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A Settembre.

31 agosto 2012

Fare bilanci è forse una delle attività meno utili della mente umana. Eppure viene spontaneo, soprattutto alla fine di un periodo o, per me, all’inizio di un ennesimo anno scolastico, al rimettersi in moto di un meccanismo che, volenti o nolenti, tocca la vita della maggior parte delle famiglie italiane. Il Ministro della Pubblica Istruzione Francesco Profumo ha annunciato che, per l’autunno 2012, verrà bandito un concorso per ricoprire circa 12000 cattedre vacanti, nel tentativo di far entrare finalmente nella scuola dei docenti giovani e formati all’utilizzo delle nuove tecnologie, motivati ad un mestiere che, col tempo, può togliere energia ed entusiasmo.

Per ora l’entusiasmo mi rimane ed anche uno sguardo non si sa se rassegnato o moderatamente divertito al succedersi delle vicende politiche ed economiche del nostro paese, ai vari governi e ministri che, negli ultimi 25 anni, hanno tentato di lasciare un segno, a vario titolo, nella scuola italiana. Del resto la storia della scuola è la storia di un paese, delle sue speranze, dato che nei bambini e poi ragazzi che si fanno uomini e donne, vede crescere se stesso, con aspetti critici o virtuosi, specchio fedele di una società. Uno degli aspetti più dibattuti in questi anni è stata la valutazione, degli alunni e dell’istituzione scolastica stessa. Per molti anni i docenti hanno utilizzato i giudizi, che sintetizzavano in una sola parola tutto un percorso scolastico che diventava “sufficiente”, “buono” o “ottimo” in relazione alla delicata alchimia tra potenzialità dell’alunno, impegno e competenze certificate. Poi c’è stato un anno, uno solo, in cui, non ricordo quale ministro né quale governo, si decise di sostituire i giudizi con una lettera (sì proprio una lettera dell’alfabeto ) e fu un fiorire di A, B, C, e disgraziatamente, persino qualche D per le insufficienze più gravi. Il sistema probabilmente non piacque perchè fu subito accantonato, dopo aver speso molto fiato a cercare di convincere le famiglie che quella lettera valeva un giudizio e così l’anno successivo si tornò alla valutazione precedente, più rassicurante senza dubbio, che non ricordava la classificazione energetica degli elettrodomestici o la moderna collocazione economica degli stati, operata dalle agenzie di rating. Infine, nel 2008, con una grave crisi economica alle porte ed il Ministro Gelmini a Roma, ecco il colpo di genio: perchè non tornare al voto puro e semplice, esattamente come ai bei tempi della legge Casati, quando si istituiva la scuola dell’obbligo? Corsi e ricorsi storici e le cifre arabe ci aiutano nella scuola multietnica e multiculturale del terzo millennio ad incasellare i ragazzi in un numero che, personalmente, trovo inadeguato quando non mortificante.

Il Ministro Profumo, persona intelligente che ne sa di scuola, a differenza di molti suoi predecessori, ha anche intenzione di ridefinire i criteri della auto valutazione della scuola, attualmente affidata all’ INVALSI, un istituto che spesso ci si chiede se abbia sede in Italia, dal momento che prepara della prove valutative non sempre aderenti ai Programmi Scolastici in uso, oltre ad ignorare completamente la posizione di alunni extracomunitari, stranieri comunitari, con difficoltà di apprendimento certificate (DSA) o non certificate, (ovvero il 30% dei soggetti che gravitano sulla scuola italiana ). Nella proposta del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca c’è un serio tentativo di ridefinire l’istituzione e la disciplina del Sistema Nazionale di Valutazione in materia di istruzione e formazione delle istituzioni scolastiche, definendone finalità, struttura e modalità di funzionamento, in linea con le migliori prassi internazionali. Il nuovo sistema di valutazione si basa sulla collaborazione di tre istituzioni: l’INVALSI, l’INDIRE e gli ispettori scolastici, che entrano in campo nella fase di valutazione esterna della scuola. Uno dei cardini della riforma è costituito dall’autovalutazione delle scuole, determinata sulla base dei dati forniti dal Sistema Informativo, dall’Invalsi e dalle stesse scuole. Questa analisi sarà contenuta in un rapporto di autovalutazione da cui successivamente l’Invalsi desumerà gli indicatori che consentiranno di individuare le istituzioni scolastiche da sottoporre a valutazione esterna, coordinata dagli Ispettori. A questo punto la scuola definirà un piano di miglioramento, tenendo presente che il procedimento di valutazione non ha l’obiettivo di sanzionare o premiare, ma rendere pubblico il rendimento della scuola in termini di efficacia formativa, per migliorare l’efficienza del servizio, mirante ad innalzare i livelli di apprendimento degli studenti. Rendiamo merito al Ministro Profumo che in questi anni abbiamo sentito di molto peggio, soprattutto nei toni, che cavalcavano l’onda della valutazione quasi punitiva di una scuola depauperata di risorse e finanziamenti, come se non valesse l’ormai assodato concetto che se non si investe nella scuola si può solo assistere ad un triste declino dell’attività formativa ed educativa.

Non rimane che augurare buon inizio di anno scolastico a tutti, in attesa di un lumicino di ragionevolezza che ci sembra di intravvedere dopo anni di buio.

Prof. Marina Levo

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