Skip to content

Interni – Bondi, l’asso nella manica di Monti. E la Ragioneria finisce sotto tutela – Europa

3 maggio 2012

Su Europa di oggi, Raffaella Cascioli sintetizza metodi, strumenti ed implicazioni della spending revew.

Rilanciata l’azione di governo: entro 15 giorni il piano del commissario sui tagli per 2,1 miliardi
Con la nomina di Enrico Bondi, commissario per la spending review, la guerra finora rimasta sotto traccia tra governo e Ragioneria generale (o meglio tra Monti-Giarda e Canzio) è ufficialmente dichiarata. E le sorti del conflitto sono tutt’altro che scontate. Anzi, lo scontro si preannuncia aperto con possibili colpi di scena dall’una e dall’altra parte. Al centro del contendere non solo i tagli per 4,2 miliardi di euro per il 2012.

Chissà se Mario Monti o Piero Giarda hanno mai letto L’arte della guerra, ovvero quel trattato di strategia militare scritto in Cina oltre 2.500 anni fa e considerato ancora oggi un manuale dove i paradossi rappresentano la via d’uscita? Perché una cosa è certa. Se è vero che nel IV secolo a. C. c’è chi ha scritto che «l’attacco diretto mira al coinvolgimento, quello di sorpresa alla vittoria», utilizzare un decreto legge per entrare dentro al ministero del Tesoro e avere accesso ai dati, negati nelle ultime settimane allo stesso Giarda che pure in altri tempi entrava e usciva da via Venti Settembre, è stato sicuramente uno strumento forte.
Un po’ come l’assedio di Vienna da parte di Solimano il Magnifico nel 1529. D’altra parte negli ultimi mesi, la Ragioneria non era andata molto per il sottile in parlamento quando aveva minato a marzo il decreto liberalizzazioni sollevando dubbi su alcune coperture relative all’istituto delle compensazioni per il pagamento dei debiti della Pa. E questo era stato solo l’ultimo, clamoroso episodio affiorato ma la guerra dei nervi era già da tempo avviata. Se la strategia Monti-Giarda risulterà vincente lo si potrà constatare nei prossimi mesi, quel che è certo è che vi sono precedenti anche illustri (da Ciampi a Tps) di ministri che hanno dovuto siglare una tregua se non addirittura arrendersi.
Per ora Enrico Bondi che, come si legge dal decreto attuerà le politiche espresse dal ministro Giarda di cui è il braccio operativo, guiderà il taglio della spese direttamente da via Venti Settembre. La riunione di ieri mattina è stata di natura logistica e il risultato, comunicato dal sottosegretario Catricalà, assomiglia a una dichiarazione di guerra: «Abbiamo individuato gli uffici della presidenza del consiglio e del Mef dei quali si avvarrà. Si tratta dell’ispettorato della Funzione pubblica e degli uffici della Ragioneria generale». Per il resto entro 15 giorni il commissario sarà tenuto a presentare un cronoprogramma al consiglio dei ministri con un piano di tagli pari a 2,1 miliardi di euro, ovvero la metà di quelli previsti per quest’anno.
Una riduzione non lineare ma selettiva (da cui sono esclusi Quirinale, Consulta e parlamento) non impossibile vista l’entità anche se i problemi riguardano i tempi (visto che la riorganizzazione del perimetro della pubblica amministrazione impone revisioni legislative) e i modi poiché per razionalizzare acquisti di beni e servizi anche degli enti decentrati il percorso potrebbe rivelarsi accidentato anche sul piano costituzionale. Se il governo invita via web tutti i cittadini a segnalare eventuali sprechi, non c’è dubbio che con la spending review e con la mossa di lunedì Monti intende rilanciare l’azione del suo esecutivo come peraltro indicato dallo stesso presidente della repubblica Napolitano che, in occasione del primo maggio, ha insistito sul fatto che «la chiave per determinare maggiore crescita anche in contesti di risorse limitate sta nella qualità della spesa». Parole riprese ieri dallo stesso Monti che ha avvertito come «per la crescita non basterà poco tempo, per quanto brillanti possano essere i governi che succederanno a quello attuale, la bassa crescita è dovuta a peculiarità culturali del nostro paese». Il premier ha sottolineato come sia importante convincersi che sia esistita un’insufficiente crescita negli ultimi dieci-quindici anni, malgrado sia stata negata fino a qualche anno fa».
Per Natale D’Amico, magistrato della Corte dei conti, «l’azione di politica economica del governo si sta completando con un intervento in due settori finora deboli: da un lato tagli alla spesa e dall’altro l’annuncio di un programma di dismissioni patrimoniali». Se ci riuscirà a farlo con Giarda-Bondi lo si saprà nei prossimi mesi quando Monti chiederà conto anche a Francesco Giavazzi, nominato esperto per la revisione degli incentivi alle imprese, di quanto dalle colonne del Corriere della Sera l’economista va dicendo ormai da anni. In ballo ci sono 40 miliardi e contratti di servizio anche con Poste e Ferrovie. L’incarico appare una sfida tra professori (fortunamente a costo zero) che però sancisce la crescente confusione del ministro per lo sviluppo economico Passera la cui politica appare giorno dopo giorno indecifrabile.
Via: http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134431/bondi_lasso_nella_manica_di_monti_e_la_ragioneria_finisce_sotto_tutela

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: