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Bastava solo un po’ di buon senso!

17 novembre 2012

Potremmo non essere d’accordo con la conclusione di questo breve post scritto nel lontano ottobre del 2011, da Paul Krugman, allorquando in sede europea si stava profilando l’idea d’istituire un meccanismo di salvataggio integrato che garantisse una forma d’aiuto per le economie euro sottoposte a stress finanziario. Tuttavia, questo ironico e mordace professore di Princeton, dalla prosa asciutta e compatta, ben lontana dallo stile letterario e ricercato di J. M. Keynes, utilizza un artificio retorico, il parallelismo allegorico per sbugiardare la logica applicativa che sottende il funzionamento di tale meccanismo. A posteriori, non potremmo far altro che condividere le critiche del laureato Nobel, non solo dal punto di vista teorico, bensì anche dalle risultanze fattuali, le quali inchiodano la nostra leadership europea al più modesto rango nella scala della lungimiranza politica. A prescindere da qualsiasi analisi teorica macroeconomica il cosiddetto “salva Stati” difetta anche qualora volessimo applicare l’ordinaria logica del senso comune. Krugman si chiede come si fa a ipotizzare un asset bancario di difesa e di garanzia quando più della metà dei garanti, Italia, Francia e Spagna (50,19%) sono essi stessi in pericolo? Inoltre, l’economista newyorkese fa intendere, pur non affermandolo esplicitamente, che questo congegno non è solo inutile ma estremamente pericoloso poiché, in condizione di forte stress sui mercati obbligazionari pubblici, l’ipotesi di un fallimento complessivo della zona euro trascinerebbe anche la Germania garante per una somma pari a 150 miliardi euro. Qualora poi volessimo verificare il beneficio che ne ha tratto l’Italia dal ESM  (The European Stability Mechanism), ebbene diremmo nullo. Il nostro spread al momento del varo dell’ESM (il 12 settembre 2012) registrava un differenziale di 350 punti base, ora la quota è ancora inchiodata sulla stessa cifra, malgrado l’aggravio di circa 108 miliardi (il 17,9%) di cui siamo garanti. Per giunta, in quell’arco temporale il dollaro si è ulteriormente rafforzato.

Ma, che dire; il giorno dopo del varo dell’ESM, il nostro Presidente del Consiglio venne acclamato dalla nostra stampa domestica alla stregua di una star internazionale. Beh, Signori bastava solo un po’ di buon senso! Buona lettura.

fg

 

Il buco nel secchio dell’Europa

Di Paul Krugman

Se non fosse così tragica, l’attuale crisi europea sarebbe divertente, in un certo modo una sorta di umore macabro. Per come un piano di salvataggio, l’uno dopo l’altro, fallisca, gli Europe’s Very Serious People [ironicamente la leadership europea] sono perfino più pomposi e presuntuosi rispetto ai loro omologhi americani – ammesso che un tale comportamento del genere sia possibile – e non fanno altro che continuare ad essere sempre più ridicoli. Mi appresto a illustrare la tragedia in un minuto. Per prima cosa, il parlare dei capitomboli nei quali ultimamente gli europei sono incorsi, mi fa canticchiare una vecchia filastrocca che si canta da piccoli: “C’è un buco nel mio secchio.” Per chi non ha familiarità con la canzone, il testo illustra le vicende di un contadino pigro che si lamenta del buco nel secchio. La moglie gli dice di ripararlo. Ma per ogni azione che ella gli suggerisce se ne rivela necessaria una preventiva, e, alla fine, la consorte gli dice di attingere l’acqua dal pozzo. “Ma c’è un buco nel mio secchio, cara Liza, cara Liza”.

[Qui, per il lettore non anglosassone si rende opportuna una spiegazione. “The hole in the bucket” è una vecchia filastrocca inglese che rammenta ai bambini che le azioni umane debbano essere profittevoli a scanso di inutili divagazioni e dannosi espedienti. La sequenza moglie/contadino si sviluppa secondo questo dialogo: “se c’è un buco nel secchiello riparalo con la paglia. Ma, il mio coltello per tagliarla è smussato. Affilalo con la pietra. Ma, la pietra è secca. Inumidiscila con l’acqua. Ma, come faccio, c’è un buco nel secchio!”]

