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La revisione della spesa pubblica o spending review.

3 luglio 2012

Una nuova espressione inglese turba i nostri sonni, soprattutto a noi che abbiamo avuto una antica formazione francofona e di anglosassone poco sappiamo, ed è la SPENDING REVIEW. Suona bene, ma avrà la consistenza di una cura dimagrante applicata alla spesa pubblica e sarà tutt’altro che indolore. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha annunciato che, nel 2012, la revisione mirata della spesa pubblica sarà una operazione strutturale per eliminare gli sprechi, senza ridurre i servizi, ammesso che questo sia possibile, aggiungiamo noi. Occorrono 4,2 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’IVA, previsto nel mese di ottobre, che deprimerebbe ulteriormente, secondo gli analisti, l’economia del nostro paese.

La spending review si articolerà in alcune fasi: la prima è il taglio del personale che lavora alla Presidenza del Consiglio ed al Ministero dell’Economia, deciso il 15 giugno scorso. La seconda riguarda il Decreto che riorganizzerà le amministrazioni periferiche, con una riduzione del 20% dei dirigenti pubblici e del 10% del personale di tutta le Pubblica Amministrazione, attraverso, forse, la messa in mobilità per 24 mesi dei dipendenti con l’80% dello stipendio e presumibilmente saranno concesse deroghe ai nuovi requisiti pensionistici previsti dalla riforma del ministro Fornero.

Col termine “spending review” o revisione della spesa pubblica, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica, attraverso la sistematica analisi e valutazione delle strutture organizzative, delle procedure di decisione ed attuazione, dei singoli atti all’interno dei programmi. Significa che i capitoli di spesa di uno o più ministeri vengono passati al vaglio, per vedere cosa può essere tagliato, per scoprire se ci sono sprechi o casi di inefficienza. In Italia, nel corrente anno, si è chiusa il 29 di maggio la consultazione pubblica sulla spending review: più di 130.000 tra cittadini ed associazioni hanno scritto e segnalato al governo inefficienze e sprechi e proposto soluzioni per razionalizzare la spesa pubblica. Dalla lettura di queste segnalazioni il Commissario Enrico Bondi e i suoi collaboratori hanno così ottenuto un quadro ulteriormente dettagliato della situazione. Nella bozza del Decreto Legge sulla spending review è prevista la riduzione delle province e la sospensione dei concorsi per i dirigenti della Pubblica Amministrazione ( non oltre il 2015 ). In arrivo infine la “stangata” sulle auto blu: nel 2013 la spesa per questi veicoli non dovrà superare il 50% di quanto speso nel 2011. Colpita anche l’Università: dal prossimo anno il fondo per il finanziamento ordinario degli atenei sarà ridotto di 200 milioni di euro. Tutto questo dopo che la scuola è già stata pesantemente colpita nel recente passato e a questo proposito il responsabile welfare del Partito Democratico Giuseppe Fioroni ha dichiarato che “ non si può intervenire sulla scuola, dove bisognerebbe fare solo il mea culpa per i tagli tremontiani degli ultimi anni..” La scuola ha già pagato in termini di posti di lavoro e la situazione va valutata e seguita con attenzione, tanto più che, secondo indiscrezioni, sarebbero previsti nel Decreto ben 200 milioni di euro per le scuole non statali. Se così fosse sarebbe gravissimo, uno smantellamento dei servizi dello stato a favore dei privati. Cui prodest?

Marina Levo.

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