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Uno specchio in frantumi

19 marzo 2012

L’articolo di Ilvo Diamanti su Affari e Finanza fotografa magistralmente la crisi delle forme di rappresentanza sociale e politica della società italiana. Il sistema degli interessi non trova più nessun coagulo istituzionale. Oggi come negli anni ’90 il governo dei tecnici surroga una leadership politico-partitica scomparsa. Con la differenza sostanziale (aggiungiamo noi) che dalle ceneri della Prima Repubblica allora sorgeva  il progetto di un sistema bipolare moderno. Oggi non è reperibile nessun progetto.

l governo dei tecnici dovrebbe restituire spazio e potere alle grandi organizzazioni di rappresentanza economica. Questo, almeno, suggerisce l’esperienza del passato. Vent’anni fa. Quando il governo Ciampi nel 1993 e, successivamente, quelli guidati da Dini e da Prodi garantirono alle organizzazioni sindacali e imprenditoriali un ruolo di primo piano. Erano tempi, per alcuni versi, simili a questi. Segnati da una crisi profonda, dal punto di vista economico, ma anche politico. L’Italia, anche allora, doveva tenere sotto controllo il bilancio e contenere il debito pubblico, per adeguarsi alle regole stabilite per accedere all’Unione monetaria dal trattato di Maastricht nel 1992. Ma doveva, soprattutto, affrontare la rapida decomposizione del sistema politico della Prima Repubblica, provocato dalla caduta del muro di Berlino e, parallelamente, da Tangentopoli. I sindacati confederali e le associazioni imprenditoriali avevano garantito “moderazione salariale” in cambio del controllo dell’inflazione. Ma avevano, soprattutto, fornito al governo la “legittimazione” sociale che i partiti non erano più in grado di offrire.Ottenendo, a loro volta, riconoscimento politico e sociale. È la stagione della “concertazione”, durante la quale sindacati e organizzazioni imprenditoriali divennero soggetti politici influenti e contribuirono a tracciare le principali linee delle politiche economiche e sociali. Oggi il quadro potrebbe apparire, per molti versi, simile ad allora. Il sistema dei partiti è in piena crisi, tanto da affidarsi a una compagine di tecnici “non eletti” per sopravvivere al rischio del default e alle tensioni economiche e finanziarie globali. Mentre il governo è costretto a scelte dolorose sul piano economico e del lavoro, senza poter contare sulla mediazione dei partiti. Il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza, in queste condizioni, dovrebbe risultare strategico, determinante. Come e forse più di vent’anni fa. Non è così. Per alcune ragioni, che rendono questa fase molto diversa dagli anni Novanta.

Continua via: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2012/03/19/copertina/001illinois.html

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