Skip to content

La produttività non il debito è il vero freno – Il Sole 24 ORE

18 maggio 2012

 

Sul Sole 24 Ore di oggi, Giacomo Vaciago pubblica un articolo estremamente chiaro e comprensibile che può aiutare anche i non addetti ai lavori a meglio apprezzare la sostanza del dilemma austerità-crescita in cui si dibatte l’Europa.

Dall’euforia di qualche anno fa al panico di questi giorni: il mito della finanza che è sempre in grado di risolvere ogni problema e spesso riesce anche a fare miracoli è decisamente appannato. Adesso, abbiamo da risolvere anche i problemi che la finanza ci ha lasciato in eredità. Con particolare riferimento all’eurozona – e quindi alle drammatiche scelte che la Grecia ci impone – merita anzitutto riflettere sui rapporti tra austerità e crescita: è questo un dibattito che dura ormai da anni e che la crisi di questi giorni ha riproposto. È un dibattito che si svolge sia all’interno di molti Paesi europei sia nei loro rapporti. Riguarda da vicino anche l’Italia e quindi merita sottolinearne i principali aspetti.

Anzitutto, ricordiamo le tre “scuole” – di ricerca scientifica e di proposta politica – che aiutano a capire i problemi da affrontare e risolvere.

La prima scuola è anche detta della “austerità espansiva”: ridurre il debito pubblico fa bene all’economia. Perché consente una successiva riduzione delle tasse sulla parte più produttiva del Paese (imprese e lavoratori); perché riduce i rischi di fallimento e quindi i timori di impoverimento dei risparmiatori, e così via. Da Ricardo in poi, e quindi per due secoli, questa tesi ha trovato dignità scientifica e qualcuno ne ha fatto la sua proposta politica. La ritroviamo qualche anno fa nella ricerca di economisti della “scuola italiana” come Alesina e Perotti; e ce ne sono conferme empiriche. Non tante, ma che bastano per sostenere che – a certe condizioni – la cosa potrebbe funzionare: riducete in modo sistematico e credibile un debito pubblico eccessivo, e vedrete che l’economia torna a crescere presto e bene. Chi nell’ultimo anno ha sostenuto che grazie all’austerità si sarebbe ridotto quello spread che strangolava l’economia, si può dire appartenga a questa scuola.

La seconda posizione, che è poi quella prevalente tra gli economisti, è invece di taglio keynesiano: l’austerità rappresenta un costo per l’economia, e sempre si accompagna a calo della produzione e dell’occupazione. È quindi da rinviare a tempi migliori, se l’economia è già in recessione. È sembrato che questa fosse, in campagna elettorale, la posizione del nuovo presidente della Francia, ma non era vero.

Come ha infatti ben spiegato sul Financial Times (martedì 15 maggio) il professore francese Philippe Aghion, che ha cattedra di economia ad Harvard e che si firma come consigliere di Hollande. Aghion è uno dei più noti studiosi della “moderna teoria della crescita economica”, che si rifà a Schumpeter più che a Keynes, ed è in questi termini che spiega il programma del nuovo presidente francese.

Avere all’Eliseo qualcuno che crede alla necessità della crescita, e che anche a tal fine valuta il ruolo dell’euro, è una novità da salutare in modo molto positivo. Perché ci aiuta a uscire dall’alternativa infruttuosa in cui ci eravamo cacciati tra “austerità virtuosa” alla tedesca e spesa-pubblica-inutile alla Keynes.

Dall’autunno scorso, con Draghi a Francoforte e poi con Monti a Roma, si è fatta strada una terza via: intermedia tra il pessimismo keynesiano e l’ottimismo dei classici; secondo la quale una credibile “disciplina” (il “fiscal compact” come insieme di regole, prima ancora dei suoi contenuti) riduce il costo di quel minimo di austerità che la crisi – proprio perché causata da un debito (privato e/o pubblico) eccessivo – comunque impone. E la crescita può e deve essere sicuramente ottenuta, con le appropriate politiche, giocate più dal lato dell’offerta (da rendere più efficiente) che da quello della domanda. È evidente che in questo caso il Keynes evocato è più quello della “trappola della liquidità ” che quello che propone di scavare buche inutili pur di ridurre la disoccupazione.

Continua via La produttività non il debito è il vero freno – Il Sole 24 ORE.

 

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: