alle ultime primarie del PD e credo abbia ragione anche stavolta.

Come giudica il dibattito sulle Primarie che si è sviluppato qui sul territorio?

Molto interessante. Certo, bisogna scegliersi bene le fonti. E non sempre Facebook aiuta in questo senso.

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One Comment leave one →
  1. icittadiniprimaditutto permalink
    30 novembre 2012 17:33

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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