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La comunicazione biomediatica.

4 ottobre 2012

Leggendo il rapporto del Censis 2012, in materia di comunicazione si evince un radicale cambiamento rispetto al pur recente passato, legato all’enorme diffusione di internet e dei social network, sempre più luogo di passaggio e diffusione delle informazioni. Infatti, più di 6 milioni di Italiani su 10 navigano su internet e uno su due possiede un profilo su Facebook. Contemporaneamente si legge nello stesso rapporto che meno della metà della popolazione legge un libro nel corso dell’anno: è praticamente in corso una rivoluzione mediatica in tutto il mondo, tanto da indurre alcuni analisti ad affermare che siamo all’inizio dell’era biomediatica, in cui i media siamo noi e conta soprattutto condividere la propria vita attraverso il computer.

Sta cambiando anche il rapporto degli Italiani con la televisione, sempre seguita dalla quasi totalità delle persone, ma declinata anche in tv satellitare, web tv e mobile tv. Quattro Italiani su dieci cercano programmi televisivi su You Tube e si costruiscono dei palinsesti su misura, soprattutto i giovani nella fascia di età tra i 14 ed i 29 anni. Resta molto diffusa la radio, ascoltata dall’83,9% della popolazione, ma vanno emergendo forme nuove che hanno un contatto con la Rete, attraverso il personal computer o i telefoni cellulari, che stanno soppiantando il lettore portatile MP3, ormai di vecchia generazione.

Nella comunicazione, la parte del leone è fatta dai telefoni cellulari, nella mani dei più giovani spuntano moltissimi smartphone, che favoriscono un subitaneo accesso ai social network, permettendo una nuova modalità per acquisire le notizie ed entrare in contatto virtuale con gli altri. Il rapporto del Censis fotografa un’Italia che pare non avere un buon rapporto con la parola scritta, se è vero che, come rilevato dagli studi Ocse, il 71% della popolazione è al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. In questo contesto non proprio confortante, l’individuo, da consumatore, diventa produttore di informazioni che lo riguardano, cercando una marcata condivisione della propria vita. Tutto ciò sembra indicare una nuova tendenza: l’idea che gli individui debbano essere “imprenditori di se stessi”, dal lavoro alla vita personale, condividendo sui social network molte informazioni su di sé, in una sorta di autopromozione. Cambiano evidentemente i modelli sociali e domani sarà inconsueto vedere un cittadino in poltrona che sfoglia un quotidiano, mentre lo farà probabilmente utilizzando un tablet o un telefono cellulare. Il Censis ci rivela così una nuova maniera di vivere la socialità e di concepire la relazione tra esseri umani: quasi l’80% dei giovani ha un profilo condiviso, dove deposita traccia del trascorrere della propria esistenza. Del resto gli uomini sono sempre uomini, probabilmente cercano solo nuove maniere per socializzare ed approfondire le esperienze di vita, cosicché appare inutile la posizione di chi ritene dei Cyborg i ragazzi nati con la Rete, come avessero subito una sorta di mutazione genetica.

Ognuno di noi è dotato di libero arbitrio e della capacità di scegliere tra varie modalità espressive, ragion per cui nessuno mi ha ancora convinta ad aprire un profilo Facebook, in fondo mi piace annoverarmi tra i dinosauri che amano incontrare amici e collaboratori, magari davanti ad una pizza, o infastidirli con interminabili telefonate. Ritengo però che nessuno possa ignorare i tangibili cambiamenti sociali che una rivoluzione di questa portata nella comunicazione possa portare nella società in cui viviamo. La stessa politica ormai è vissuta anche attraverso i social network, in un contesto che sembra richiamare forme di democrazia diretta, togliendo in apparenza una funzione mediatrice alle strutture organizzative dei partiti politici. Sicuramente in questo momento il passaggio attraverso tali canali pare un processo incontrovertibile, vedremo in futuro quali saranno le conseguenze e a quali cambiamenti saremo chiamati, in questa società che fa della comunicazione globale uno dei suoi aspetti caratterizzanti.

Marina Levo.

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