Skip to content

Femminicidio parte seconda.

21 novembre 2012

Nel nostro Paese se oggi possiamo avere a disposizione dei dati sul numero dei femminicidi è grazie alla “Casa delle donne per non subire violenza” di Bologna, che dal 2005 li raccoglie dalle notizie fornite dalla stampa. Siamo in ritardo di almeno 10 anni rispetto ai paesi sudamericani, ma è in atto una forte rivendicazione sulla violenza maschile sulle donne, che è violazione dei diritti umani e si sta prendendo coscienza del fatto che spetta alle Istituzioni attivarsi per prevenire il femminicidio, attraverso un’azione di carattere culturale ed un’adeguata protezione delle donne a rischio di violenza.

E’ del luglio 2011 il RAPPORTO OMBRA, in cui vengono fotografate le incongruenze politiche e nell’applicazione delle leggi in materia di violenza sulle donne e in uno specifico capitolo viene dato un nome a questa realtà in aumento nel nostro paese. In Italia nel 2010 su 151 omicidi di donne, 127 erano femminicidi e più del 70% delle vittime era già nota per avere contattato le forze dell’ordine, in quanto avevano già esposto o denunciato la propria situazione ai servizi sociali. Questo fa pensare ad un fallimento delle autorità dello Stato, nel proteggere adeguatamente le donne vittime del partner o dell’ex partner. Per contrastare il femminicidio bisogna partire dal riconoscimento che lo stalking ed i maltrattamenti sono forme di violenza di genere, rivolte contro le donne in quanto donne. E’ necessario capire se le donne che richiedono aiuto vengono protette o se i rischi che corrono siano inadeguatamente valutati. Ancora troppe donne vengono ammazzate perchè manca una reazione collettiva e sentita ad una cultura assassina, legata a stereotipi antichissimi di virilità, onore, ruoli di uomini e donne nella società. Che fare per fermare i femminicidi? Le indicazioni che provengono dalle Nazioni Unite sono chiare, la relatrice speciale dell’Onu contro la violenza sulle donne afferma che:” Il quadro politico e giuridico frammentario e la limitatezza delle risorse finanziarie per contrastare la violenza sulle donne, ostacolano un’efficace ottemperanza dell’Italia ai suoi obblighi internazionali”. Aggiunge poi:” L’attuale situazione politica ed economica dell’Italia, non può essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione alla lotta contro tutte le manifestazioni di violenza su donne e bambine in questo paese”. I diritti vivono solo là dove vengono reclamati in quanto tali, altrimenti restano destinati al mero riconoscimento formale, sulla carta. E allora il nostro ruolo è fondamentale nel far sì che la lotta alla violenza contro le donne rimanga tra le priorità dell’agenda nazionale.

Marina Levo.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: