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Il vento del cambiamento e la sordità delle oligarchie – Repubblica.it

4 giugno 2012

Cambiamento, e incapacità di attuarlo. In questa stridente polarizzazione, tra le aspettative di gran parte dell’elettorato e l’inadeguatezza dei partiti nel fornire le attese risposte,  si riassume l’attuale fase politica.

Oltre alla mia breve riflessione, ispirata dalla reazione di alcuni giovani dirigenti del PD all’ipotesi di lista civica nazionale avanzata da Eugenio Scalfari, per questo negli ultimi giorni ho rilanciato gli interessanti interventi di Roberto D’Alimonte sul Sole e di Renato Manheimmer e Giuseppe De Rita sul Corriere. Ieri è tornato sul tema anche Ilvo Diamanti su Repubblica. Di seguito le sue consuete mappe.

Come si può leggere, le più autorevoli analisi convergono sui principali elementi di scenario. Data la polarizzazione del quadro politico di cui dicevo in apertura, difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti.

È UN Paese sospeso, quello che emerge dal sondaggio dell Atlante Politico di Demos. Un Paese spaesato, in cerca di prospettive politiche ancora incerte. E per ora, comunque, insoddisfacenti. Il governo, dopo il sensibile calo di fiducia subìto fra marzo e aprile circa 20 punti in meno , sembra aver recuperato consenso, fra i cittadini. Oggi il 45 per cento degli italiani ne valuta positivamente l operato. Una quota elevata, se si pensa alle difficoltà economiche e sociali del periodo. E al malessere suscitato dalle politiche fiscali, in particolare dall Imu, giudicata negativamente dal 70 per cento degli intervistati. Se si pensa, inoltre, che quasi il 50% degli italiani giustifica le proteste – talora clamorose – contro Equitalia. Nonostante tutto ciò, una consistente maggioranza della popolazione 60% continua a credere che, alla fine, il governo ce la farà a condurci fuori dalla crisi. E per questo, probabilmente, ne sopporta le scelte, per quanto con insofferenza.  D altronde, Monti stesso, personalmente, è giudicato positivamente da oltre il 50% degli intervistati. E si conferma, quindi, il leader politico più affidabile, presso gli italiani. Molto più di qualunque altro leader di partito o aspirante tale. Da Bersani a Di Pietro, passando per Fini, Casini e Montezemolo. Mentre la popolarità di coloro che avevano guidato la maggioranza di governo per circa un decennio, Berlusconi e Bossi, è scesa ai minimi storici. La perdita di credibilità personale – e familiare – di Bossi ha coinvolto tutta la Lega. Compreso Maroni. Da ciò la crisi che ha affondato il centrodestra, attualmente privo di leadership ma anche di riferimenti politici. Gli orientamenti di voto riflettono questo senso di spaesamento, rivelato – e accentuato – dalle recenti amministrative. Segnalano, in particolare: a lo sfaldamento del Pdl, ormai dimezzato, rispetto alle elezioni politiche del 2008; b la frana della Lega scivolata poco sopra il 4%, come 10 anni fa; c Mentre il Pd e l Idv tengono bene, anche se non riescono a intercettare lo sfariNAMEnto dei partiti di centrodestra. Il Pd, in particolare, si conferma primo partito in Italia. D altronde, secondo gli intervistati, è la formazione politica che si è rafforzata maggiormente, in seguito alle elezioni amministrative. d Insieme, ovviamente, al Movimento 5 Stelle M5S , promosso e ispirato da Beppe Grillo. Il quale, dal punto di vista elettorale, è stimato oltre il 16%, poco al di sotto del Pdl. Il successo alle recenti amministrative ha contribuito ad allargare ulteriormente la sua base elettorale. Il M5S è divenuto, infatti, il collettore privilegiato dell insoddisfazione sociale verso il sistema partitico. Un sentimento generalizzato, che non dà segni di rallentamento. Oltre il 40% degli intervistati, infatti, vede nella protesta contro i partiti la principale ragione di successo del Movimento. Una valutazione condivisa anche dal 27% degli elettori del M5S, i quali, però, danno maggiore importanza ad altri argomenti: l estraneità dei candidati alle logiche di potere e la concretezza dei programmi proposti ai cittadini. Resta, comunque, l incognita sulla capacità del Movimento di tenere la scena politica, oltre a quella elettorale. Soprattutto, oltre i confini locali. Infatti, quasi metà degli italiani la maggioranza ritiene il M5S in grado di amministrare le città e il territorio. Ma quasi 7 persone e 4 elettori del M5S su 10 non lo considerano capace di governare, a livello nazionale. Da ciò l impressione di un Paese sospeso. In attesa di un cambiamento ancora incompiuto. A cui Grillo e il M5S hanno offerto una risposta, uno sbocco. Sfruttato da molti elettori che, in un primo tempo, non li avevano presi in considerazione. Non è un caso se, rispetto a un mese fa, l elettorato del M5S ha modificato sensibilmente il profilo sociopolitico. In particolare, al suo interno sono aumentati: a gli elettori dei comuni medio-piccoli; b le persone di età medio-alta; c le componenti di centro-destra; d gli elettori provenienti dalla Lega e dal Pdl. In altri termini: il M5S ha intercettato il disagio diffuso fra gli elettori. L ha canalizzato, dandogli visibilità. Ma senza risolverlo. La domanda di cambiamento politico, infatti, resta molto estesa, al punto che circa un terzo degli elettori sostiene che, se si presentasse un partito nuovo , guidato da un leader nuovo e vicino alla gente : lo voterebbe sicuramente . Si tratta di un orientamento trasversale. Particolarmente accentuato nella base elettorale dei soggetti politici che in precedenza detenevano il monopolio della rappresentanza del nuovo , come la Lega. Ma anche l Idv e Sel. Tuttavia, questo orientamento appare ampio anche fra gli elettori dell Udc, alla ricerca, da tempo, di un modo – e di uno sbocco – per uscire dal centro , che rischia di trasformarsi in un ghetto. Schiacciato da destra, sinistra e, ora, anche dal M5S.

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