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Benzina e gasolio alle stelle.

5 settembre 2012

 

Un anno veramente “horribilis” per le famiglie italiane, alle prese con una forte crisi occupazionale, un aumento molto forte della tassazione e dei prezzi dei generi di prima necessità, dagli alimentari ai prodotti petroliferi ed una crescente sfiducia nel futuro. Personalmente, uso l’auto per recarmi al lavoro come milioni di Italiani e ho visto salire di molto le mie spese dal momento che il prezzo della benzina è ormai proiettato verso i 2 euro al litro, seguito a ruota dal gasolio, come non essere preoccupati? Oltre che preoccupati molti Italiani come me sono imbufaliti perché questo prezzo iperbolico non è dovuto al salire di quello del petrolio al barile ma, sostanzialmente, alle accise applicate dallo stato, che sono aumentate 7 volte nell’ultimo anno e mezzo, fino a raggiungere e superare l’euro. L’Italia ha infatti la tassazione più alta in Europa: 1,033 euro al litro, come si legge in un puntuale articolo sul Sole 24 Ore.

L’accisa, per chi non lo sapesse, è un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo; il termine deriva dall’olandese “ACCIJNS”, che a sua volta trae origine dal latino “ACCENSARE”, che significa ovviamente “TASSARE”. E’ un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. In Italia le accise più importanti sono quelle relative ai prodotti energetici, all’energia elettrica ed ai tabacchi. Nel territorio italiano sull’acquisto dei carburanti grava un’accisa, il cui importo è variato nel corso degli anni, allo scopo di finanziare varie emergenze. Alcune voci di accisa risultano anacronistiche e suscitano forti polemiche, nonostante siano di valore irrisorio rispetto alle più recenti.

L’elenco completo comprende i seguenti aumenti dell’accisa:

1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;

14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;

10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;

10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;

10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;

99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;

75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;

205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;

22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;

0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.

0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;

da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;

0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;

0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;

0,082 euro per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;

0,02 euro per far fronte al terremoto dell’Emilia del 2012.

0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009.

Leggere questo elenco di sicuro non aumenta il buon umore, dal momento che queste accise non sono mai state tolte, nonostante, ad esempio, la guerra di Etiopia sia terminata da un po’ di anni, come fortunatamente anche la crisi di Suez e la guerra del Libano. Da un lato la benzina che aumenta e dall’altro le vendite delle automobili che diminuiscono sempre di più: nel settore dell’auto, quanto a vendite, si è precipitati ai livelli del 1964. Anche Sergio Marchionne ha ammesso che il periodo è terribile e lo scenario futuro è ancora peggiore .Ma quanto ci costa la nostra indispensabile auto? Secondo la Federconsumatori, mantenere una automobile in Italia è un vero e proprio salasso: da alcuni calcoli almeno 7000 euro l’anno. La spesa per il mantenimento del mezzo sarebbe mediamente di circa 4626 euro l’anno, cifra a cui aggiungere le spese per il bollo e quelle per l’acquisto, redistribuite in 10 anni. E a noi non resta che sperare che il governo prenda seri provvedimenti in merito, perché la situazione si sta facendo davvero pesante per noi tutti, soprattutto i pendolari, che vedono decurtato di un bel po’ il loro stipendio, aggiungendo il disagio economico a quello del viaggio per raggiungere il luogo di lavoro.

Marina Levo

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