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Burocrati incapaci di sforbiciare – Il Sole 24 Ore

4 maggio 2012

Ancora sulla spending review e sulle scontate forti resistenze che la macchina burocratica opporrà come sempre ai risparmi e alle razionalizzazioni.

La vera novità della “revisione della spesa pubblica” nell’era Monti consiste nella definitiva presa d’atto che le burocrazie pubbliche sono incapaci di auto-analisi e hanno bisogno di un “commissario” per dare avvio a processi di cambiamento strutturale.
Nonostante le massicce iniezioni di retorica efficientistica introdotte “per legge” dalle riforme degli anni Novanta, dalla contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego all’introduzione dell’intera cassetta degli attrezzi del paradigma manageriale di gestione pubblica (pianificazione strategica, controllo di gestione, valutazione della prestazione e del personale, zero-based budgeting), la probabilità che siano le burocrazie a dirsi da sole quali sono i rami secchi da tagliare risulta in Italia ancora bassa, specialmente nelle amministrazioni centrali dello stato.
Il segnale dato con la nomina di Enrico Bondi è, anche sul piano simbolico, inequivocabile: se il processo decentrato e bottom up non funziona, verrà scrutinato senza sconti e condotto con mano ferma dall’alto verso gli obiettivi di downsizing prefissati, come accade di fronte ad aziende mastodontiche in crisi che devono perdere peso, essere rifocalizzate sul core business, valorizzando le eccellenze perché tornino ad essere redditive. Una sfida a dir poco impervia, in un settore labour intensive come quello ministeriale, in tempi di crisi.

D’altro canto così sono state condotte le esperienze più incisive di spending review in giro per il mondo; con gruppi “misti” di dirigenti interni e figure professionali esterne, chiamati a passare al setaccio ogni singola attività svolta dentro a complesse architetture organizzative: non solo a stanare gli sprechi, ma a sfidare le diseconomie prodotte dalla negligente reiterazione di routine invecchiate, mettendo alle strette i funzionari pubblici con un cambiamento tecnologico che nel giro di pochissimo tempo sottraeva alla materia carte, faldoni e mansionari. Dal sistema degli “scrutini” introdotti nel 1982 dalla Thatcher (poi passati nelle mani del duo laburista Blair-Brown e infine approdati nel risanamento di Whitehall di Cameron) alla “reinvenzione del governo” di Gore-Clinton, quella che aveva appunto l’obiettivo di “fare meglio con meno” grazie a oltre 200 “laboratori sulla riorganizzazione” in ogni ramo delle agenzie federali per silhouettare il restyling del settore pubblico in maniera mirata.

Esempi che, per inciso, dimostrano lo svaporamento delle categorie destra-sinistra in tema di riforme amministrative. Così sono stati risparmiati 108 miliardi di dollari tra il 1993 e il 1998 sotto Clinton e circa 100 miliardi di euro negli ultimi cinque anni in Gran Bretagna.
Anche in Italia, dunque, entro la fine di maggio il governo potrà dare avvio alla razionalizzazione. È fondamentale, tuttavia, che la task force montiana lavori sul disegno istituzionale delle amministrazioni, più che sui servizi erogati e sul numero dei dipendenti, dandosi un orizzonte non limitato a grattare sempre il fondo degli stessi barili. I dati Ocse continuano a dirci come siano ancora troppo pochi, e quasi ininfluenti, i ritocchi all’impalcatura complessiva della macchina pubblica, con un forte squilibrio rispetto ai servizi, costantemente sotto assedio (Government at a Glance, 2011).
Proprio qui sta la maggiore scommessa, in una vera e propria “ristrutturazione” della burocrazia: riducendo quanto prima, esattamente come va fatto per le province, il numero delle Prefetture, delle Questure, delle Camere di Commercio, e accorpando gli uffici periferici dei ministeri intorno ad un unico Ufficio Territoriale del Governo; operando in maniera simile sulle sedi diplomatiche; razionalizzando la rete dei tribunali; unificando le sei attuali forze di polizia; unificando le attuali tre distinte agenzie fiscali; sfoltendo il profluvio di ramificazioni di enti statali, cuore pulsante dell’elefantiasi burocratica degli anni Sessanta, e sopravvissuti, non si sa bene perché, alle leggi sul parastato del 1956 e del 1975.
Il Governo Monti ha già dato un buon esempio unificando tre enti previdenziali in un istituto unico. Prosegua con determinazione. Agire ulteriormente, con tagli di nuovo in fin dei conti lineari, su servizi già in forte sofferenza, che si tratti dell’istruzione o della sicurezza, sarebbe meno incisivo e incrinerebbe la fiducia dei cittadini. Se invece riesce anche a dare un segno che la riforma dello stato è possibile, liberando risorse per contenere l’aumento delle tasse e salvaguardando la qualità dei servizi, il governo avrà fatto molto di più di quanto gli si chiede.
Via: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-05-04/burocrati-incapaci-sforbiciare-064014.shtml?uuid=AbNRwOXF

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