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Ora è possibile riunificare i moderati – Il Sole 24 ORE

25 ottobre 2012

Lo scenario politico è molto instabile e improvvisi mutamenti del quadro potrebbero comportare anche repentini cambiamenti degli equilibri elettorali. Lo ricorda oggi sul Sole 24 Ore Roberto D’Alimonte.

Con la decisione di Silvio Berlusconi di non ricandidarsi si chiude definitivamente un’epoca. La Seconda Repubblica nata nel 1994 sulle ceneri della Prima si fondava su due elementi essenziali: le nuove regole elettorali maggioritarie e la figura di Silvio Berlusconi. Né l’uno né l’altro sono destinati a sopravvivere. In Parlamento si discute di un nuovo sistema elettorale che è sostanzialmente un proporzionale corretto. L’uscita dal campo del Cavaliere toglie di mezzo il fattore decisivo che per molti anni è servito a organizzare la competizione politica intorno a due poli di centrodestra e di centrosinistra.

Berlusconismo e anti-berlusconismo avevano preso il posto del comunismo e dell’anti-comunismo.

Senza Berlusconi la Seconda Repubblica avrebbe avuto una evoluzione completamente diversa. Fu lui a unificare la destra italiana che allora era divisa tra post-democristiani, liberali, post-missini e leghisti. Prima e meglio degli altri aveva capito che le nuove regole del gioco richiedevano l’unità dei moderati per impedire ad una minoranza di sinistra di vincere. Si deve a lui la legittimazione del post-fascismo e il contenimento del dilagante leghismo. Nel 1994 si inventò la formula di una coalizione a geografia variabile – Polo Nord e Polo Sud – per mettere insieme il nazionalismo di Fini e la secessione di Bossi. Vinse ma fu una vittoria di Pirro. La Lega non gli perdonò di averle impedito di diventare il primo partito del Nord. Un obiettivo che in quel momento sembrava a portata di mano. Solo a partire dal 2000 l’unità dei moderati è diventata realtà. E grazie a essa Berlusconi riuscì a tornare nel 2001 alla guida del Paese e a restarci per cinque anni.

Poi è cominciato il declino dovuto a una serie di errori. Il primo è stato la riforma elettorale del 1995 che con l’abolizione dei collegi uninominali ha dato all’Udc una libertà di manovra che prima non aveva. Nel 2008 c’è stata la rinuncia a Casini che, costretto a scegliere tra lo scioglimento del suo partito dentro il Pdl e la corsa solitaria, preferì la seconda opzione. Poi la rottura con Fini. E da ultimo il divorzio dalla Lega. E con ciò il Cavaliere è rimasto solo.

Adesso comincia una nuova era per il centrodestra e per il Paese. Berlusconi si ritira dietro le quinte. Non esce dal teatrino della politica nel quale è entrato nel 1994. Lascia solo la scena. Il passaggio del testimone a una nuova generazione sembra un passo meditato e irreversibile, anche se con Berlusconi nulla può veramente essere considerato definitivo. I colpi di scena, anche all’ultimo minuto, sono sempre possibili. Ma oggi occorre prendere atto che il centrodestra è in cerca di un nuovo leader capace di ripetere, mutatis mutandis, l’exploit del Cavaliere nel 1994: unificare i moderati per impedire alla sinistra di vincere pur essendo minoranza.

via Ora è possibile riunificare i moderati – Il Sole 24 ORE.

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