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Ricompare il marchio della Lettera scarlatta

27 agosto 2012

A qualcuno può apparire bizzarro che nel bel mezzo di questa “bagarre” che coinvolge i destini della moneta unica con eventuali conseguenze nefaste per alcuni paesi europei – tra cui il nostro – si rivolga uno sguardo attento alle prossime presidenziali americane. Tuttavia, per prima cosa si ritiene che sia determinante capire, come cittadino europeo, quale Presidente dall’altra parte dell’Atlantico nei prossimi quattro anni si insedierà e a quale tipo d’orientamento politico (radical-conservatore o liberal-democratico) egli farà riferimento. Secondariamente, che questa curiosità non debba essere considerata un mero vezzo intellettuale, bensì un serio interesse mirato alla scoperta di quale “agente” politico potrebbe determinare, in base al risultato delle presidenziali, una discontinuità o un consolidamento delle future logiche di governo nel vecchio continente. Storicamente, le “onde” prodotte dalle coste americane che cavalcano elementi di novità politica, economica, sociale e culturale infrangendosi sulle scogliere del vecchio continente, con il dovuto tempo di percorrenza oceanica, generano tali risacche che notoriamente concorrono a modificare i pari assetti delle società europee, nonché a ridisegnare scale di valori e concetti collegati alle libertà individuali.

Per fare un esempio calzante si può ricorrere alla decisione assunta dal Consiglio Europeo di anticipare, a partire da luglio 2012, l’entrata in vigore del fondo European Stability Mechanism, abbreviato in ESM, che fu inizialmente prevista per la metà del 2013. In merito a tale fatto non si creda che non abbia concorso l’insistenza del Presidente Obama su una riluttante e illeggibile Angela Merkel. Anche se, come sappiamo, la sua attuazione fu sospesa in attesa della pronuncia da parte della Corte Costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l’ordinamento tedesco. In parallelo, sebbene non su argomenti di natura economica, ma altrettanto di pari importanza, poiché coinvolgono la sensibilità di ognuno di noi, si ritiene che sia delucidante il commento dell’editor del New York Times (NYT) riguardo a ciò che il binomio presidenziale repubblicano Romney/Ryan intende presentare in materia di morale pubblica e privata alla prossima Convention a Tampa in Florida. “La piattaforma è meschina e intollerante in quanto rappresenta il volto della politica repubblicana nel 2012. A meno che non si apportino modifiche, tale programma elettorale è il risultato della “volubilità” di Mitt Romney. La bozza del documento è più aggressiva nella sua opposizione ai diritti riproduttivi delle donne e ai diritti dei gay che si abbia mai avuto memoria. Si accusa il presidente Obama e il sistema giudiziario federale di un attacco ai fondamenti della nostra società, e si chiede che gli emendamenti costituzionali vietino sia il matrimonio omosessuale sia l’aborto”.

C’è una ragione in base alla quale Mitt Romney, anziché occhieggiare l’area moderata conservatrice e il vasto territorio degli “indipendents” – che raggruppa ormai il 44% dell’elettorato americano – ed entro cui le forze laterali usualmente gareggiano per accaparrarsi quanto più consensi possibili, preferisca la soluzione strutturalmente ideologica del Tea Party? Difficile rispondere a questa domanda. Alcuni autorevoli commentatori sostengono che tale “shape-shifting” – che tradurremmo con il termine “volubilità” – colmerebbe quel potenziale astensionismo anarco-conservatore del Mid-West, ritenuto in termini numerici più copioso e con un orientamento politico maggiormente bellicoso di quanto lo sia il moderatismo repubblicano delle grandi aree urbane, reso poco pugnace dall’influenza liberal. Questo improvviso viraggio dell’ex Governatore del liberale Massachussets è ancora più sorprendente se si pensa che durante il suo mandato bostoniano egli sostenne l’aborto, il controllo delle armi, affrontò la sfida del cambiamento climatico, si batté affinché ogni cittadino potesse disporre di una polizza assicurativa sanitaria a basso premio di costo, fu generoso nel devolvere sussidi alla popolazione meno abbiente. Si chiede il NYT: “Nei passaggi sull’aborto, la piattaforma elettorale mette il partito ai margini più estremi della opinione pubblica americana. Essa propone un “emendamento sulla vita umana”.  Per quanto concerne la legislazione si sostiene che le protezioni riferite al 14° Emendamento si debbano applicare ai bambini non ancora nati. In questo modo si cancellerebbero i diritti di tutte le donne (ma in particolare anche di quelle) con un orientamento conservatore, le quali “devono” (nel senso che hanno il sacrosanto diritto di) prendere decisioni sulla loro salute e sul loro corpo. Infine, non ci sono eccezioni per le vittime di stupro o incesto”. Su questo punto il ritorno alla morale del Mayflower verrebbe confermata dall’intervista rilasciata dal candidato del Tea Party in gara nel Missouri: Mr Todd Akin, il quale è un epigono fedele di quel bellimbusto di Paul Ryan, candidato alla Vice Presidenza, nonché nascente icona del pensiero radicale conservatore americano. Commenta il NYT, con un articolo pubblicato alcuni giorni or sono, in merito a questa intervista: “Mr Todd Akin si oppone all’aborto, anche quando una donna è stata violentata. Per di più, Mr Akin è andato oltre e ha deciso di spiegare la sua posizione affermando che raramente da uno stupro consegue una gravidanza, perché se si tratta di uno stupro “legittimo”, il corpo femminile ha un modo per cercare di chiudere tutta la faccenda”. La risposta sarcastica al vetriolo da parte dei Democratici non si è fatta attendere: “I suoi commenti confermano una poca familiarità con il sistema riproduttivo umano”. Che cos’è per Mr Todd Akin uno “stupro legittimo”? Sembrerebbe che taluni appartenenti alla destra estrema americana, ora alleati con Mitt Romney, riterrebbero che il genere femminile per sua intrinseca natura sia malvagio e mendace a tal punto da voler far apparire uno “stupro illegittimo” – presupponiamo “consenziente” – come se fosse stato uno “stupro legittimo”, al fine di avvalersi della possibilità di abortire a danno del pubblico erario.

In questo contesto di delirio collettivo potremmo suggerire a Mr Todd Akin di riesumare il logo della “Lettera Scarlatta”. Questa nota opera letteraria dello scrittore americano Nathaniel Hawthorne, descrive l’ossessiva sessuofobia che pervase il potere puritano troneggiante all’interno del perimetro delle prime colonie americane nel corso del 18° secolo che si materializzò fino a costringere le donne adultere a cucire sul petto delle A rosse da esporre pubblicamente per tutta la loro vita come marchio d’indelebile infamia. Le affermazione di Mr Todd Akin hanno sollevato un tale scalpore nell’opinione pubblica statunitense che persino il mormone Mitt Romney, colto da un improvviso senso del pudore politico, oltre a richiamare il fedele membro del Tea Party a un comportamento più civile, bruscamente lo invitò a dare le dimissioni dalla corsa alla candidatura congressuale. Per nulla scosso, Mr Akin rifiutò. Egli, sebbene scusandosi per l’ingenuità commessa, addusse di voler compiere la sua missione contro l’inarrestabile imbarbarimento dei costumi, di cui l’attuale Presidente Barack Obama è considerato come il principale responsabile. Insomma – secondo il pensiero dei conservatori radicali – sul vertice massimo della politica USA graverebbe anche la responsabilità di aver eliminato anche le ultime barriere del buon costume familiare, in ragione delle quali i matrimoni consumati tra sposi dello stesso genere, essendo tali unioni civili innaturali, offenderebbero quel sacramento nuziale tra differenti sessi a cui per migliaia di anni “è stato affidato l’educazione di bambini e la trasmissione di valori culturali.” Pronta e seccata la replica del NYT: “Questo argomento familiare non tiene conto del fatto che il numero di bambini cresciuti da famiglie mono-parentali è in costante aumento dal 1970, molto prima che qualcuno parlasse di matrimonio omosessuale. I dati del censimento indicano che uno su due bambini entro il diciottesimo anno d’età vive in una famiglia mono-parentale. Gli studi che pretendono di dimostrare che i figli di lesbiche sono svantaggiati sono solo spazzatura. I matrimoni tra persone dello stesso sesso non costituiscono una minaccia per i matrimoni tra uomini e donne”. Ovviamente, la piattaforma del G.O.P. (the Great Old Party) – con questo acronimo è identificato il Partito Repubblicano negli USA – al di là delle tematiche che riguardano i diritti civili, abbraccia anche le opinioni più estreme in materia economica e fiscale, ponendo in grande rilievo l’eccesso di spesa sociale, fonte dell’incontrollato debito pubblico; di sicurezza nazionale; dell’anemica spesa militare; della riduzione delle tasse agli opulenti speculatori di Wall Street e di altre minori questioni, tra cui quella della libera circolazione delle armi a scopo di garantire una “efficace” tutela individuale.

Che stia riemergendo nelle società occidentali una forte tendenza a magnificare valori  collegati al conservatorismo radicale, non solo sul versante della morale individuale (aborto, omofobia, ecc.), ma anche sul piano della gestione delle politiche economiche (debito/punizione) è alquanto scontato. Sarebbe interessante ricercare le cause di questo “risveglio” oscurantista. Infatti, su questo argomento la Norvegia si sta interrogando sbigottita dal dolore. Sebbene tali motivazioni o genesi non possono essere certo discusse e tanto meno dimostrate mediante questo post, che si limita alla pura “osservazione”, è opportuno che si cominci a riflettere seriamente sulla natura di questo fenomeno. Se il pensiero occidentale di foggia liberale o socialdemocratico in cui alberga il principio di un “relativismo” storicamente funzionale agli interessi dei rappresentati è accerchiato e aggredito da una montante temperie dogmatica a sfondo religioso – principalmente cristiano protestante – ferma su intangibili capisaldi extramondani, ciò significa che le policies, in alcuni casi varate e in altri semplicemente proposte, dai partiti democratici progressisti in questi ultimi anni non sono state del tutto convincenti. Non c’è dubbio che la complessità generata dal processo di globalizzazione ha reso molto più difficile per quegli orientamenti di pensiero, che si ispirano ai valori della tolleranza e della solidarietà, la capacità di riformulare agende economiche e politiche adatte ai nuovi accadimenti. Tuttavia, è altrettanto vero che spesse volte pure le semplici proposte d’innovazione, per non parlare della sperimentazione, concernenti differenti criteri di welfare, di politica economica, di legislazione in materia di lavoro, che nascono all’interno della stessa famiglia democratica hanno provocato reazioni “parentali” tanto veementi da dover essere incorniciate nello stesso quadro del Mayflower.

Per il momento, auguriamoci che vinca nuovamente Barack Obama.

Franco Gavio

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