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Il premier promosso dall’80% degli elettori PD – Corriere.it

2 ottobre 2012

Nel consueto osservatorio sul Corriere, domenica, Renato Mannheimer ha fornito alcuni numeri sorprendenti. Anche se con qualche ritardo, ripropongo il suo articolo a beneficio di chi, nel PD, sta cercando di erigere una barriera rispetto alla continuità con l’azione del governo Monti a difesa dei propri privilegi e della partitocrazia. Risulta evidente ancora una volta come tale arrocco settario sia non solo avulso dall’interesse del Paese, ma anche indifferente all’opinione largamente diffusa nell’elettorato di centrosinistra. Insomma, una nera autodifesa della casta per salvare ancora una volta se stessa.

Giudizi positivi da metà dei cittadini. Ma il 53% chiede una nuova linea

Mario Monti ha espresso la sua disponibilità a servire il Paese, se necessario, accettando eventualmente un nuovo invito delle forze politiche ad accedere a posizioni di governo, se ciò gli fosse richiesto. La dichiarazione è stata rilasciata anche in seguito alle numerose richieste e pressioni in questo senso manifestate già da tempo dalla gran parte dei vertici politici e finanziari europei e americani. Come ha dichiarato lo stesso presidente del Consiglio, il suo annuncio è servito a rassicurare i mercati, molto preoccupati per l’eventualità di un’inversione di tendenza dell’Italia rispetto alla linea di rigore ? e ad una rinnovata credibilità internazionale ? impresse da Monti. Ma cosa ne pensano gli italiani?

Anche la gran parte dei nostri concittadini stima molto, sul piano personale, il presidente del Consiglio. Piacciono il suo aplomb, la sua serietà e la differenza, nel linguaggio, nei comportamenti e negli atteggiamenti, dalla maggioranza dei politici tradizionali. Tanto che il 51% degli elettori continua ad assegnargli un giudizio positivo: un livello di consenso raramente ottenuto in passato dai suoi predecessori, anche se inferiore a quanto rilevato qualche mese fa (63% nel gennaio scorso). L’opinione varia tuttavia significativamente in relazione al partito votato: tra gli elettori del Pd, addirittura l’80% valuta positivamente Monti, mentre tra quelli del Pdl il consenso si attesta grossomodo alla metà. Ma se passiamo dal giudizio personale a quello sulle politiche condotte dal governo, l’orientamento muta. Molti cittadini si dichiarano contrari all’uno o all’altro dei provvedimenti promossi dall’esecutivo (lo aveva rilevato anche Diamanti su Repubblica del 10 settembre). Beninteso, molti tra i critici esprimono un giudizio positivo sulla persona del premier, ma ne contestano la linea politica e le scelte concretamente adottate. Tanto che il 54% auspica che il prossimo governo agisca in modo radicalmente diverso da quello attualmente in carica. È la reazione, forse inevitabile, ai sacrifici richiesti.Alla luce di questa situazione non sorprende che metà (53%) degli italiani auspichi un mutamento sia della linea del governo, sia dello stesso presidente del Consiglio. Secondo diversi osservatori, una posizione siffatta non tiene conto della difficile situazione economica nazionale e internazionale: resta il fatto che essa è espressa da una buona parte dei cittadini. Come era facile aspettarsi, il mutamento radicale è assai più richiesto (58%) dagli elettori del Pdl (e dagli indecisi), mentre è assai più attenuato (36%) tra quelli del Pd. Si tratta nell’insieme di una grande quantità di elettori, ma molto divisa al suo interno. In altre parole, l’opposizione ad un nuovo governo Monti non costituisce un partito e raccoglie un variegato coacervo di posizioni, dall’estrema destra all’estrema sinistra, che mai potrebbe agire in modo univoco.Per contro, il 42% auspica il proseguimento della presidenza Monti o della sua linea politica. Anche questo gruppo di cittadini è differenziato al suo interno: quasi uno su cinque (18%) auspica un nuovo governo Monti con la stessa linea politica e un altro 10% desidera il mantenimento di quest’ultima, pur cambiando il Presidente del Consiglio. C’è chi (14%), infine, vorrebbe la permanenza di Monti, stimato personalmente, ma gli chiederebbe un mutamento degli indirizzi seguiti sin qui, sostenendo quanto richiesto da Ricolfi (su La Stampa 21 settembre), che mostra di apprezzare il «format Monti», senza condividerne tuttavia i contenuti. In definitiva, se è vero che buona parte dei cittadini vorrebbe sostituire il presidente del Consiglio e la sua politica (ma è frammentata riguardo alla linea da seguire), una quota inferiore, ma quasi altrettanto consistente, la pensa all’opposto e suggerisce di proseguire con Monti e/o la sua impostazione. Come è spesso accaduto, il Paese appare, anche in questo caso, fortemente diviso.

Renato Mannheimer
Pagina 13
(30 settembre 2012) – Corriere della Sera

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