Skip to content

Look deludente

17 settembre 2012

I ministri Passera e Fornero han chiesto a Fiat di chiarire il proprio impegno in Italia dopo che l’AD Marchionne, il manager col maglione, ha dichiarato un ripensamento di quel piano d’investimenti per l’Italia, concordato con le parti sociali. Quando ci si tira indietro in questo modo, pur in presenza di condizioni di mercato disastrose, si tradisce una missione e un impegno non solo verso il popolo Italiano ma persino verso quel mercato cui si fa riferimento.

L’Amministratore Delegato Sergio Marchionne aveva lanciato nel 2010 il piano della ‘Fabbrica Italia’, promettendo di investire 20 miliardi di euro in cinque anni in cambio di nuove regole del lavoro più flessibili per migliorare la produttività degli stabilimenti italiani. Non pochi, tra cui lo scrivente, avevano intravisto in questa iniziativa una nuova linfa imprenditoriale coraggiosa ed eticamente coinvolgente anche nel look funzionale ed innovativo.

Marchionne con la sua dichiarazione non ha solo innescato una naturale tempesta politica in Italia, ma ha perso di credibilità anche nei confronti di coloro che gli hanno creduto, per la semplice ragione che un manager sa che il futuro dell’azienda che amministra non riguarda solo gli azionisti, ma anche i suoi dipendenti, le loro famiglie e, nel caso FIAT, lo stesso governo.Persino un autorevole rappresentante dell’eccellenza industriale Italiana, Della Valle, si è sentito in dovere di scagliarsi contro Fiat, accusando l’azienda e Marchionne di una mancanza di coerenza e di impegno per l’Italia.
Difficile dar torto a chi ora dice che il sindacato e il popolo Italiano è stato preso in giro.
Dietro questa vicenda c’è l’incubo dell’ennesima disfatta industriale.
Si mormora ( speriamo si tratti solo di mormorio) della chiusura di almeno due dei cinque stabilimenti superstiti, Pomigliano e Mirafiori con ricaduta occupazionale devastante sui quasi 25 mila dipendenti diretti del gruppo (senza considerare l’indotto). Il declino industriale Italiano sarebbe definitivo se anche l’automobile, che nel dopoguerra ha rappresentato il cuore del miracolo economico, venisse smantellata come è accaduto per altri settori industriali.

E’ evidente che la credibilità che si riponeva in Marchionne (col suo new look) era fondata sulla presunta capacità di questo manager originale di rilanciare la produzione e gli investimenti in Italia.
La credibilità sta finendo giacchè Fiat ha perso molte più quote di mercato dei marchi concorrenti e non è stata in grado di affrontare le criticità del mercato italiano. Se poi la cura dovesse essere quella di far del ns paese un area di commercializzazione dei prodotti Fiat fabbricati fuori Italia, allora vorrà dire che la proprietà avrebbe strapagato un manager per trasferire un centenario know how di tecnologie e conoscenza in Chrysler, con l’unico risultato di emigrare in America una eccellenza industriale Italiana.

D’altronde se fosse confermato quanto detto da Romiti che Fiat ha sospeso da due anni la progettazione perché c’è crisi di vendite, siamo di fronte a una scelta che porta al declino dell’azienda Italiana. Beh, per chi, come me, ha contestato la Fiom ( il mio sindacato) per il mancato accordo con Marchionne vedendo in quest’uomo segnali di rinnovamento industriale resta solo l’amara consolazione di sperare in un accordo vecchia maniera governo, sindacati, Fiat per salvare la baracca.

 

 

 

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: