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Fassina: “Risparmi selvaggi recessivi quanto il rincaro delle imposte” | Partito Democratico

4 luglio 2012

L’intervista di Stefano Fassina che trovate di seguito ha suscitato un vespaio. Non commento il fatto che Fassina stesso affermi di giudicare un provvedimento che ancora non conosce, né l’evidente coerenza di approccio rispetto alla sua recente affermazione che il PD debba essere il partito del lavoro subordinato. Si tratta forse di questioni di posizionamento e di caratterizzazione della sua offerta politica.

Devo però dire che, pur non condividendo alcuni passaggi, anche dal punto di vista tecnico, l’intervista mi sembra decisamente più equilibrata di quanto apparisse da alcuni lanci d’agenzia. Su alcuni punti la trovo decisamente condivisibile.

Per consentire però una più approfondita riflessione sulla questione delle spending review, che non sia fondata solo su considerazioni di parte, ripropongo, in coda all’intervista di Fassina, uno stralcio delle recenti Considerazioni Finali del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco all’assemblea ordinaria dei participanti del 31 maggio 2012. Credo che, senza populismi,  ben sintetizzi un approccio che genuinamente tenga nel dovuto conto il bene del Paese e gli interessi dei veri soggetti più deboli della società, a partire da quei giovani che, come documenta l’ISTAT, vedono ormai un tasso di disoccupazione del 36.2%.

«Tagli così li faceva già il governo Berlusconi-Tremonti», sbotta Stefano Fassina, responsabile economico del Pd e per nulla nostalgico del precedente esecutivo.

Contesta l`obiettivo della riduzione della spesa o soltanto il modo in cui il governo Monti vuole attuarla?

«Per fare una valutazione di merito dovremmo conoscere il provvedimento».

Va bene, ma il Pd ha cominciato a porre qualche paletto per mettere il governo sull`avviso…

«Il vero problema è l`organizzazione della macchina amministrativa, che non si raggiunge con i tagli orizzontali alla Tremonti. E singolare che si parli di riduzione percentuale di pubblici dipendenti ma non di come dovrà funzionare la pubblica amministrazione.

Se una azienda non va l`imprenditore che fa? Chiude alcune linee, potenzia altri settori, insomma fa un piano industriale. Ecco, il governo dovrebbe preparare un piano industriale per ogni singola amministrazione».

Pare di capire che il tempo stringe e non c`è tempo per un piano industriale: la macchina dello Stato deve consumare di meno fin da subito.

«L`urgenza non è una novità. È da quando si è insediato il governo Monti che siamo spinti dalla necessità di intervenire presto. Ma anche bene, aggiungo io: sì all`eliminazione degli sprechi e no ai tagli orizzontali».

Faccia un esempio.

«Si dovrebbe agire sull`accorpamento degli uffici territoriali del governo».

Prefetture e poi…

«Prefetture, provveditorati scolastici, sedi dell`Agenzia delle Entrate e dell`Inps. Va studiato un progetto per razionalizzare questi uffici».

I sindacati tuonano contro qualsiasi intervento sul personale. Una razionalizzazione dei pubblici uffici comporta però una riduzione del personale e la necessità di pensionamenti o trasferimenti. Che ne pensa?

«Ogni tipo di ristrutturazione aziendale e quindi anche nel settore pubblico – ha effetti sul personale. Ma a che cosa sono funzionali questi interventi? Se si risparmia per fornire ai cittadini servizi migliori e più efficienti, nulla da dire».

I sindacati minacciano lo sciopero “se si faranno tagli tanto per farli”. Appoggerete la protesta?

«Non conosco il provvedimento, vedremo. Ma è certo che per noi un intervento stile Tremonti non va bene».

Non si tocchi la risposta sociale, dice il leader del suo partito, Bersani. Sono i tagli alla sanità che vi preoccupano?

«Sì, ho una preoccupazione seria sulla sanità, perché in questo comparto gli interventi della spending review sono aggiuntivi a già previsti a partire dal 2013».

Meglio non ridurre la spesa e aumentare l`Iva?

