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Lettera ad una Professoressa

4 novembre 2012

Cara collega (Marina),

scrivo in commento al tuo recente articolo (“In classe con l’e-book”) su tablet e politiche scolastiche. Mi trovo d’accordo su molte delle cose che hai scritto in materia scolastica. In primis la confusione sui libri di testo e direi un atteggiamento compiacente nei confronti delle case editrici (bene il tetto di spesa, ma se guardiamo dentro alla formula dei libri misti testo-digitali troviamo una pochezza culturale e didattica sconfortante); così come va sempre rimarcata una carenza di investimenti strutturali nella scuola italiana per portarla ai livelli di altre realtà europee.  Ma dobbiamo stare attenti (soprattutto noi che operiamo nel mondo della scuola) a saper distinguere, caso per caso, il grano dal loglio in merito alle scelte politiche, sapendo sfruttare le opportunità di innovazione che la rivoluzione tecnologica e gli indirizzi di governo offrono a chi (come noi) deve costantemente riflettere sull’offerta formativa e sugli standard generali di efficacia della scuola pubblica.  Perché il rischio concreto è indulgere nell’antico vizio della critica deresponsabilizzata dalla proposta e dall’impegno riformatore: evidenziare quello che manca (in questo caso alla scuola italiana) è esercizio giusto, ma senza una capacità di proposta (che non sia la solita geremiade sulla mancanza di investimenti …) si rischia di cadere nel tristemente noto paradigma del “manchismo”(della serie: “va bene questo, ma anche questo è importante … quindi meglio soprassedere”). Nella fattispecie sono d’accordo che la scelta di introdurre i tablet in luogo dei vecchi libri di testo deve comportare un “ma anche” (un adeguato investimento in risorse e formazione degli insegnanti innanzitutto). Ma questo non può e deve ostacolare una scelta politica e culturale che è dentro la rivoluzione tecnologica e cognitiva della nostra epoca e che si riassume in una domanda: come la scuola può sfruttare virtuosamente le risorse della cultura digitale per facilitare l’accesso al sapere? Nel merito:

  1. recentemente Il Ministero della P.I ha firmato con la Regione Piemonte un piano d’investimenti per fornire alle scuole piemontesi risorse per l’innovazione tecnologica comprensive di tablet, connessioni internet dove difettano e supporto per la formazione.
  2. L’art. 7 della Legge sull’autonomia scolastica del 1999 contempla la possibilità che si costituiscano “reti di scuole” per la formazione e la ricerca didattica. Perché non sfruttare “dal basso” questa risorsa per la formazione (non solo digitale) degli insegnanti, reperendo così risorse economiche e professionali dentro le scuole del territorio?

 Più in generale: l’introduzione dei tablet nella scuola italiana è solo un tassello (non il più importante) di una più generale (auspicabile) riforma di sistema della scuola italiana che comprenda una nuova selezione dei contenuti e dei metodi d’insegnamento, nonché dell’organizzazione degli spazi e dei tempi dell’apprendimento. La scuola italiana ha bisogno di una “legge quadro” con una profonda elaborazione culturale alle spalle, non di una rapsodia di decreti che “partoriscono il topolino” del 5 in condotta e del grembiulino (remember Gelmini?), o le 6 ore in più di lavoro per gli insegnanti spacciate come riforma di sistema (in Finlandia, nazione  al top delle classifiche Ocse-Pisa,  gli insegnanti lavorano meno ore che in Italia…).

Ma le mancanze storiche della classe politica italiana non devono esimere gli insegnanti dalla responsabilità del proprio ruolo, che non è solo quello esecutivo ex cathedra, ma anche di elaborazione culturale e innovazione dal basso. Solo così la categoria può sconfiggere il sentimento depressivo dell’abbandono e dell’isolamento: ricordando (o cercando) di essere dei professionisti dell’apprendimento non dei travet risarciti solo dal “diritto al mugugno”. Con una facile battuta: non pensare cosa può fare la Scuola per te, ma quello che puoi fare Tu per la scuola. A partire dai tablet.

 

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One Comment leave one →
  1. 4 novembre 2012 21:38

    Qualcuno, non molto tempo fa, mi disse che la mia concezione di scuola gli ricordava don Milani, caspita adesso me lo dicono in due! Penna rossa o tablet? Questo il dilemma!

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