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I vecchi e i giovani: due generazioni che si confrontano

22 giugno 2012

Leggendo tra i vari blog che popolano il web, ho apprezzato un interessante articolo intitolato “Il grande inganno dei giovani e dei vecchi” nel quale si sostiene che nelle nostre abitudini linguistiche abbiamo un problema con i giovani oltre che con gli anziani. Spesso si definisce “ragazzo” chi è sulla soglia dei quarant’anni, oppure si parla di prematura scomparsa a ridosso dei settant’anni, come nel caso di Lucio Dalla. Sembra che molti giovani rimangano intrappolati linguisticamente in un limbo sempre più esteso, senza diventare adulti.

A qualsiasi età siamo sempre più indotti a vestirci, divertirci, vivere come eternamente giovani, per poi cadere d’improvviso nella vecchiaia. Quello che manca nei nostri orizzonti pare esserela MATURITA’, il tempo presente della nostra vita, la pienezza che conserva l’elasticità della gioventù e l’esperienza del tempo trascorso. Questa maturità, personale, umana e politica dovrebbe essere il nostro obiettivo e non la legherei in senso stretto all’età anagrafica. C’è il giovane politico che nasce già vecchio, perchè frutto di vecchi meccanismi ed abitudini e non è necessariamente apportatore di novità o nuova linfa ideologica. Ho viceversa conosciuto persone meno giovani che possedevano una grande forza innovativa, supportata da esperienza e ponderatezza, in barba all’età anagrafica. A mio avviso ogni forma di conflitto generazionale rischia di diventare una “guerra tra poveri” in un momento socio-economico in cui un po’ più poveri rischiamo di diventare tutti, se non uniamo le forze, gli slanci, le competenze e la creatività, in modo da trovare soluzioni intelligenti a problemi molto gravi. All’interno di un dibattito politico non sono attratta da chi va cercando di dividere attraverso inutili diatribe generazionali, ma semmai da chi sa compiere un’operazione di sincretismo tra le varie componenti per arrivare ad una sintesi delle varie posizioni. Sincretismo può essere considerata qualsiasi tendenza a conciliare elementi teorici e culturali, filosofici e politici, tra parti diverse talvolta contrapposte. Ancora meglio se al seguito del sincretismo si perviene all’eclettismo, ovvero all’atteggiamento di chi sceglie, in posizioni diverse, ciò che gli è affine e cerca di armonizzarlo in una nuova sintesi. Credo che un processo di questo genere, applicato ai progetti politici, non sia di facile realizzazione, ma porterebbe ad una maggiore coesione oltre che ad un’applicazione pratica di alcuni importanti valori della sinistra italiana, come il rispetto dell’altro, del suo pensiero e delle sue iniziative, nell’integrazione di vecchio e nuovo. Le nuove idee vengono a supporto di quelle preesistenti e l’armonizzazione di elementi diversi di tipo culturale, se non generazionale, viene probabilmente a beneficio di tutti.

Marina Levo

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