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Separare politica e amministrazione

8 aprile 2012

Emma Bonino rilancia una campagna di legalità che la sinistra a suo tempo ha fatto propria: la separazione di politica e amministrazione. Il proliferare di enti semi-pubblici e l’intreccio perverso tra  politica e mondo economico è il terreno di coltura per fenomeni di  corruzione e concussione. Bene il richiamo alla natura giuridica dei partiti come enti di diritto pubblico (art.49) che come tali hanno doveri di trasparenza non solo  nei confronti dei propri iscritti, ma dei cittadini tutti. Quando la cultura radicale è lievito per la riforma della politica.

http://www.repubblica.it/politica/2012/04/08/news/bonino-32973552/?ref=HREA-1

L’INTERVISTA

Bonino: “Azzeriamo norme sul finanziamento
ma il nodo è l’occupazione della cosa pubblica”

Per la vicepresidente del Senato, cancellare le attuali regole non basta: “Serve un’operazione di verità sul ruolo dei partiti in aziende pubbliche, Asl, municipalizzate. Sui rapporti con il potere economico”. Poi parla della nuova sfida radicale sui referendum. E sul caso di Rosy Mauro dice: “Serve sensibilità istituzionale”
di TIZIANA TESTA

Bonino: "Azzeriamo norme sul finanziamento ma il nodo è l'occupazione della cosa pubblica"La vicepresidente del Senato Emma Bonino (fotogramma)

ROMA – “Negli ultimi scandali che riguardano i partiti ci sono dati di cronaca che hanno dell’incredibile per il senso di impunità raggiunto. Lo sono anche per chi, come me, pratica la politica da oltre trent’anni. E io non sono un’ingenua, né vengo da Marte”. Emma Bonino, radicale e vicepresidente del Senato, accetta di parlare del finanziamento pubblico e delle ultime vicende giudiziarie che agitano la politica. Lo fa appena terminato, davanti al carcere romano di Regina Coeli, il sit-in di Pasqua per i diritti umani e l’amnistia (in vista della marcia programmata dai radicali per il 25 aprile).

Partiamo dal possibile intervento del governo sulla la riforma del finanziamento. Il ministro Severino ha offerto il proprio contributo. Alcune forze politiche, in primo luogo il Terzo Polo, invocano il decreto…
“Trovo quest’invocazione l’ennesima prova di inutilità e incapacità dei partiti. Non capisco perché chiedere l’aiuto di papà. Se proprio vogliono procedere alla riforma, la facciano rapidamente, in sede legislativa. Come è accaduto, nel giro di una notte, per reintrodurre i rimborsi elettorali e sconfessare il referendum del ’93”.

Lei non crede alla capacità dei partiti di autoriformarsi?

“Magari faranno un intervento, se non vogliono essere travolti dalla rabbia dei cittadini. Ma lo limiteranno al solo finanziamento pubblico. E invece il problema della partitocrazia è ben più ampio e il caso che riguarda la Lega e Fincantieri è solo l’ultimo di una lunga serie. Dovremmo parlare della presenza dei partiti nelle Asl, delle nomine nelle municipalizzate, degli accordi e delle spartizioni con il mondo degli affari”.

Voi radicali siete pronti a ripartire con un nuovo referendum per l’abolizione dell’attuale legge sui soldi ai partiti. Ma come va finanziata la politica? Senza soldi pubblici non rischia di restare un’esclusiva dei ricchi? 
“Io dico innanzitutto di azzerare il sistema attuale. Poi noi radicali chiediamo servizi gratuiti per le attività politiche dei cittadini – dall’autenticazione delle firme, ai servizi postali, alla banda larga – che sono servizi essenziali per i partiti. E questo è il senso della proposta di legge presentata da Maurizio Turco alla Camera. Per il resto, torniamo alla Costituzione. Bersani dice che è la più bella del mondo , ma è anche la meno applicata. Ripartiamo allora dall’articolo 49, che prevedeva la democrazia interna. Le forze politiche dovevano diventare soggetti con personalità giuridica, dunque con precisi obblighi anche dal punto di vista dei bilanci. E invece sono rimasti enti privati che gestiscono fondi pubblici sotto la forma ipocrita dei rimborsi elettorali. E poi, non bastano i controlli rigorosi su questi fondi. Bisogna mettere sotto osservazione anche i patrimoni delle forze politiche e i loro rapporti con le fondazioni”.

Lei ha parlato del referendum ‘tradito’ del ’93. Avete ancora fiducia in questo strumento, nonostante tutto? 
“Noi radicali siamo cocciuti, ci abbiamo riprovato anche nel 2000 a seguire la via referendaria ma allora purtroppo non è stato raggiunto il quorum. Siamo consapevoli che, viste le scadenze legislative, potremo raccogliere le firme solo da ottobre e comunque non si potrà votare prima del 2014. Però il referendum è anche una pressione, un modo per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica”.

Torniamo allo scandalo più recente, quello esploso in casa Lega. Lei è vicepresidente del Senato come Rosy Mauro. Molte forze politiche chiedono le dimissioni immediate – dall’incarico a palazzo Madama – dell’esponente del Carroccio. Lei è d’accordo?
“Rosy Mauro non è indagata, quindi le dimissioni sono solo una questione di sensibilità istituzionale. E io spero sempre che la sensibilità istituzionale ci sia”.

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