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Femminicidio

3 giugno 2012

Claudia Deagatone ha scritto per noi questo accorato post. Vale la pena leggerlo con attenzione.

Femminicidio – così molte donne (femministe, se vi riconoscete in questo percorso, o semplicemente donne) chiedono dare un nome alla cupa violenza sulle donne, in analogia con il genocidio, per marcarne la potenza distruttiva.
In Italia, dall’inizio di quest’anno ad oggi (fine maggio 2012) sono state 67 le donne vittime di violenza, attuata in più del 70% dei casi da uomini con i quali avevano legami di affetto, di parentela, legami familiari o di relazioni. Uomini che avevano spesso messo quelle stesse donne al centro delle loro vite: fidanzati, mariti a volte già ex, amanti respinti.

Lo scorso anno, abbiamo chiuso con un bilancio terribile, che dovrebbe far tremare soprattutto le donne che hanno in carico la cura delle generazioni di donne più giovani: in Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo. Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale, secondo gli ultimi dati Istat.
Personalmente, mi sono spaventata e mi sono guardata intorno per riconoscere quelle donne (1 su 3!!) che hanno subito violenza fisica o sessuale. Perché ci sono, anche se spesso tacciono le violenze subite per paura, del loro aggressore, certo, ma anche del clima sociale nel quale sono cresciute che nel nostro Paese non si può dire che sia “accogliente e pervaso di considerazione” nei confronti delle donne.
Spesso si sente dire semplicisticamente che “l’atteggiamento dei maschi italiani dipende dall’educazione ricevuta dalle madri” o più realisticamente dall’educazione ricevuta in seno alle famiglie italiane. In parte è vero, ma non basta.
In quanti programmi scolastici si affronta il tema della parità tra i sessi, del rispetto reciproco? In quante scuole in Italia ci sono programmi consistenti (e non parlo di poche ore annuali) e regolari di educazione alla sessualità e all’affettività?
Con quali esempi costanti crescono i ragazzi, maschi e femmine, se quasi 700 mila donne, sempre dati Istat, hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza, e nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a uno o più episodi di violenza?
Da molti anni esiste in Italia un organismo di autoregolamentazione della pubblicità, lo IAP (Istituto di Autoregolamentazione della pubblicità), che in particolare dal 2011 monitorizza l’impatto della pubblicità (televisiva, cartacea, dei manifesti pubblici) sull’immagine femminile che si costruisce nell’immaginario comune (non solo maschile), con attenzione particolare alle rappresentazioni lesive della dignità della donna e contrarie alla parità dei sessi.
Sono molte le pubblicità che sono state sanzionate e ritirate, ma di questo lavoro non si parla nelle scuole, tranne che in lodevoli ma isolate occasioni, quando invece dovrebbe essere un prezioso spunto di riflessione per i ragazzi.
L’impatto devastante che una rappresentazione mediatica può avere sulla coscienza di un ragazzo è evidente in questa recente notizia: un 12enne inglese ha abusato di una bambina di 9 anni per emulare un porno visto in rete. Ecco l’effetto di oggettivizzazione della donna che i porno, ma più banalmente anche certe pubblicità hanno su menti semplici. Dall’oggettivizzazione che toglie valore alla persona in quanto tale alla violenza il passo è breve.
Per questo l’attenzione deve essere costante e soprattutto deve essere coltivata nei luoghi educativi con iniziative di riflessione aperte a tutti sulla violenza sulle donne e sul femminicidio.
Coltivata laicamente, aggiungerei, soprattutto (anche se non solo) nei luoghi comuni, equidistanti dalle posizioni religiose, ideologiche e anche politiche, uscendo anche dai confini degli spazi di discussione e di confronto che le donne stanno riscoprendo e ricostruendo.
A questo proposito, invito tutte e tutti a partecipare alla presentazione del libro dell’avvocato Barbara Spinelli “Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale.”, che si terrà ad Alessandria domani sera lunedì 4 giugno alle ore 21 presso la sede ACSAL (p.zza De Andrè 76).

Claudia Deagatone – Portavoce della Conferenza Provinciale delle donne Democratiche

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