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Il 60% si astiene o sta con Grillo – Il Corriere

17 giugno 2012

L’inarrestabile declino dei partiti si consuma lentamente ma progressivamente, nella sostanziale incapacità di quel sistema di rispondere alle aspettative dell’elettorato di cambiamento e innovazione. La vicenda della legge elettorale, prigioniera di infiniti tatticismi di fazione che nulla hanno a che fare con l’interesse del Paese, dimostra plasticamente l’incapacità degli attuali vertici partitici di ergersi oltre i propri calcoli di parte.
In questo quadro non può che colpire e suscitate apprensione il quadro delineato da Renato Mannheimer oggi sul Corriere nel suo consueto osservatorio. Gli estenuanti compromessi parlamentari potrebbero licenziare ormai troppo tardi una riforma elettorale inadeguata e non più in grado di fronteggiare un’instabilità di portata greca.

Come accade ormai da diverso tempo, il primo e più significativo dato che colpisce esaminando la distribuzione aggiornata delle intenzioni di voto per le forze politiche è quello concernente la numerosità dei cittadini disaffezionati ai partiti tradizionali. Che cercano, di conseguenza, una opzione diversa da questi ultimi, manifestando indecisione o intenzione di astenersi o – è il fenomeno più in crescita in queste ultime settimane – rivolgendosi a una forza nettamente antipartitica, quale è il Movimento 5 stelle. Nel complesso, coloro che assumono queste posizioni costituiscono circa il 60% degli italiani. Ma si tratta di un insieme assai composito. Ad esempio, gli elettori di Grillo sono tendenzialmente più giovani, mentre le classi di età più elevate tendono maggiormente all’astensione e all’indecisione.

Ancora, tra i simpatizzanti del M5S si contano molti studenti, impiegati e lavoratori autonomi, mentre casalinghe e disoccupati si rifugiano in maggior misura nel non voto. E, se molti simpatizzanti del M5s si definiscono di sinistra o centrosinistra, gli astenuti e gli indecisi tendono a non collocarsi politicamente. Sul piano dell’orientamento elettorale poi, la crescita di indecisi e astenuti potenziali pare dovuta maggiormente alla progressiva erosione del centrodestra e del Pdl in particolare. Mentre il M5s raccoglie oggi numerosi consensi da elettori che nel 2008 e nel 2009 avevano votato per il Pd, ma anche da molti ex leghisti e da ex tentati dall’astensione. Di conseguenza, la crescita del seguito per Grillo non ha portato ad una significativa contrazione degli indecisi e degli astenuti, ma si è in qualche modo affiancata a questi ultimi. Non solo: il M5s dispone oggi ancora di un ampio bacino di voti potenziali espressi da coloro che, pur non scegliendolo, dichiarano di prenderlo comunque in considerazione per una eventuale scelta futura: nell’insieme, il mercato elettorale attuale o potenziale di Grillo sta per toccare il 30%, vale a dire quasi un italiano su tre. Naturalmente, non è detto che tutti coloro che oggi dichiarano nelle interviste – magari per una reazione di protesta – di votare per Grillo, poi lo facciano davvero nel seggio elettorale. Ma già l’ampiezza delle intenzioni di voto costituisce un sintomo indicativo dell’attuale stato dell’opinione pubblica.

Tra i partiti che più hanno sofferto elettoralmente di questa situazione vi è certo il Pdl. Che ha visto una netta diminuzione nel tempo del proprio elettorato acquisito (oggi supera di poco il 18%, collocandosi al terzo posto tra i partiti italiani, ma secondo un altro sondaggio della Swg è collocabile al 15%), ma anche, contemporaneamente, di quello potenziale. Se nel 2009 quasi metà (45%) degli italiani dichiarava di «prendere in considerazione» il partito di Berlusconi, oggi questo pubblico di simpatizzanti si è ridotto poco sotto al 12%. Anche il Pd ha mostrato una – assai più lieve – contrazione di quanti affermano di «prenderlo in considerazione»: dal 42% del 2010 al 32% di oggi.

L’insieme di questi dati ci conferma dunque, al di là delle variazioni dei singoli partiti, il fenomeno più generale cui abbiamo fatto cenno più sopra: l’allontanamento di sempre più cittadini dalle forze politiche tradizionali. Ne consegue da un verso l’accrescersi della sfiducia (l’indice di fiducia nelle istituzioni è calato negli ultimi tre mesi da 44 a 40, mentre era pari a 48 nel novembre scorso) e dall’altro l’allargarsi della consapevolezza della difficoltà della situazione (quasi il 90% degli italiani giudica l’ultimo anno assai peggiore dei precedenti). Anche a causa di tutti questi elementi, una percentuale superiore alla maggioranza assoluta degli elettori del nostro Paese invoca, come si è visto, una alternativa più o meno radicale del quadro politico. Sin qui, però, i partiti in Parlamento non sembrano tenerne molto conto.

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