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Giorgio Abonante: Alessandria coesione territoriale da ricostruire

23 marzo 2012

A livello locale c’è un solo modo per essere certi di andare incontro all’impoverimento del territorio: essere divisi scambiando le istituzioni per soggetti di parte. Delle alterne vicende del Comune di Alessandria ciò che più mi lascia perplesso è la volontà di affermare il capoluogo come dominatore assoluto della situazione. In Amag (acqua e gas), Aral (smaltimento rifiuti), Cissaca (servizi sociali) si è sempre esplicata quella capacità di mutuo aiuto fra l’area fortemente urbanizzata (Alessandria) e le zone periferiche a più bassa densità abitativa. La forza sta nell’aiuto reciproco e non bisogna dimenticare che anche Alessandria ha bisogno dei piccoli Comuni, non è solo il contrario. Se si rischia di avere un nuovo outlet a due passi dal quartiere Cristo ma fuori dal confine cittadino (non è una battuta, è la verità) si capisce che il rapporto con i Comuni dell’area alessandrina non è solo lo strumento operativo di un approccio etico ma anche, banalmente, una necessità. In questi anni non è andata così. Da pochi giorni è stata spedita una lettera al Comune di Alessandria in cui 11 Comuni soci di Amag sollecitano il collegio dei revisori della società a rispondere ad una serie di domande che si concentrano proprio sulla gestione di Amag, in questi ultimi anni tutta sbilanciata sugli interessi del socio forte. Opzione minima per il futuro: riproponiamo Alessandria come punto di riferimento del territorio perché l’isolamento in cui ci siamo ritirati non serve a nessuno, men che meno agli alessandrini.    Pensiamo veramente che, per esempio, si possa riconquistare centralità nel sistema dei trasporti ferroviari senza un’ intera comunità provinciale concentrata su questo obiettivo?  O che per rilanciare la presenza universitaria sia sufficiente la voce di un Sindaco? 

Ricordo che il piano strategico (Al 2018) ha escluso l’unico approccio plausibile in un lavoro di questo tipo, l’area vasta. E’ stato un errore grave a cui occorrerà porre rimedio sia nel metodo che nell’operatività, con l’obiettivo di studiare e decidere una volta per tutte quale vocazione scegliere.

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