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LASTAMPA.it: Acqua: il problema incomincia ora

14 giugno 2011

La vittoria dei si nei referendum sull’acqua apre vari problemi che ora occorrerà affrontare. Ancora è difficile immaginare esattamente come. In questo articolo pubblicato su La Stampa di oggi, martedì 14 giugno 2011, una breve analisi.

E adesso che cosa cambierà nella gestione dell’acqua? «Ah, saperlo – commenta il sindaco di Asti, Giorgio Galvagno, che è anche il responsabile per i Servizi pubblici locali dell’Anci -. Nei Comuni ci troveremo ad affrontare una situazione di incertezza, con problemi di raccordo fra la legislazione europea e quella nazionale in materia. Una situazione di fronte alla quale bisognerà vedere quale sarà l’intento del legislatore nazionale, ma che nel frattempo impone agli amministratori locali una riflessione sul tema». In sostanza si attendono lumi da una nuova legge, ma nelle more dovranno essere i Comuni stessi a organizzarsi, ovviamente all’interno degli Ato gli ambiti territoriali ottimali, una specie di Asl dei servizi . La legge Ronchi, che è stata abrogata, imponeva la privatizzazione di almeno il 40% delle società di gestione dei servizi idrici, entro l’anno, e questo obbligo – ovviamente – non c’è più. Resta però la normativa comunitaria che consente, invece, di affidare la gestione del servizio sia alle società pubbliche, che a quelle private che alle miste, attraverso un sistema di gare. La possibilità di gestione privata, dunque, non è più vincolante ma resta come possibilità. Ma qui nasce un nuovo problema. Questa possibilità, infatti, è del tutto teorica, perché il secondo referendum ha abolito la possibilità per i privati di avere una «adeguata remunerazione del capitale investito» quel tanto discusso 7% . E quindi quale soggetto imprenditoriale vorrà impegnarsi in un business dal quale non potrà avere un ritorno certo e interessante? A complicare ulteriormente il quadro, poi, c’è il fatto che il referendum ha sì soppresso la norma che consente ai privati di guadagnare, ma non ha abolito il cosiddetto «metodo normalizzato» di definizione delle tariffe che, al suo interno, prevede anche un ritorno economico per gli investimenti. Siamo, quindi, di fronte a un rompicapo.

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