«Sul piano macroeconomico i tagli sono recessivi quanto l`aumento dell`Iva, che va comunque evitato. Le risorse derivanti dalla spending review dovrebbero però essere destinate a favorire gli investimenti da parte degli enti locali, a dare risorse alla scuola pubblica e ossigeno all`economia».

via Fassina: “Risparmi selvaggi recessivi quanto il rincaro delle imposte” | Partito Democratico.

L’Italia ha importanti compiti da svolgere. Li ha già iniziati, su tre fronti diversi ma interconnessi: un settore pubblico che tenga i conti in ordine, non sprechi, agevoli l’economia; un sistema bancario solido ed efficiente; un sistema produttivo che sappia e possa innovare, competere e crescere.

La critica alle banche di essere disattente alle esigenze dell’economia non è corretta: sono esposte in misura rilevante nei confronti delle famiglie e delle imprese meritevoli di credito, anche se in difficoltà; possono continuare a sostenerle. Tuttavia, al di là del breve termine, la tensione tra il livello degli impieghi e la stabilità della provvista finirà inevitabilmente per riflettersi sull’attività di intermediazione. La capacità di offerta dei sistemi bancari va ripensata. Allo stesso tempo, la revisione della normativa sul capitale, l’azione di supervisione e le pratiche di mercato spingono le banche verso un più attento controllo dei rischi; impongono profitti più bassi ma più stabili di quelli del decennio precedente la crisi. Gli azionisti bancari devono esserne consapevoli.

Da tempo era chiara in Italia l’urgenza di due azioni di politica economica obbligate e interrelate: mettere il bilancio pubblico su una dinamica sostenibile e credibile; rianimare la capacità di crescita dell’economia attraverso incisive riforme strutturali. Il Governo le ha intraprese entrambe.

La prima azione è stata rapida, decisiva: secondo le previsioni correnti il disavanzo pubblico sarà quest’anno ben al di sotto del limite del 3 per cento; l’anno prossimo sarà vicino al pareggio strutturale e il debito pubblico inizierà a scendere in rapporto al PIL, grazie anche al completamento della riforma previdenziale; il saldo primario è in forte e crescente avanzo; la spesa corrente diversa dagli interessi diminuisce in termini reali da due anni.

Si è però pagato il prezzo di un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta. L’inasprimento non può che essere temporaneo. La sfida si sposta: occorre trovare, oltre a più ampi recuperi di evasione, tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale. Se accuratamente identificati e ispirati a criteri di equità, i tagli non comprometteranno la crescita; potranno concorrere a stimolarla se saranno volti a rimuovere inefficienze dell’azione pubblica, semplificare i processi decisionali, contenere gli oneri amministrativi. I margini disponibili per ridurre il debito anche con la dismissione di attività in mano pubblica vanno utilizzati pienamente.

La seconda azione, quella delle riforme strutturali, ha incontrato maggiori e più diffuse resistenze, ma ha comunque già conseguito importanti risultati; ha aperto un vasto cantiere, i cui lavori vanno proseguiti, con energia accresciuta e visione ampia, dall’istruzione alla giustizia, alla sanità. L’impegno è a sfoltire e razionalizzare le norme, a non far salire la spesa pubblica complessiva; le priorità di spesa possono però essere riviste a parità di saldo di bilancio, ad esempio a favore dell’istruzione e della ricerca. Uno sforzo finanziario aggiuntivo il Paese può chiederlo ai suoi imprenditori, perché rafforzino il capitale delle loro imprese, nel momento in cui viene loro assicurata una semplificazione dell’ambiente normativo e amministrativo in cui operano: ne beneficeranno gli investimenti, si irrobustirà la struttura produttiva, migliorerà il rapporto con le banche.

L’azione di politica economica può anche svolgersi in sequenza, un dossier alla volta, ma è bene che siano comunicati e ribaditi con nettezza il disegno complessivo e la posta in gioco. Tirarci fuori dallo stretto passaggio che attraversiamo impone costi a tutti. Sono costi sopportabili se ripartiti equamente e con una meta chiara. Il percorso non sarà breve.

La società italiana non può non confrontarsi con un mondo cambiato, che non concede rendite di posizione. Al tempo stesso, la politica deve assicurare la prospettiva di un rinnovamento profondo che coltivi la speranza, vada incontro alle aspirazioni delle generazioni più giovani.

via Le considerazioni finali del Governatore Visco « democratici&riformisti.

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