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Il gioco d’azzardo e lo Stato “biscazziere”.

18 giugno 2012

 ”Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ovvero alzi la mano chi di noi non ha mai tentato la fortuna, magari al bar con gli amici, acquistando un “gratta e vinci” o compilando una schedina del Superenalotto. Chi ha una intensa attività onirica, poi, abbina pure i numeri estrapolati dai sogni ai numeri del Lotto e via discorrendo, così che anche noi siamo inconsapevoli giocatori d’azzardo. Remo Bodei, professore di filosofia morale presso la

University of California afferma che l’azzardo ha un ruolo decisivo nella vita e un peso galoppante nella società; l’azzardo ci attrae tanto perchè richiama la fortuna e la fortuna condiziona la nostra vita fin dalla nascita dal momento che si nasce in un certo posto ed in un certo tempo. Secondo Bodei esiste una certa correlazione tra l’incertezza nel futuro ed il gioco, l’incremento dell’azzardo è legato anche al grado di insicurezza generale: “ La conoscenza è un limite al caso, l’ignoranza invece ne incrementa il potere”. Lo aveva già detto Aristotele: “Il caso non è altro che l’espressione della nostra ignoranza”Il 14 giugno a Roma diciassette organizzazioni hanno dato vita al progetto “Mettiamoci in gioco”, promuovendo una campagna contro i rischi del gioco d’azzardo. L’industria del gioco è diventata una delle più importanti del paese, notevole è la crescita del numero dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale, compresi pensionati, casalinghe e giovani.Secondo alcune ricerche il 2,2% della popolazione adulta italiana risulta essere a rischio per il gioco se non addirittura vittima di una patologia. Molti sindaci sono in prima linea contro quella che definiscono una “piaga sociale”: il capofila è il sindaco di Gavorrano, comune di 9000 abitanti nel grossetano, che emanò nel 2010 l’ordinanza che negava la concessione del suolo pubblico e imponeva la chiusura anticipata ai gestori dei locali che avevano slot o videopoker.( Ordinanza poi annullata dal Tar ) Nei giorni scorsi altri segnali forti sono venuti dai sindaci di Pavia, Ceriale, in provincia di Savona e Montresta, vicino ad Oristano. Pare però che la politica “che conta” non abbia lo stesso impegno per combattere le conseguenze deleteria del gioco d’azzardo.

La parola “azzardo”deriva dal francese hasard, una parola a sua volta di origine araba derivante dal termine az-zahr che designava il dado, uno degli oggetti più antichi a cui si lega la tradizione del gioco sociale di scommessa. Alonso Fernandez distingue queste tipologie di giocatori:

  1. Giocatore sociale, considera il gioco come un’occasione per socializzare e sa governare i propri impulsi.
  2. Giocatore problematico, sfugge da problemi sociali o ne cerca la soluzione attraverso il gioco.
  3. Giocatore patologico, ha un comportamento distruttivo alimentato da problematiche psichiche.

Il giocatore patologico impulsivo dipendente è incapace di controllarsi, con un bisogno irrefrenabile di giocare. Ha una fiducia irrazionale sulla possibilità di vincere guidato dalla fortuna ed una altrettanto irrazionale fiducia di rifarsi in caso di perdita, guidato dall’idea che la sorte debba girare dalla sua parte. L’azzardo è sempre più donna, un giocatore su tre è una signora, una pensionata come una giovane mamma. Se l’uomo lo fa per sfida e competizione, per la donna giocare significa alienarsi, inseguire un sogno per staccare dalle preoccupazioni quotidiane. Molte scommettitrici italiane buttano via fortune tra bingo e lotto, poi finiscono nei centri di disintossicazione. Secondo una ricerca di Marina d’Agati intitolata “Lo stato biscazziere”, a partire dagli anni Novanta il gioco d’azzardo in Italia è stato legalizzato, liberalizzato ed ampiamente tollerato dalle politiche, con interventi normativi che lo rendono molto diffuso e svincolato da costrizioni. Ha perso via via quell’alone di peccaminosità e retroscena della vita quotidiana, per essere esibito ed incentivato con una immagine positiva: in televisione, sui giornali, su internet, nei bar e nei supermercati è una continua presentazione di giochi. Negli ultimi anni nascono nuove formule di gioco, si è infittito il reticolo dei punti vendita e ci sono nuove opportunità per scommettere nel comfort della propria abitazione o da qualsiasi luogo in cui ci si trovi. Una parte da protagonista in questa evoluzione spetta alla tecnologia informatica ed alle reti telematiche, in associazione con i mezzi di informazione. Il gruppo Snai nel 2000 investiva circa 7,2 milioni di euro per cinque mesi di pubblicità sulle varie reti televisive, così come sono state massicce le campagne pubblicitarie promosse da Lottomatica e Sisal. Il gioco d’azzardo pare non disturbare o preoccupare e non è più oggetto di disapprovazione morale, tanto da diventare uno dei maggiori fenomeni di costume degli ultimi anni: tra il 1995 ed il 1999 il volume del gioco aumenta del 28% l’anno. Nel 2011 le puntate degli Italiani sono arrivate a superare la quota record di 70 milioni di euro. Mentre la recessione scuote l’economia mondiale, il businnes del gioco legale è in continua crescita e le tasse sono piuttosto basse: lo Stato si accontenta di un settimo degli introiti, mentre sono i tabaccai ad incassare quasi la metà dei ricavati da lotterie di ogni genere. Il mercato è quasi dominato dalle macchinette, con una spesa pro capite altissima, siamo i primi giocatori al mondo.Il mercato del gioco d’azzardo in Italia vale molte decine di milioni di euro l’anno. Questa enorme espansione è aumentata grazie alle maglie larghe del governo Berlusconi che ne ha fatto una impresa, spesso presa di mira dalle mafie, sfruttando le contraddizioni legislative del settore in seguito alla liberalizzazione. La torta è ricca e fa gola alle organizzazioni criminali da Nord a Sud, tanto che il 9% dei beni sequestrati alle cosche, sono agenzie di scommesse e sale giochi. Senza tenere conto dell’azzardo clandestino di cui sostanzialmente ignoriamo le reali dimensioni. Ma chi è il “biscazziere”? E’ colui che in prima persona o in via indiretta è gestore di bische, ovvero di luoghi in cui si gioca d’azzardo. Ma quando lo Stato acquisisce questa caratteristica? Fin da subito, non appena il potere pubblico comincia a regolamentarlo, appaltando il gioco stesso. Un gioco si definisce d’azzardo quando viene praticato per denaro e il risultato finale non è controllabile. Analiticamente i giochi andrebbero divisi in due gruppi: giochi di fortuna giochi di abilità, nel corso dei secoli il giudizio verso queste attività è stato soprattutto negativo: le religioni, in particolare le confessioni dell’area protestante le hanno sempre condannate perché divulgavano la cultura del denaro facile. Negli ambienti cattolici c’è la tendenza a “chiudere un occhio” ed utilizzare ad esempio le lotterie, per uno scopo benefico. Indubitabilmente il gioco presenta aspetti problematici come la ripercussione sui rapporti familiari ed interpersonali, la dipendenza, l’indebitamento ed il ricorso ad usurai, fino al suicidio. Si tratta di costi molto elevati per la nostra società e credo che a livello politico debba cominciare una seria presa di coscienza del problema, che si sta diffondendo anche tra la popolazione giovanile. In alcune città operano associazioni specifiche come i “Giocatori anonimi”, mentre urgono un deciso interessamento ed investimenti delle Istituzioni nell’ambito della prevenzione e del contenimento del gioco.

Marina Levo

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