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Agibilità democratica

26 giugno 2012

L’agibilità democratica è una vecchia questione che è presente nel dibattito politico non solo di oggi ma già negli anni 80 quando si cominciava a discutere ( il vecchio PCI lo fece) sulla necessità di limitare i mandati dei Parlamentari e degli amministratori Regionali ad un numero finito di legislature ( 2 o 3). E’ una questione importante e parte dalla semplice considerazione che i giovani sono il futuro del Paese e si dovrebbe offrir loro le massime opportunità di affermarsi nell’impresa come nella politica.

E’ una questione attuale che vede i diversi protagonisti scagliarsi con gran forza contro questa politica anche e soprattutto in ragione del fatto che mai come in questi tempi ha perso di credibilità per ragioni morali ma non solo, anche per ragioni di incapacità ad offrire risposte alle crescenti complessità economiche e sociali.

La domanda che sta alla base dei postulanti è semplice. E’ democratica una nazione dove la maggioranza della popolazione è inferiore ai 50 anni e il potere sia esercitato in maggioranza da persone che hanno oltre i 50 anni di età?

Prescindendo dal fatto che la popolazione Italiana sta invecchiando sempre più e quindi i rapporti di forza stanno mutando la domanda è assolutamente legittima, soprattutto quando ad esercitare il potere non è solo una fascia di età adulta ma una elite di persone che diventano vecchie nell’esercizio autoreferenziale del potere e non garantiscno ne il ricambio generazionale ne quello sociale, ossia, con persone provenienti da ruoli diversi della società in grado di imprimere energie, entusiasmo e moralità nuove.

Questo tema se non correttamente affrontato diventa la ragione fondante, latente ma fondante, della cosiddetta antipolitica o meglio della battaglia sociale contro questa politica rigida e chiusa la cui finalità appare sempre più agli occhi della pubblica opinione quella di mantenere privilegi di casta piuttosto che esercitare al meglio la democrazia.

E’ noto, ne ho già scritto altre volte , quanto sia difficile per una persona, anche adulta, proveniente dal lavoro produttivo, anziché dal pubblico impiego, offrirsi alla cosa pubblica, cosi come quanto sia difficile per una/un giovane essere chiamato alla gestione del potere nelle sue istituzioni territoriali o nazionali se non ha una famiglia inserita nella cosidetta casta politica.

Sulla prima annotazione sorvolo per brevità e conflitto di interesse sulla seconda vorrei dire che l’obiezione che spesso si rivolge ai giovani secondo la quale gli si inibisce la possibilità di provare se stessi sostenendo che non sono dotati di esperienza per partecipare attivamente al governo del paese non regge, non ha mai retto.

Per contro si rischia di scatenare un conflitto generazionale contro il monopolio di vecchi leader in quasi tutti i principali partiti politici. I “vecchi” dovranno pur rendersi conto che un corretto sviluppo può avvenire solo quando si mette in condizione un sistema politico di avere un mix democratico generazionale e si incentiva, anche con regole democratiche di ricambio, i giovani a prendere il controllo delle principali funzioni di governo.

Ci sono però alcune cose che devono essere chiarite. Una: non intendo dire che un giovane debba essere catapultato senza alcuna formazione e/o percorso lavorativo ad esercitare il potere solo perché giovane gli si fa del male e si costruisce un mostro il cui obiettivo diventerà il mantenimento del suo status ( è già successo). L’altra: non intendo dire che gli anziani debbano lasciare la scena politica e mettersi tutti a riposo ( non è mai successo) in quanto la garanzia di una efficace azione politica nasce dal mix entusiasmo, energia ed esperienza che sono valori tutti irrinunciabili.

Desidererei che la prossima volta che si vota non si trovino solo i soliti nomi ma che vi sia lo spazio e le regole per un ricambio dell’attuale classe dirigente o parte di essa, con persone nuove, giovani e meno giovani, provenienti dalle esperienze territoriali e lavorative e che possano provare a giocarsi la faccia nella temporanea funzione che andranno ad esercitare, nel tentativo, pur difficile, di cambiare in meglio il nostro paese.

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