Che cosa ha a che fare ciò con l’Europa? Beh, a questo punto, la Grecia, dove la crisi è iniziata, non è altro che un triste spettacolo. Il pericolo chiaro e attuale proviene invece da una sorta di corsa agli sportelli in Italia che, nell’area dell’euro, è la terza più grande economia. Gli investitori, temendo un possibile default, richiedono alti tassi d’interesse sul debito italiano. Questi alti tassi aumentano il peso dell’interesse sul debito, per cui il fallimento appare più probabile. E ‘un circolo vizioso, i timori di default minacciano di diventare una profezia che si auto-avvera. Per salvare l’euro, questa minaccia deve essere contenuta. Ma come? La risposta sta nella creazione di un fondo che può, se necessario, prestare all’Italia (e alla Spagna, che è anche a rischio) soldi a sufficienza di modo che questi paesi non necessariamente debbano onorare tassi così elevati.  Con probabilità il fondo non dovrebbe essere utilizzato, in quanto la sua semplice esistenza porrebbe fine al ciclo della paura. Ma, il potenziale per un reale credito su larga scala, che valga l’importo di più di un trilione di euro, deve essere disponibile. Ed ecco il problema: in ultima analisi, tutte le varie proposte per l’istituzione di un fondo richiedono il sostegno d’importanti governi europei, le cui promesse per gli investitori devono essere credibili in modo tale che il piano funzioni. Tuttavia, essendo l’Italia uno di quei governi più coinvolti, non può mirare al salvataggio prestando denaro a se stessa. E la Francia, la seconda più grande economia nell’area dell’euro, apparendo anch’essa traballante negli ultimi tempi, solleva il timore che la creazione di un cospicuo fondo di salvataggio, per il fatto che l’esborso in denaro si aggiungerebbe al debito francese, potrebbe semplicemente avere l’effetto di includerla nella lista dei paesi in crisi. C’è un buco nel secchio, cara Liza, cara Liza. Ora, capite quello che voglio dire: essere divertente a prezzo di un humor macabro? Ciò che rende la storia veramente dolorosa è il fatto che niente di tutto questo sarebbe dovuto accadere. Pensate a quei paesi come la Gran Bretagna, il Giappone e gli Stati Uniti, che pur avendo tanti debiti e un grande deficit, sono in grado di prendere in prestito a bassi tassi di interesse. Qual è il loro segreto? La risposta, in gran parte, è che essi mantengono le proprie valute, e gli investitori sanno che costoro in un attimo possono finanziare i propri deficit stampando la propria moneta. Se la Banca Centrale Europea dovesse sostenere in ugual maniera i debiti europei, la crisi sarebbe alleviata in modo netto.

Tutto ciò non causerebbe inflazione? Probabilmente no: che ne pensino persone del calibro di Ron Paul [candidato repubblicano alla Vicepresidenza USA], la creazione di moneta non è inflazionistica in un’economia depressa. Inoltre, l’Europa in verità nel suo complesso, necessita modestamente di una più alta inflazione: un troppo basso tasso d’inflazione complessivo condannerebbe l’Europa meridionale per anni ad una deflazione miserevole, virtualmente garantita da una persistente alta disoccupazione e da una serie di default. Ma ciò che continuiamo a sostenere è fuori discussione. Lo statuto in base al quale è stata istituita la Banca Centrale presumibilmente vieta questo genere di cose, anche se si sospetta che scaltri avvocati potrebbero trovare un modo per farlo accadere. Il problema più ampio, tuttavia, è che l’intero sistema dell’euro è stato progettato per combattere l’ultima guerra economica [Krugman intende lo shock petrolifero anni 70]. Si tratta di una linea Maginot costruita per evitare un replay del 1970, che è senz’altro peggio più di quanto sia inutile, quando il vero pericolo è un replay del 1930. E questo stato di cose è, come ho detto: tragico.

La storia dell’Europa del dopoguerra è altamente esaltante. Tra le rovine della guerra, gli europei hanno costruito un sistema di pace e di democrazia, costruendo nel contempo delle società seppur imperfette – ma quale la società non lo è? – Sono senza dubbio le più decenti nella storia umana. Tuttavia, questo risultato è in pericolo, perché l’élite europea, nella sua arroganza, ha bloccato il continente in un sistema monetario che ha ricreato le rigidità del Gold standard, e – come il Gold standard nel 1930 – si è trasformato in una trappola mortale. Ora forse i leader europei presenteranno un piano di salvataggio veramente credibile. Spero di sì, ma non me lo aspetto. L’amara verità che ci appare sempre di più è come se il sistema dell’euro fosse condannato. E la verità ancora più amara è che, dato il modo in cui sistema euro ha mostrato la sua applicabilità, potrebbe essere meglio per l’Europa se crollasse il più presto possibile.

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