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Scuola che passione…!

26 settembre 2012

Pochi giorni fa la UIL ha pubblicato un dossier che si può definire “operazione verità” per provare, con dati effettivi, che diverse affermazioni, molto utilizzate dal precedente governo, non hanno in realtà nessun fondamento. Purtroppo talvolta sono stati espressi dei giudizi basandosi su luoghi comuni, assolutamente non provati, per scopi non esattamente individuabili.

Non è vero che in Italia si spende troppo per l’istruzione: noi destiniamo circa il 4,7% del prodotto interno lordo, contro una media UE del 5,44%. (Ed ancora ci riecheggiano le cifre dei costi della politica…). Non è vero che nel nostro paese gli insegnanti lavorano meno che in Europa, nella scuola secondaria di primo grado siamo in perfetta media con 18 ore settimanali. Non è vero che i nostri studenti si diplomano in ritardo rispetto ai coetanei europei: in 16 dei 27 paesi presi in considerazione, il termine della scuola superiore è posto a 19 anni di età, mentre in 11 l’uscita è anticipata a 18 anni. Non è vero che le nostre classi siano più affollate, infatti le classi italiane ospitano in media 21,3 alunni, esattamente come la media europea, probabilmente esiste però una disomogeneità territoriale che va a svantaggio di realtà decisamente congestionate.

E’ vero invece che qui gli insegnanti guadagnano molto meno dei colleghi europei: lo “ spread” è considerevole poiché varia da 4 mila a 10 mila euro a seconda della fascia di anzianità.

E’ vero che gli alunni italiani stanno in classe più ore rispetto ai compagni europei: nella fascia da 7 a 14 anni siamo in cima alla tabella oraria, con 8316 ore, seguiti dall’Olanda con 7700. Il dossier rileva, tra l’altro, alcuni punti deboli del sistema formativo italiano, uno sicuramente è la dispersione scolastica che, sia pure calata al 18,8%, ancora è lontana dal 10% programmatico. Inoltre viene rilevata una certa criticità nello studio delle materie scientifiche, nelle quali i nostri alunni sembrano essere ancora deboli.

Se è pur vero che leggere questi dati può suscitare discussioni e magari suggerire il modo di intervenire per migliorare laddove sia necessario, a mio parere la scuola è tanto altro, è un mondo reale in cui ogni mattina entrano milioni di bambini e ragazzi, un universo di relazioni umane che sfugge ad ogni tentativo di catalogazione e verifica. Il compito della scuola, soprattutto quella dell’obbligo, non è soltanto quello di fornire competenze direttamente verificabili, ma anche di formare alla vita sociale e civile dei giovani, di stimolarli allo studio della complessa realtà che li circonda, di costituire un punto di riferimento importante che si affianca alla famiglia o, ove questa non riuscisse a svolgere la propria funzione, a sostituirsi, per quanto possibile, nell’appoggio alla crescita dell’individuo. Un po’ mi intristisce sentire parlare di scuola solo in termini di prestazioni e competenze, trascurando tutto il lavoro che ogni giorno viene svolto per aiutare nella crescita i ragazzi, soprattutto nella scuola media, in quell’età di mezzo in cui spavalderia e fragilità si alternano, mettendo a dura prova genitori ed insegnanti. Ritengo che il mondo politico debba prestare maggiore attenzione alla scuola, in quanto specchio della società in cui viviamo e luogo formativo per eccellenza. Soltanto se saranno impiegate risorse umane ed economiche adeguate si riuscirà non solo a scalare le classifiche, tanto di moda in una società che tende a valutare ogni prestazione secondo parametri a volte non così chiari, ma anche a svolgere un importante compito formativo ed educativo che accompagni la crescita dei nostri figli. Vivendo da decenni all’interno della scuola, posso personalmente testimoniare quanto i ragazzi richiedano ovviamente una preparazione adeguata, ma forte è anche la richiesta di un rapporto umano basato sulla fiducia e sulla comprensione, ricercano spesso una guida e implicitamente un aiuto a crescere. Se un insegnante è in grado di cogliere questa richiesta negli occhi dei propri alunni e di rispondere adeguatamente, inizierà un percorso bellissimo che potrà portare ad acquisire anche tutte quelle competenze utili nella vita sociale e lavorativa. Lo scorso anno scolastico un mio giovane collega alla sua prima supplenza nella piccola e tranquilla scuola media in cui lavoro, evidentemente molto portato all’insegnamento, dopo quindici giorni mi ha detto: “ Io questo lavoro lo farei anche gratis”. Mi ha fatto sorridere perchè a volte lo penso pure io. ( Non diciamolo però ai nostri politici perchè questo pensiero si potrebbe trasformare in realtà da un momento all’altro!).

Prof. Marina Levo.

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