Skip to content

Giorgio Abonante & Franco Gavio: Welfare e finanza, una prova di convivenza per un matrimonio possibile

26 marzo 2012

Il dibattito sull’innovazione finanziaria è buono o cattivo? Tuttavia, quantificarne i benefici è quasi impossibile. Come la maggior parte delle cose, il tutto dipende dalla saggezza o dall’avidità degli uomini. Il dibattito sulla necessità che il pubblico erario provveda al sostegno dei servizi sociali è buono o cattivo? Sicuramente buono, anche se gli aderenti al Tea Party sostengono nettamente il contrario. Sennonché, in particolare nei paesi occidentali, si evidenziano drammaticamente due fattori che mettono in dubbio la sostenibilità da parte dello Stato di provvedere in misura adeguata ai futuri bisogni socio-assistenziali della cittadinanza: le scarse risorse finanziarie dovute a fattori di indebitamento pubblico e l’ineluttabile invecchiamento della popolazione. Mantenere costante il flusso di denaro per alimentare un dignitoso welfare futuro significherebbe depauperare ulteriormente il patrimonio pubblico o in alternativa aumentare considerevolmente la già elevata estrazione fiscale. Razionalizzare la spesa, aumentare la produttività degli operatori possono essere delle soluzioni tampone, se non addirittura la dispensa di “pannicelli caldi” da modesta campagna elettorale che, nel peggiore dei casi, si trasformano in licenziamenti coatti e disservizi per la comunità. Sarebbe opportuno uscire sia dalle logiche degli anni 70 (l’universalismo comunitario) sia da quelle degli anni 80 (la deregulation reaganiana). Quindi, necessita un’idea nuova, uno scatto in avanti che esuli dai soliti tritati schemi e che tragga insegnamento dalle novità sorte nell’ultimo decennio del secolo scorso.

Sono le carte di credito, le ipoteche, i credit-default swap (CDS), i collateralised-debt obbligations (CDOs), la finanza nel suo complesso così importanti da influire negativamente sul corso degli eventi storici? E’ vero che alcuni strumenti, ad esempio, quelli ad elevata leva finanziaria, sono intrinsecamente più pericolosi rispetto ad altri? Nondimeno, anche le innovazioni finanziare che si considerano senza dubbio “buone” finiscono spesso per avere notevoli somiglianze rispetto a quelle che ora sono coralmente diffamate. Per una dimostrazione, prendiamo esempio dalla città Peterborough. Questo medio centro urbano inglese nel Cambridgeshire, famoso per la sua cattedrale, è anche il luogo nel quale è avvenuto un esperimento finanziario, i cui suoi sostenitori sperano che avrà grandi conseguenze per come in futuro si potranno finanziare i servizi pubblici. Peterborough è il luogo dove i proventi del primo social-impact bond al mondo sono stati spesi. Questo strumento non è affatto un titolo finanziario per eccellenza, ma viene trattato in un modo non dissimile dalla semplice obbligazione. Nel settembre 2010 un’organizzazione chiamata Social Finance (Finanza Sociale) raccolse 5 milioni di sterline ($ 7,8 milioni) da 17 investitori, sia da privati sia da istituti benefici. Il denaro venne utilizzato per finanziare un programma sociale finalizzato per aiutare a prevenire forme di recidiva da parte di ex-detenuti. Il tasso di “ricaduta” tra i soggetti selezionati per questo tipo di iniziativa sarà misurato rispetto a un data-base nazionale di condannati per gli stessi reati aventi un simile profilo. Qualora la struttura sociale incaricata di Peterborough sia in grado di fare meglio rispetto al resto del paese, gli investitori riceveranno una remunerazione del capitale investito da parte del Ministero della Giustizia Inglese. Se tutto va bene, i primi pagamenti saranno effettuati nel 2013. Lo schema sta destando molta attenzione, non solo in Gran Bretagna. Si tratta di una miscela di rendimenti sociali e finanziari che riguarda una crescente tipologia di operazioni finanziarie conosciuta con il nome di impact investiment (investimento d’impatto). Un sincretismo tra il diavolo e l’acqua santa tale da risultare interessante per i Governi desiderosi di spendere bene le proprie scarse risorse e nel contempo di adeguarle ai benefici pubblici. In questo modo i fornitori di servizi, come gli operatori che gestiscono lo schema della riabilitazione dei prigionieri a Peterborough, ricevendo un capitale iniziale appropriato allo scopo, possono pianificare in anticipo il loro lavoro senza sostenere alcun rischio finanziario. Ora, si parla di introdurre gli impact-bond in Australia, Canada e Stati Uniti. Questo esperimento non è altro che un chiaro esempio d’innovazione finanziaria, la cui funzione metterebbe d’accordo anche i più severi critici del settore. Insomma, vale la pena provare. Eppure, nelle sue qualità fondamentali, uno strumento palesemente “buono” come il social-impact bond, non è poi così diverso dai suoi odiati cugini.

In primo luogo, la funzione primaria di questo esempio di finanza “creativa” è quello di produrre una serie di flussi di cassa per soddisfare le esigenze di coloro che sono coinvolti in questa missione: il gestore del servizio, il Governo e infine l’investitore. È assai vero che gli investitori nel fondo Peterborough, per ovvie ragioni connesse alla riduzione della marginalità locale, potrebbero essere più disposti a sacrificare il rendimento finanziario per le prestazioni sociali, rispetto all’offerta indirizzata al risparmiatore ordinario o al medio “ritorno” di un classico fondo pensione. Ma, è altrettanto vero, che “il filo rosso” che si dipana attraverso l’innovazione finanziaria è orientato alla creazione di nuove strutture di capitale, le quali per necessità possono conglobare molteplici interessi.

In secondo luogo, il social-impact bond si basa sul concetto di trasferimento del rischio. In questo caso l’alea passa dal Governo agli investitori finanziari, che verranno remunerati solo se lo schema avrà successo. Non dimentichiamoci che il trasferimento del rischio è anche una delle grandi idee della finanza “creativa”, il cui nesso sta dietro alla cosiddetta securitisation (cartolarizzazione) ossia: l’accumulo di flussi di cassa provenienti da mutui e altri tipi di debito iscritti sui libri contabili degli istituti di credito in un singolo titolo che può essere venduto agli investitori sul mercato dei capitali.

In terzo luogo, anche in questa fase iniziale il social-impact bond è alle prese con le difficoltà di misurazione e standardizzazione. Un esempio evidente è la necessità di creare gruppi definiti di misurazioni al fine di capire il livello o benchmark oltre quale diventa remunerativo il pagamento di una rendita. In questo caso, lo possiamo valutare attraverso il confronto tra i “prigionieri” di Peterborough e un gruppo di soggetti aventi uguali caratteristiche rilevato da una banca dati nazionale. Sempre mediante l’esperienza in campo finanziario – ci si riferisce alla galassia degli “arbitraggi” – è possibile stimare simili misure di performance. Ciò consente ad acquirenti e venditori di incontrarsi in modo rapido facendo decollare nuovi mercati.

Giorgio Abonante, Consigliere Comunale PD Città di Alessandria

Franco Gavio, membro della Direzione Regionale Piemontese del PD

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: