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Produttività al palo da 10 anni – Il Sole 24 ORE

17 novembre 2012

Le radici del declino dell’Italia.

Uno spread di produttività che dura ormai da dieci anni. E che se sommato allo spread sugli interessi sui titoli di Stato che incide negativamente sul costo del credito e sugli investimenti delle imprese sta rendendo le nostre aziende sempre meno competitive nonostante un costo del lavoro in costante crescita . Basterebbe questo per spiegare l importanza dell accordo tra le parti sociali per dare una scossa al fattore produttività , fondamentale per lo sviluppo. E che ci chiede anche l Europa. Già nella famosa lettera della Bce dell agosto 2011, s incalzava l ex Governo italiano a riformare il sistema di contrattazione salariale, puntando sugli accordi a livello d impresa per ritagliare al meglio salari e condizioni di lavoro alle specifiche esigenze aziendali . Ma anche organizzazioni internazionali, come l Ocse, e la Commissione europea, nell analisi macroeconomica e della strategia per la riduzione degli squilibri interni alla zona euro, hanno giudicato come «cruciali» interventi ad hoc sui fattori produttivi, come, per esempio, la formazione professionale e la valorizzazione dell apprendistato come strumento di contrasto della grave disoccupazione giovanile che ha superato il 35% nella fascia sotto i 25 anni . E un ulteriore rafforzamento della contrattazione di secondo livello e del legame salari-produttività era un punto contenuto nelle raccomandazioni del Consiglio europeo di fine giugno. Su cui però non ci sono stati significativi passi avanti sull attuazione, per esempio, dell accordo del 28 giugno su contratti e rappresentanza. Ritardi, che si sommano quindi ad altri ritardi. «E che fanno vedere come ormai il nostro Paese si sia seduto, e non riesca più a investire e innovare», ha sottolineato Carlo Dell Aringa, economista del lavoro all università Cattolica di Milano. Un circolo vizioso, che porta il costo del lavoro a crescere, mentre così non ha fatto la produttività «e ciò è stato uno dei fattori di perdita di competitività delle aziende», ha aggiunto Dell Aringa. Non è un mistero, infatti, che dal 2001 al 2010 dati Eurostat, rielaborati dal ministero dello Sviluppo economico la produttività del lavoro misurata come rapporto tra valore della produzione e quantità di lavoro impiegato espresso in ore lavorate abbia segnato, in Italia, una crescita vicina allo zero. A differenza di paesi come la Germania, dove nello stesso periodo, l aumento è stato superiore ai 10 punti, come pure in Francia, Spagna, Regno Unito. E siamo sotto di 10 punti anche rispetto alla media Ue a 27. E la fotografia è ancora più buia se si guarda la produttività del lavoro nel solo settore manifatturiero. Tra il 2000 e il 2011 i punti persi rispetto a Francia e Germania sono circa 20. E non a caso, nel commentare questi dati, il ministro Corrado Passera ha sottolineato come lo spread produttività costi all Italia 70 miliardi di euro l anno. Certo, la situazione è peggiorata per la crisi. Ma anche prima le cose non andavano affatto bene. E, ancor peggio, su più fronti. Considerando, come fa l Ocse, la produttività totale dei fattori che riflette fenomeni come le innovazioni produttive, i miglioramenti nell organizzazione del lavoro, l andamento del ciclo economico emerge come l Italia, tra il 2001 e il 2007 e cioè prima della crisi abbia un tasso di crescita medio annuo addirittura negativo: -0,3%. A differenza di paesi come Francia +0,9% , Germania +1,1% e Stati Uniti +1,4% sempre nello stesso periodo di riferimento . E quindi non stupisce come a fine settembre la Commissione europea, nel report trimestrale sull occupazione nell Unione, abbia evidenziato un nuovo calo della produttività in Italia: -2,1% nel secondo trimestre 2012, la maggiore diminuzione tra i 27 paesi considerati. In pratica, Italia e Malta sono risultati i soli paesi che hanno registrato un calo della produttività per quattro trimestri consecutivi. E minore produttività, non accompagnata da una riduzione del costo del lavoro, si traduce, per i lavoratori in salari praticamente fermi, e per le imprese, in una crescita del costo del lavoro per unità di prodotto il clup . Secondo il Centro Studi Confindustria, nel nostro Paese, il clup crescerà quest anno del 3,3% +0,8% nel 2011 a causa proprio della contrazione della produttività -1,7% , non calmierata da un taglio del costo del lavoro per dipendente. E solo nel 2013, esaurita la caduta della produttività il ritmo di crescita del clup si ridimensionerà +1,2% , pur restando su livelli non certamente bassi. Il rischio quindi è che senza nuovi interventi sul mercato del lavoro, la disoccupazione arriverà al 12% a fine 2013, al termine di un biennio di erosione dei salari reali, dato che gli stipendi di fatto nominali cresceranno meno del tasso d inflazione. Ecco perciò come un rilancio effettivo della produttività, sia oggi fondamentale. Non solo per imprese e lavoratori il ddl Stabilità mette sul piatto 2,150 miliardi di euro per rilanciare la produttività nel triennio 2013-2015 . Ma soprattutto per l Italia. Un treno che, con queste performance, non possiamo più permetterci di perdere.

via Produttività al palo da 10 anni – Il Sole 24 ORE.

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