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Matteo Renzi e il “dolce” Stil Novo

14 maggio 2012

Marina Levo vive ed insegna in quel comprensorio pre-appenninico al confine tra Piemonte e Liguria. Marina è consigliere comunale e membro della Direzione provinciale del Partito Democratico della Provincia di Alessandria.

Il secondo libro del Sindaco di Firenze Matteo Renzi, dopo il successo di “Fuori” del 2011, edito da Rizzoli nell’aprile del 2012, rappresenta un tributo d’amore e di stima dell’autore verso la storia e l’arte della sua città, nell’auspicio che ci si possa sollevare presto dalla situazione economica e politica stagnante in cui è sprofondato il nostro paese. Renzi scrive: “Forse non avete mai pensato al Granduca Cosimo come a un “rottamatore” ante litteram. Considerare Dante un modello per la sinistra probabilmente vi stupirà e di sicuro stupirebbe anche lui. Qualcuno troverebbe fuori luogo il paragone tra il “tecnico” Machiavelli e Mario Monti o tra la burocrazia ai tempi del Vasari e quella di oggi. Ma la storia di Firenze ha molto da insegnare alla politica contemporanea.

Matteo Renzi mi piace. Lo sanno i miei amici e un po’ mi prendono in giro, mi regalano i suoi libri, facendomi, tra l’altro, un dono estremamente gradito. Credo che mi sia permessa l’umana simpatia per il personaggio, non mi ritengo titolata ad una precisa forma di analisi del suo operato politico, pertanto mi sono domandata quali potevano essere gli elementi teorico-politici e comunicativi che me lo rendono così simpatico. Il libro “Stil Novo” si apre con una citazione bellissima di Dostoevskij: “IL MONDO SARA’ SALVATO DALLA BELLEZZA” e ci si chiede: ma serve ancora la bellezza oggi? Tutti i media insistono sulla crisi finanziaria, il futuro non sembra più nelle nostre mani ma dipende da una Cancelliera tedesca, da un banchiere europeo o da un colosso cinese. Allora, ci si chiede che cosa serva la bellezza mozzafiato di città come Roma, Firenze o Venezia….possibile che il nostro paese sia diventato solo un ammasso di codici fiscali? Ha ragione Renzi quando afferma che non possiamo arrenderci alla tecnocrazia, ma occorre un nuovo corso che riporti la passione al centro, che riparta (perché no?) dalla bellezza. Queste prime battute del libro mi hanno riportato ai tempi dell’Università e ai miei studi filosofici. All’epoca erano i miei preferiti e mi ero avventurata in una tesi di filosofia morale sulla teoria dell’amore in Platone e Vladimir Solove’v e mi ero proprio imbattuta nella frase di Dostoevskij tratta da “L’idiota”: “Quale bellezza salverà il mondo?”. Il tema della bellezza nella tradizione russa assume valori sofianici e iconografici, lo stesso Dostoevskij fa una profezia linguistica. Tra il Bello e il Bene esiste in filosofia un legame inscindibile: il Bello “schilleriano” ha il potere di ricomporre in una unità armonica il disordine fondamentale della realtà. In tal senso l’idea della bellezza di Dostoevskij coinciderebbe con quella di Platone nell’interpretazione di Vladimir Solove’v. So che molti intellettuali ed esponenti della sinistra non apprezzano Matteo Renzi, dicono che sia troppo litigioso, che non riesca ad aggregare un team valido di persone attorno al suo progetto politico. Non piace il suo modo di presentarsi definito “anni 80”; non piace la sua dichiarata propensione alla cosiddetta “rottamazione” degli esponenti politici da molti anni sulla breccia nell’italico panorama parlamentare. In questo concordo con Renzi. La politica non dovrebbe essere un mestiere, ma un periodo di vita, un momento in cui un uomo (o una donna?) mette a disposizione della società le proprie qualità e capacità, senza aspettarsi dei riconoscimenti vita natural durante. Personalmente, vorrei che la politica fosse concepita come SERVIZIO. Sarà perché lavoro da 25 anni nella scuola e il termine “servizio” fa parte del mio quotidiano, ma credo che sia l’accezione più giusta e umana della parola politica, intesa come servizio alla collettività. Certo che ognuno di noi, leggendo sui giornali i fiumi di denaro mal gestiti da alcuni, certo apprezzati da tutti i politici, percepisce queste parole come un po’ stonate. Litigioso Renzi? Egli stesso lo ammette, afferma infatti che i Fiorentini sono abituati fin da piccoli alla polemica e la praticano con passione. Onestamente…..non trovo i Fiorentini molto diversi da noi, abitanti dell’Acquese, che in quanto a fazioni e polemiche non siamo secondi a nessuno. Anche noi siamo portati a litigare un po’ per partito preso, del resto io provengo da un comune-condominio come Castelletto d’Erro, dotato di un tasso di litigiosità che farebbe impallidire gli abitanti di Firenze. Parlare di territorio, anche un po’ scherzosamente, rimanda ad un altro punto che amo della politica di Renzi: egli afferma che se si vuole governare un territorio gli si deve voler bene, come si vuole bene agli amici, altrimenti si rischia di rimanere semplicemente un grigio funzionario della quotidianità, voler bene alla terra che si governa è la prima regola del gioco.

 Marina Levo

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