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La sentenza della Corte Costituzionale e la scuola dell’”eccellenza” del ministro Profumo.

11 giugno 2012
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La Corte Costituzionaleha bocciato, con sentenza 147 del 2012, una parte della manovra estiva del governo Berlusconi. Accogliendo parzialmente i ricorsi presentati da alcune regioni (Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Sicilia, Puglia e Basilicata), i giudici hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19 comma 4 del decreto legge 98 del 2011, nella parte che fissava l’obbligo di accorpamento in Istituti Comprensivi delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, che, per acquisire autonomia dovevano essere costituiti con almeno 1000 alunni (500 in zone montane o piccole isole). Ora, vedremo quale sarà la ricaduta pratica di questa sentenza, allorché si è passato un anno di fuoco nel talora vano tentativo di imbastire una razionalizzazione scolastica decente, scontentando spesso e volentieri un po’ tutti o non trovando un accordo negli accorpamenti.

Questa notizia movimenta la fine dell’anno scolastico ed arriva in contemporanea con quella della “riforma” del ministro Francesco Profumo (ancora???), che dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri mercoledì prossimo, centrata, a quanto pare, sul principio del merito: soldi a disposizione delle scuole migliori e premi agli studenti più bravi, per far sì che l’eccellenza approdi al mondo del lavoro. Il ministro Profumo sembra imboccare la strada dell’eccellenza per riformare scuola ed Università, introducendo premi per il 5% degli studenti ed il 20% dei docenti, quelli più “meritevoli”. Mi pare giusta in questo frangente una decisa lotta all’assenteismo: i professori universitari, ad esempio, saranno obbligati ad almeno 100 ore di didattica. Nel “pacchetto di merito” del ministro sono proposti due tipi di incentivi che ci fanno riflettere: il primo rivolto agli studenti, che prevede un premio in denaro e sgravi fiscali allo studente più meritevole di ogni istituto. La scuola diventerebbe votata al primo, assomigliando ad una gara sportiva e garantendo al migliore una bella gratificazione. E gli altri? Cioè la maggioranza? Del resto si sa che in qualsiasi gara non tutti possono salire sul podio. Penso a tutti quei ragazzi che fanno fatica o che sono nella sana normalità e che rientrano nella filosofia di una scuola democratica rivolta a tutti, che ha come obiettivo l’arricchimento umano e civile della società. L’altro incentivo sarà probabilmente rivolto alle imprese, sgravi fiscali alle aziende che assumeranno i più bravi. Mi pare che le aziende abbiano sempre assunto i ragazzi più preparati e non i più somari, come è nel loro interesse, quindi non vedo tutta questa necessità di incentivarle, se non per incoraggiare un maggiore turn over al loro interno. Mi soffermerei sulla concezione stessa di scuola pubblica, come luogo formativo di forza lavoro qualificata, ma anche di cittadini dotati di senso civico, con l’obiettivo di portare ragazzi di ogni classe sociale e con diversi punti di partenza, ad amare la cultura, a scoprire il proprio talento ed esercitare un buon senso critico. Sorge preoccupazione per i soggetti più deboli nella scuola, i ragazzi stranieri, i disabili, coloro che provengono dalle fasce reddituali più basse. Forse, l’attenzione non andrebbe mai distolta da loro, perché chi è portatore di merito probabilmente avrà meno difficoltà a trovare la propria strada, di chi fa fatica e no ha una famiglia abbiente od attenta alle sue esigenze o semplicemente ben strutturata alle spalle. L’istruzione è un bene fondamentale per ogni uomo. Avere un buon livello di istruzione è indispensabile per trovare lavoro, per prendere decisioni, per affrontare i problemi della vita quotidiana, per far valere le proprie ragioni, per capire quello che avviene attorno a noi. Per queste ragioni la Costituzione ha voluto garantire a tutti i cittadini la possibilità di studiare, anche perché un buon grado di istruzione rappresenta un vantaggio per l’intera società.

Riguardo alla scuola dell’”eccellenza” è molto critico Giuseppe Fioroni, deputato Pd ed ex ministro dell’istruzione, infatti egli afferma che Profumo sbaglia, non è giusto agire per Decreto, ma serve un confronto su queste importanti tematiche. Fioroni ritiene che non si debba puntare ad una scuola per pochi, bensì scommettere su una scuola per tanti, potenziando l’avviamento professionale. “ La scuola deve avere l’ambizione di essere di qualità per tutti gli studenti.” dice Fioroni “ Le emergenze reali della scuola italiana sono la dispersione scolastica e la necessità di migliorare le competenze degli studenti, attualmente al di sotto della media OCSE”. L’ex ministro conclude dicendo:” Si incentiva la competitività senza dare nulla a chi resta indietro”. Sull’argomento anche la Cisl esprime forti dubbi, ovvero che si possa seriamente promuovere il merito accentuando la competitività tra alunni e scuole; non si valorizzano le eccellenze se non cresce la qualità globale dei percorsi formativi. Il Partito Democratico, tramite la Responsabile scuola Francesca Puglisi, ribadisce al ministro Profumo la richiesta di far diventare disegno di legge il provvedimento sul merito, almeno per la parte che riguarda le norme sulla scuola, per permettere al Parlamento, dopo aver ascoltato il mondo della scuola, di effettuare le opportune e necessarie modifiche. L’anno scolastico è agli sgoccioli ma per il pianeta scuola si prospetta una “calda “ estate, nel solito panorama politico che, senza sosta, investe alunni, famiglie, docenti e personale della scuola di continue e a volte contraddittorie, richieste e sollecitazioni.

 Marina Levo.

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