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Norberto Bobbio, libertà e democrazia.

12 novembre 2012

Leggere l’Autobiografia di Norberto Bobbio è tuffarsi nella vita di un uomo di Cultura, quella scritta giustamente con la C maiuscola, che coniuga filosofia, vita reale, impegno politico e sociale. Nato a Torino il 18 ottobre 1909, da Luigi, medico chirurgo originario di Rivalta Bormida e primario all’ospedale San Giovanni, frequenta il liceo Massimo D’Azeglio dove conosce Vittorio Foa, Leone Ginzburg e Cesare Pavese, col quale intrattiene una amicizia duratura testimoniata da un carteggio privato molto interessante. All’Università stringe amicizia con Alessandro Galante Garrone. Insegna filosofia del diritto in varie Università e collabora col gruppo piemontese di Giustizia e Libertà, aderendo nel 1942 al Partito d’Azione e viene arrestato nel 1943. Nel dopoguerra insegna ancora filosofia del diritto e filosofia della politica, scegliendo di non partecipare alla politica attiva, ma sempre presente e partecipe, fino alla morte, avvenuta il 9 gennaio 2004.

Il suo impegno politico e la sua attività intellettuale trovano una sintesi in queste sue parole: “ Cultura è equilibrio intellettuale, riflessione critica, senso del discernimento, aborrimento di ogni semplificazione, di ogni manicheismo, di ogni parzialità”. La “libertà intellettuale” è parte dell’altissima concezione di libertà che ha sempre fondato le scelte umane e filosofiche di Bobbio e filo conduttore della sua vita, nonché fondamento della civiltà intellettuale dell’Italia contemporanea. “In democrazia tutti sono ugualmente liberi. Ugualmente: l’avverbio è fondamentale. Questa uguaglianza richiede, a mio parere, il riconoscimento anche dei diritti sociali, a partire da quelli essenziali (istruzione, lavoro, salute), che rendono tra l’altro possibile un migliore esercizio dei diritti di libertà”. Nel 1966 egli definisce così l’intellettuale: “colui che incarna, o dovrebbe incarnare, lo spirito critico, il seminatore di dubbi, l’eretico per vocazione”. Il suo ultimo articolo risale al 1996 e in Autobiografia egli si dichiara molto scettico del “nuovo per il nuovo” ed afferma di trovarsi in difficoltà nel leggere l’attualità politica, ammettendo anche la “poca voglia di capire” che ormai lo accompagna. Eppure dà delle indicazioni su quelli che ritiene i problemi più gravi che l’Italia deve affrontare: l’amministrazione della giustizia, il sistema scolastico, i servizi. La conclusione dell’Autobiografia è un messaggio importante: “La storia umana, tra salvezza e perdizione, è ambigua. Non sappiamo neppure se siamo noi i padroni del nostro destino”. Alla domanda “Che cosa è la democrazia?”, il filosofo Bobbio risponde:”Quando parliamo di democrazia dobbiamo intenderla in un certo modo limitato, cioè attribuendo al concetto di democrazia alcuni caratteri specifici, sui quali possiamo essere tutti d’accordo. Io ritengo che per dare una definizione minima di democrazia, bisogna dare una definizione puramente o semplicemente procedurale: vale a dire definire la democrazia come un metodo per prendere decisioni collettive. Si chiama gruppo democratico quel gruppo in cui valgono almeno due regole per prendere decisioni collettive: 1) tutti partecipano alle decisioni direttamente o indirettamente 2) la decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza. Queste sono le due regole in base alle quali a me pare si possa parlare di democrazia nel senso minimo e ci si possa mettere facilmente d’accordo per dire dove c’è democrazia e dove non c’è. In realtà la democrazia politica non si è estesa alla società e non si è trasformata in democrazia sociale. E questo credo sia l’ideale limite della democrazia”. Come sempre, maestro, queste parole sono un’occasione per riflettere.

Marina Levo

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